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	<title>Commenti a: Tutte le ordinanze pro-crocifisso dei comuni italiani</title>
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		<title>Di: Murdega</title>
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		<dc:creator>Murdega</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:16:10 +0000</pubDate>
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		<description>Bravo Teologo Cattolico ,passerai alla storia come quello che finalmente
ha  dimostrato l&#039;esistenza di Dio .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo Teologo Cattolico ,passerai alla storia come quello che finalmente<br />
ha  dimostrato l&#8217;esistenza di Dio .</p>
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		<title>Di: STANZACENTOUNO</title>
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		<dc:creator>STANZACENTOUNO</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:15:02 +0000</pubDate>
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		<description>Quello che mi sembra sfugga, ai molti che difendono il crocifisso come simbolo di una &quot;maggioranza&quot; e&#039; che e&#039; vero che in democrazia la tutela della maggioranza e delle sue decisioni è fondamentale, peccato pero&#039; che questo debba essere applicato solo a materie di carettere civile, legislativo, legale e non a scelte religiose. Se domani la maggioranza degli Italiani risultasse essere musulmana, vorrei vedere se gente come montagna46 continuerebbe a difendere il principi del rispetto della volontà della maggioranza. Inoltre non riec o a capire come possa sfuggire a tutti il fatto che l&#039;imposizione di un simbolo religioso vada palesemente CONTRO LA COSTITUZIONE. Credo che questa sia anche la chiave di lettura che a mio parere possa rendere illegittime le ordinanze dei sindaci fascisti che vorrebbero multare chi non la pensa come loro (ALLUCINANTE!!!!).
Non riesco nemmeno a capire perchà la UAAR non si sia ancora impeganta in una azione legale contro tali ordinanze che offendono il Paese.
Mi sembra una grave mancanza...non pensiamo solo agli ATEOBUS per favore, Grazie!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che mi sembra sfugga, ai molti che difendono il crocifisso come simbolo di una &#8220;maggioranza&#8221; e&#8217; che e&#8217; vero che in democrazia la tutela della maggioranza e delle sue decisioni è fondamentale, peccato pero&#8217; che questo debba essere applicato solo a materie di carettere civile, legislativo, legale e non a scelte religiose. Se domani la maggioranza degli Italiani risultasse essere musulmana, vorrei vedere se gente come montagna46 continuerebbe a difendere il principi del rispetto della volontà della maggioranza. Inoltre non riec o a capire come possa sfuggire a tutti il fatto che l&#8217;imposizione di un simbolo religioso vada palesemente CONTRO LA COSTITUZIONE. Credo che questa sia anche la chiave di lettura che a mio parere possa rendere illegittime le ordinanze dei sindaci fascisti che vorrebbero multare chi non la pensa come loro (ALLUCINANTE!!!!).<br />
Non riesco nemmeno a capire perchà la UAAR non si sia ancora impeganta in una azione legale contro tali ordinanze che offendono il Paese.<br />
Mi sembra una grave mancanza&#8230;non pensiamo solo agli ATEOBUS per favore, Grazie!!!</p>
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		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319248</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:42:56 +0000</pubDate>
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		<description>@ teologo cattolico

Non mi risulta che nessuna delle prove filosofiche sull&#039;esistenza di Dio sia riuscita a superare il vaglio critico, se non con inaccettabili rinvii a misteri.
Io ci faccio la collezione delle prove filosofiche....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ teologo cattolico</p>
<p>Non mi risulta che nessuna delle prove filosofiche sull&#8217;esistenza di Dio sia riuscita a superare il vaglio critico, se non con inaccettabili rinvii a misteri.<br />
Io ci faccio la collezione delle prove filosofiche&#8230;.</p>
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		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319247</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:38:26 +0000</pubDate>
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		<description>@ teologo cattolico

questa e poi basta...
Mi spieghi quale sarebbero gli assiomi scientifici da buttar giù con difficoltà - l&#039;asimmetria - (tenuto conto dello scibile a disposizione e della sua fecondità) rispetto ai dogmi della tua  religione (tutti inverificati, inverificabili,infalsificabili e in palese contrasto con quelli scientifici)?
Ora, da una parte abbiamo una serie di fatti assodati, per esempio in biologia, che ci dicono che le vergini non partoriscono o i morti non resuscitano. O in fisica, che ci spiega che non si cammina sull&#039;acqua. O in chimica, che ci assicura che l&#039;acqua non diventa vino. Arrivi tu, affermi il contrario e ti lamenti se vengono chieste le prove? Ti lamenti dell&#039;asimmetria?
Sarò fermo all&#039;illuminismo (che peraltro, come mi sembra abbia scherzosamente osservato Odifreddi, è comunque di qualche secolo più giovane rispetto al periodo a cui ti rifai tu...), ma io te le chiedo.
Mi spieghi in cosa consisterebbe l&#039;asimmetria che non ti va giù? Se non un comodo criterio per tenerti capra e cavoli? Mi spieghi cosa vuoi sostituire al criterio della falsificabilità (che sostanzialmente vuol riuscire a distinguere, con tutte le precisazioni e la fatica del caso, il vero dal falso)? 
Preciso che non sono un relativista, in questo il tuo capo sarà contento, anche se i risultati non sono quelli che auspicherebbe, visto il diverso concetto di verità e della sua ricerca.
Togli alla tua religione la sovrastruttura metafisica e cosa rimane? L&#039;etica? Fondata sulla prima? Non accetto la prima e quindi la seconda è condivisibile solo e per quanto si sovrappone con etiche alternative, non basate sul comando.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ teologo cattolico</p>
<p>questa e poi basta&#8230;<br />
Mi spieghi quale sarebbero gli assiomi scientifici da buttar giù con difficoltà &#8211; l&#8217;asimmetria &#8211; (tenuto conto dello scibile a disposizione e della sua fecondità) rispetto ai dogmi della tua  religione (tutti inverificati, inverificabili,infalsificabili e in palese contrasto con quelli scientifici)?<br />
Ora, da una parte abbiamo una serie di fatti assodati, per esempio in biologia, che ci dicono che le vergini non partoriscono o i morti non resuscitano. O in fisica, che ci spiega che non si cammina sull&#8217;acqua. O in chimica, che ci assicura che l&#8217;acqua non diventa vino. Arrivi tu, affermi il contrario e ti lamenti se vengono chieste le prove? Ti lamenti dell&#8217;asimmetria?<br />
Sarò fermo all&#8217;illuminismo (che peraltro, come mi sembra abbia scherzosamente osservato Odifreddi, è comunque di qualche secolo più giovane rispetto al periodo a cui ti rifai tu&#8230;), ma io te le chiedo.<br />
Mi spieghi in cosa consisterebbe l&#8217;asimmetria che non ti va giù? Se non un comodo criterio per tenerti capra e cavoli? Mi spieghi cosa vuoi sostituire al criterio della falsificabilità (che sostanzialmente vuol riuscire a distinguere, con tutte le precisazioni e la fatica del caso, il vero dal falso)?<br />
Preciso che non sono un relativista, in questo il tuo capo sarà contento, anche se i risultati non sono quelli che auspicherebbe, visto il diverso concetto di verità e della sua ricerca.<br />
Togli alla tua religione la sovrastruttura metafisica e cosa rimane? L&#8217;etica? Fondata sulla prima? Non accetto la prima e quindi la seconda è condivisibile solo e per quanto si sovrappone con etiche alternative, non basate sul comando.</p>
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		<title>Di: teologo cattolico</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319238</link>
		<dc:creator>teologo cattolico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:15:12 +0000</pubDate>
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		<description>scusa@ stefano, mi hai fatto la domanda dell”x” che dovrebbe confutare la scientificità della dimostrazione di Dio (non si tratta di un discorso di fede, ma di filosofia vedi bene),  ipotizzando che sia scientifica la teoria falsificabile ( direbbe il nostro amico @popper… che saluto).

 Ecco, intanto mi sembra un po’ confusa la stessa domanda. Io non accetto la teoria di falisficabilità, come matrice della scienza, come tanti epistemologi contemporanei. Inoltre la filosofia (la fede è altro), ha una sua forma speculativa, molto simile alla matematica( ma senza premesse). Un x sarebbe nel caso della dimostrazione una contraddizione, non certo un fatto empirico ( come per la matematica ovviamente . Non si dimostra un teorema perché si fa un esperimento, né lo si confuta con esperimento). Se dovessi essere rigoroso direi che non ha senso questa x, o comunque ti chiederei maggiori dettagli sulla consistenza di questa x. Una confutazione filosofica si dà per contraddizione logica, dunque se sovrascrivessi a falsificazione il termine contraddizione, direi che quella x in filosofia è una qualunque contraddicine. Invece in teologia, che ha un andamento scientifico ( in senso analogico), ossia parte dalla premessa del dato di fede ( la rex), e deduce condizioni di possibilità ed effetti, allora la x sarebbe ogni affermazione che contraddica le premesse della resurrezione (tutti i dogmi devono essere ricondotti alla resurrezione e ogni eresia è anatematizzata in quanto contraddice in ultima analisi la resurrezione). Non so se ti ho risposto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusa@ stefano, mi hai fatto la domanda dell”x” che dovrebbe confutare la scientificità della dimostrazione di Dio (non si tratta di un discorso di fede, ma di filosofia vedi bene),  ipotizzando che sia scientifica la teoria falsificabile ( direbbe il nostro amico @popper… che saluto).</p>
<p> Ecco, intanto mi sembra un po’ confusa la stessa domanda. Io non accetto la teoria di falisficabilità, come matrice della scienza, come tanti epistemologi contemporanei. Inoltre la filosofia (la fede è altro), ha una sua forma speculativa, molto simile alla matematica( ma senza premesse). Un x sarebbe nel caso della dimostrazione una contraddizione, non certo un fatto empirico ( come per la matematica ovviamente . Non si dimostra un teorema perché si fa un esperimento, né lo si confuta con esperimento). Se dovessi essere rigoroso direi che non ha senso questa x, o comunque ti chiederei maggiori dettagli sulla consistenza di questa x. Una confutazione filosofica si dà per contraddizione logica, dunque se sovrascrivessi a falsificazione il termine contraddizione, direi che quella x in filosofia è una qualunque contraddicine. Invece in teologia, che ha un andamento scientifico ( in senso analogico), ossia parte dalla premessa del dato di fede ( la rex), e deduce condizioni di possibilità ed effetti, allora la x sarebbe ogni affermazione che contraddica le premesse della resurrezione (tutti i dogmi devono essere ricondotti alla resurrezione e ogni eresia è anatematizzata in quanto contraddice in ultima analisi la resurrezione). Non so se ti ho risposto.</p>
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	<item>
		<title>Di: teologo cattolico</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319234</link>
		<dc:creator>teologo cattolico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:56:26 +0000</pubDate>
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		<description>Solo perché ho l’impressione che non si sia colto il fine e specialmente i limiti di quello che ho detto noiosamente mi ripeto (anche perché il post chiude fra qualche ora).

Approfittando di alcune dichiarazioni di @popper mi sono intromesso nella discussione per sostenere un argomento di ben modesto profilo, volevo avanzare l’ipotesi che se forse egli riusciva a distinguere una applicazione e appropriazione laica, non confessionale, del buddismo, che non comportasse una adesione di fede, forse,con lo stesso criterio si poteva operare una medesima distinzione nella religione cattolica, e individuare una sezione laica, specificamente i contenuti (non prassi o tecniche) che poteva essere offerta all’insegnamento.

Per debolezza mi sono lasciato poi tentare dal riproporre il classico rimprovero alla posizione atea, quello di irrigidirsi dietro una non giustificata , quasi schizofrenica, “asimmetria” (riprendendo terminologia di @stefano, non me ne voglia, ma è utile a quello che espongo) tra quanto pretende al credente e al credere (pretesa alta, asintoticamente insoddisfacibile, per la quale apputo si costituisce non credente), e quanto invece concede. 
Pretende dimostrazione molto forti per la legittimazione del credere in Dio, che non sempre “coerentemente” richiede per altre certezze (appunto, come dice @Stefano richiede differenti livelli di certezza o tollera differente livelli non certezza/arbitrarietà); e per converso non concede per la giustificazione della posizione credente quelle regole anche implicite di verità che invece usa per validare l’immagine del proprio mondo.

Per la filosofia moderna, in quanto sotto il concetto Dio si raccoglieva la possibilità e l’istanza del fondamento del reale e del conoscere ( Cartesio), in forza del quale anche ogni altra certezza (morale, scientifica, ecc) si poteva garantire, era giocoforza  che se ne richiedesse una dimostrazione forte, da questa dipendeva la solidità di tutto l’ordine del mondo. Che non si riesca a corrispondere a questa esigenza, che non si riesca eventualmente a dimostrare Dio, comportava che anche ogni altra certezza restasse sospesa, non vera. Per la posizione atea , pur facendo valere le stesse richieste e impostazioni di una filosofia di 200 anni fa, sembra invece valere il contrario, sembra più forte la giustificazione del finito che non di Dio. (non mi metto certo a problematizzare l’ipotesi che la fede sia dimostrare Dio con l’opposta ipotesi che ciò che autodichiarano i fedeli per fede sia altro cosa, altro dal provare Dio…  Budda, S.Paolo, S. Pietro, ecc..erano dei credenti che con ogni probabilità non si sono mai posti il problema di fondare la fede su qualcosa come la prova ontologica. Si confonde la fede con la concezione della fede, ossia con la riflessione su cosa è la fede:teologia dialettica, Barth, Jungel, e Balthasar).

Aggioranandosi un po’ ad una visione meno metafisicamente forte della verità (con i giusti filtri critici naturalmente), si potrebbe ridurre quella “assimetria”: mi sembra che si inscriva un po’ nel dna della tolleranza laica o e della razionalità - che non dovrebbe congelarsi  alla sua configurazione illuministica, ma svolgersi storicisticamente e registrarsi sulle acquisizioni contemporanee della filosofia-  simpatizzare con una immagine del mondo meno spigolosa, con differenze meno marcate, molto più fluida e omogenea direi, in cui  si potrebbe addirittura sottoscrivere l’idea di un accesso “fiduciale”  , ermeneutico (a partire da “premesse”, magari non del tutto arbitrarie), dialogico alla verità, infine riducendo le distanze talvolta schizofreniche anche tra forme del pensiero credente e non credente, rendendole meno impermeabili e opache l’una all’altra, dimostrandole sostenute analogicamente (=distinti in “livelli” analogici) da un’unica originaria apertura fiduciale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo perché ho l’impressione che non si sia colto il fine e specialmente i limiti di quello che ho detto noiosamente mi ripeto (anche perché il post chiude fra qualche ora).</p>
<p>Approfittando di alcune dichiarazioni di @popper mi sono intromesso nella discussione per sostenere un argomento di ben modesto profilo, volevo avanzare l’ipotesi che se forse egli riusciva a distinguere una applicazione e appropriazione laica, non confessionale, del buddismo, che non comportasse una adesione di fede, forse,con lo stesso criterio si poteva operare una medesima distinzione nella religione cattolica, e individuare una sezione laica, specificamente i contenuti (non prassi o tecniche) che poteva essere offerta all’insegnamento.</p>
<p>Per debolezza mi sono lasciato poi tentare dal riproporre il classico rimprovero alla posizione atea, quello di irrigidirsi dietro una non giustificata , quasi schizofrenica, “asimmetria” (riprendendo terminologia di @stefano, non me ne voglia, ma è utile a quello che espongo) tra quanto pretende al credente e al credere (pretesa alta, asintoticamente insoddisfacibile, per la quale apputo si costituisce non credente), e quanto invece concede.<br />
Pretende dimostrazione molto forti per la legittimazione del credere in Dio, che non sempre “coerentemente” richiede per altre certezze (appunto, come dice @Stefano richiede differenti livelli di certezza o tollera differente livelli non certezza/arbitrarietà); e per converso non concede per la giustificazione della posizione credente quelle regole anche implicite di verità che invece usa per validare l’immagine del proprio mondo.</p>
<p>Per la filosofia moderna, in quanto sotto il concetto Dio si raccoglieva la possibilità e l’istanza del fondamento del reale e del conoscere ( Cartesio), in forza del quale anche ogni altra certezza (morale, scientifica, ecc) si poteva garantire, era giocoforza  che se ne richiedesse una dimostrazione forte, da questa dipendeva la solidità di tutto l’ordine del mondo. Che non si riesca a corrispondere a questa esigenza, che non si riesca eventualmente a dimostrare Dio, comportava che anche ogni altra certezza restasse sospesa, non vera. Per la posizione atea , pur facendo valere le stesse richieste e impostazioni di una filosofia di 200 anni fa, sembra invece valere il contrario, sembra più forte la giustificazione del finito che non di Dio. (non mi metto certo a problematizzare l’ipotesi che la fede sia dimostrare Dio con l’opposta ipotesi che ciò che autodichiarano i fedeli per fede sia altro cosa, altro dal provare Dio…  Budda, S.Paolo, S. Pietro, ecc..erano dei credenti che con ogni probabilità non si sono mai posti il problema di fondare la fede su qualcosa come la prova ontologica. Si confonde la fede con la concezione della fede, ossia con la riflessione su cosa è la fede:teologia dialettica, Barth, Jungel, e Balthasar).</p>
<p>Aggioranandosi un po’ ad una visione meno metafisicamente forte della verità (con i giusti filtri critici naturalmente), si potrebbe ridurre quella “assimetria”: mi sembra che si inscriva un po’ nel dna della tolleranza laica o e della razionalità &#8211; che non dovrebbe congelarsi  alla sua configurazione illuministica, ma svolgersi storicisticamente e registrarsi sulle acquisizioni contemporanee della filosofia-  simpatizzare con una immagine del mondo meno spigolosa, con differenze meno marcate, molto più fluida e omogenea direi, in cui  si potrebbe addirittura sottoscrivere l’idea di un accesso “fiduciale”  , ermeneutico (a partire da “premesse”, magari non del tutto arbitrarie), dialogico alla verità, infine riducendo le distanze talvolta schizofreniche anche tra forme del pensiero credente e non credente, rendendole meno impermeabili e opache l’una all’altra, dimostrandole sostenute analogicamente (=distinti in “livelli” analogici) da un’unica originaria apertura fiduciale.</p>
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	<item>
		<title>Di: teologo cattolico</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319233</link>
		<dc:creator>teologo cattolico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:55:35 +0000</pubDate>
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		<description>@ stefano.

Non arrabbiarti, non voglio ciurlare… e non voglio dimostrare niente, o avvalorare una teoria di verità maggiore della altre (nell’ ultimo intervento parli di falsificabilità, che è una teoria epistemologica tra altre, anche un po’ sorpassata e non accettata come valida per ogni ambito di conoscere, in quello di prima parlavi di coerenza e assiomaticità…), ma solo invitare ad un lavoro di ri-flessione e riapplicazione di qualunque concetto di verità uno possieda a tutti gli oggetti e ambiti conoscitivi, garantendo una omogeneità analogica tra le conoscenze.

Un esempio: hai sostenuto sopra un particolare criterio di verità - ammesso che abbia capito- quello per cui  il conoscere scientifico presenta livelli differenti di assiomaticità e arbitrarietà ( sarebbe da investigare la sensatezza del concetto di arbitrarietà, alcuni potrebbe obiettare che una cosa è arbitriaria o meno, non a gradi, a livelli… ma altro discorso). Non questiono questa tua definizione. Ma se la assumo posso porre questa questione:  come mai per quanto riguarda Dio si pretende invece una dimostrazione apodittica, fuori scala rispetto a tutte le altre conoscenze di cui accetti che partano da premesse arbitrarie?  per quanto riguarda il conoscere di Dio si accetterebbe un grado di arbitrarietà, eventualmente quale?  In positivo quale premessa arbitraria sarebbe accettabile per un discorso teologico? Esistenza di Dio, realtà della resurrezione?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ stefano.</p>
<p>Non arrabbiarti, non voglio ciurlare… e non voglio dimostrare niente, o avvalorare una teoria di verità maggiore della altre (nell’ ultimo intervento parli di falsificabilità, che è una teoria epistemologica tra altre, anche un po’ sorpassata e non accettata come valida per ogni ambito di conoscere, in quello di prima parlavi di coerenza e assiomaticità…), ma solo invitare ad un lavoro di ri-flessione e riapplicazione di qualunque concetto di verità uno possieda a tutti gli oggetti e ambiti conoscitivi, garantendo una omogeneità analogica tra le conoscenze.</p>
<p>Un esempio: hai sostenuto sopra un particolare criterio di verità &#8211; ammesso che abbia capito- quello per cui  il conoscere scientifico presenta livelli differenti di assiomaticità e arbitrarietà ( sarebbe da investigare la sensatezza del concetto di arbitrarietà, alcuni potrebbe obiettare che una cosa è arbitriaria o meno, non a gradi, a livelli… ma altro discorso). Non questiono questa tua definizione. Ma se la assumo posso porre questa questione:  come mai per quanto riguarda Dio si pretende invece una dimostrazione apodittica, fuori scala rispetto a tutte le altre conoscenze di cui accetti che partano da premesse arbitrarie?  per quanto riguarda il conoscere di Dio si accetterebbe un grado di arbitrarietà, eventualmente quale?  In positivo quale premessa arbitraria sarebbe accettabile per un discorso teologico? Esistenza di Dio, realtà della resurrezione?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319232</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:51:20 +0000</pubDate>
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		<description>Iniziativa molto utile.
Per noi sarebbe utile anche sapere accanto al Comune, anche il partito o coalizione che in quel Comune governano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziativa molto utile.<br />
Per noi sarebbe utile anche sapere accanto al Comune, anche il partito o coalizione che in quel Comune governano.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giovanni Bosticco</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319202</link>
		<dc:creator>Giovanni Bosticco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:29:23 +0000</pubDate>
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		<description>“il crocefisso rappresenta il simbolo della coesione nazionale”
Se c&#039;è qualcosa che ha sempre lavorato per fare l&#039;Italia in due,
dal 1200 al 1900, è stato proprio lo Stato Vaticano, ostacolando
l&#039;afflusso al Sud dei fermenti progressisti europei.
Non solo, ma se qualcuno s&#039;avvicinava a unificare l&#039;Italia cancellando
quindi il suo potere temporale, il papa contattava qualcuno oltr&#039;alpe
per mandarlo a prendersi il Meridione, che, circondato dai mari, non
creava problemi con altri confinanti. Vedasi quella di chiamare gli
Angiò contro gli Svevi di Manfredi. E pensiamo poi alle scomuniche
cadute in testa a tutti i risorgimantali. Ha accettato l&#039;unità d&#039;Italia
quando, nel 1929, è stata data in mano a lui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“il crocefisso rappresenta il simbolo della coesione nazionale”<br />
Se c&#8217;è qualcosa che ha sempre lavorato per fare l&#8217;Italia in due,<br />
dal 1200 al 1900, è stato proprio lo Stato Vaticano, ostacolando<br />
l&#8217;afflusso al Sud dei fermenti progressisti europei.<br />
Non solo, ma se qualcuno s&#8217;avvicinava a unificare l&#8217;Italia cancellando<br />
quindi il suo potere temporale, il papa contattava qualcuno oltr&#8217;alpe<br />
per mandarlo a prendersi il Meridione, che, circondato dai mari, non<br />
creava problemi con altri confinanti. Vedasi quella di chiamare gli<br />
Angiò contro gli Svevi di Manfredi. E pensiamo poi alle scomuniche<br />
cadute in testa a tutti i risorgimantali. Ha accettato l&#8217;unità d&#8217;Italia<br />
quando, nel 1929, è stata data in mano a lui.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mm</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319200</link>
		<dc:creator>mm</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:26:36 +0000</pubDate>
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		<description>I sindaci che si sentono svincolati dalla Corte Europea vadano in Africa o in Vaticano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I sindaci che si sentono svincolati dalla Corte Europea vadano in Africa o in Vaticano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319167</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:17:44 +0000</pubDate>
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		<description>@ teologo cattolico

Senti, non ciurlare nel manico: 
a) O dichiari che la tua teoria (religiosa) è vera per definizione o devi ammettere che possa essere falsa;
b) Nel secondo caso elencami i criteri che la falsificherebbero (se si dà x quel che dico è falso).

Il  resto è forfora

In realtà non esiste x che falsifichi la tua teoria. Al massimo x viene riletto nei termini della teoria o ne crea una variante. Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che ogni fondatore di religione era scontento delle altre...

E&#039; ovvio che per prova non si intende (solo) un esperimento di laboratorio...

Zeus non è più di moda ma potenzialmente è ancora lì...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ teologo cattolico</p>
<p>Senti, non ciurlare nel manico:<br />
a) O dichiari che la tua teoria (religiosa) è vera per definizione o devi ammettere che possa essere falsa;<br />
b) Nel secondo caso elencami i criteri che la falsificherebbero (se si dà x quel che dico è falso).</p>
<p>Il  resto è forfora</p>
<p>In realtà non esiste x che falsifichi la tua teoria. Al massimo x viene riletto nei termini della teoria o ne crea una variante. Qualcuno, non ricordo chi, ha detto che ogni fondatore di religione era scontento delle altre&#8230;</p>
<p>E&#8217; ovvio che per prova non si intende (solo) un esperimento di laboratorio&#8230;</p>
<p>Zeus non è più di moda ma potenzialmente è ancora lì&#8230;</p>
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		<title>Di: teologo cattolico</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319099</link>
		<dc:creator>teologo cattolico</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 00:20:43 +0000</pubDate>
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		<description>@ stefano
In effetti non conosco la tua teoria dei livelli di arbitrarietà degli assiomi. 

Ora di modelli e figure di verità se ne sono dati nel corso della storia della filosofia, solo per classificazione si possono pensare al modello coscienziale (nel quale si possono far stare l’adeguatio classica, l’evidenza, i modelli positivistici, addirittura quello kantiano per Hegel è ua verità coscienziale) al modello dialettico, a quello certo della coerenza cui @stefano accenna (se ho ben capito, altrimenti pazienza), a quello ermeneutico (con vari sottodistinzioni), a quelli scientifici ( verifcabvililtà, falsiicabilità, ecc, senza fare poi riferimento alla analogicità della scienza, per cui il modello di verità poi deve essere specificato in un metodo proprio per ogni disciplina). È tale la complessità che le classificazioni lasciano il tempo che trovano: in effetti si deve ammettere che ogni scuola di pensiero, se non addirittura ogni singolo autore di filosofia, nella sua gnoseologia ne avanza delle variazioni personali.  Lungi da me fare analisi e valutazioni della idea di verità e di queste proposte, tanto meno appunto quella di @stefano, anche perché non ne ho le competenze. 
Volando molto molto più basso, quanto invece mi permetto di sollecitare è verificare se i criteri e regole con cui ciascuno a sui modo dichiara reale, consistente, vero, vitale, rilevante, coerente, non problematico e non contraddittorio, accoglibile e organizzabile in un tutto, verificabile  o falsificabile, , ecc..,  alcuni contenuti, si possono applicare anche analogicamente ad altri, come nel caso di quelli religiosi, magari cristiani; e per converso verificare se e perché gli stessi rigidi criteri con cui si smontano e dichiarano inaccettabili le varie prove di Dio e dei dogmi cristiani, non siano eventualmente parimenti esigiti per formarsi altre certezze.

Se infine,questo mi sembra abbastanza interessante - e lo dico con un tono un po’ polemico, lo ammetto-  si facesse lo sforzo di adeguarsi all’ethos filosofico post-moderno  , che sostiene che non esiste una verità “forte” e dunque non ha senso pretendere una garanzia assolutezza per alcuna formula e proposta, non solo filosofica, teologica, ma nemmeno scientifica (senza restare vecchiamente ancorati ai parametri settecenteschi di prova, che mi sembrano invece essere ancora un po’ resistenti nella matrice illuminista di alcune tesi ateistiche); se si riconoscesse che qualunque certezza resta strutturalmente sospesa, termine di un pensiero strutturalmente fiduciale (anche se non necessariamente scettico), allora forse si smusserebbero anche tante antipatiche distanze tra credenti e non credenti, fondati su criteri di ragione che la filosofia stessa ha abbandonato da tempo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ stefano<br />
In effetti non conosco la tua teoria dei livelli di arbitrarietà degli assiomi. </p>
<p>Ora di modelli e figure di verità se ne sono dati nel corso della storia della filosofia, solo per classificazione si possono pensare al modello coscienziale (nel quale si possono far stare l’adeguatio classica, l’evidenza, i modelli positivistici, addirittura quello kantiano per Hegel è ua verità coscienziale) al modello dialettico, a quello certo della coerenza cui @stefano accenna (se ho ben capito, altrimenti pazienza), a quello ermeneutico (con vari sottodistinzioni), a quelli scientifici ( verifcabvililtà, falsiicabilità, ecc, senza fare poi riferimento alla analogicità della scienza, per cui il modello di verità poi deve essere specificato in un metodo proprio per ogni disciplina). È tale la complessità che le classificazioni lasciano il tempo che trovano: in effetti si deve ammettere che ogni scuola di pensiero, se non addirittura ogni singolo autore di filosofia, nella sua gnoseologia ne avanza delle variazioni personali.  Lungi da me fare analisi e valutazioni della idea di verità e di queste proposte, tanto meno appunto quella di @stefano, anche perché non ne ho le competenze.<br />
Volando molto molto più basso, quanto invece mi permetto di sollecitare è verificare se i criteri e regole con cui ciascuno a sui modo dichiara reale, consistente, vero, vitale, rilevante, coerente, non problematico e non contraddittorio, accoglibile e organizzabile in un tutto, verificabile  o falsificabile, , ecc..,  alcuni contenuti, si possono applicare anche analogicamente ad altri, come nel caso di quelli religiosi, magari cristiani; e per converso verificare se e perché gli stessi rigidi criteri con cui si smontano e dichiarano inaccettabili le varie prove di Dio e dei dogmi cristiani, non siano eventualmente parimenti esigiti per formarsi altre certezze.</p>
<p>Se infine,questo mi sembra abbastanza interessante &#8211; e lo dico con un tono un po’ polemico, lo ammetto-  si facesse lo sforzo di adeguarsi all’ethos filosofico post-moderno  , che sostiene che non esiste una verità “forte” e dunque non ha senso pretendere una garanzia assolutezza per alcuna formula e proposta, non solo filosofica, teologica, ma nemmeno scientifica (senza restare vecchiamente ancorati ai parametri settecenteschi di prova, che mi sembrano invece essere ancora un po’ resistenti nella matrice illuminista di alcune tesi ateistiche); se si riconoscesse che qualunque certezza resta strutturalmente sospesa, termine di un pensiero strutturalmente fiduciale (anche se non necessariamente scettico), allora forse si smusserebbero anche tante antipatiche distanze tra credenti e non credenti, fondati su criteri di ragione che la filosofia stessa ha abbandonato da tempo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Claudio Diagora</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319086</link>
		<dc:creator>Claudio Diagora</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 23:28:27 +0000</pubDate>
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		<description>Allibito46  non te la prendere con i troll, renditi conto che  &quot;loro&quot;  hanno delle radici: esattamente come le rape...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allibito46  non te la prendere con i troll, renditi conto che  &#8220;loro&#8221;  hanno delle radici: esattamente come le rape&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Allibito46</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319063</link>
		<dc:creator>Allibito46</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 21:36:11 +0000</pubDate>
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		<description>@ Montagna46 - 18/11/2009:

&quot;La maggioranza va tutelata&quot;........
Certo che se ne sentono di idiozie a questo mondo! Questa è ancora migliore di: &quot;il crocefisso rappresenta il simbolo della coesione nazionale&quot;. Ma possibile che non si rendano conto di quello che dicono? Possibile che si sentano legittimati a spararle così grosse, e soprattutto impunemente sotto ogni aspetto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Montagna46 &#8211; 18/11/2009:</p>
<p>&#8220;La maggioranza va tutelata&#8221;&#8230;&#8230;..<br />
Certo che se ne sentono di idiozie a questo mondo! Questa è ancora migliore di: &#8220;il crocefisso rappresenta il simbolo della coesione nazionale&#8221;. Ma possibile che non si rendano conto di quello che dicono? Possibile che si sentano legittimati a spararle così grosse, e soprattutto impunemente sotto ogni aspetto?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cesare b</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2009/11/18/tutte-ordinanze-pro-crocifisso-dei-comuni-italiani/#comment-319054</link>
		<dc:creator>Cesare b</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 20:44:46 +0000</pubDate>
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		<description>@paniscus. L&#039;arredamento delle scuole elementari e medie e&#039; di competenza dell&#039;Amministrazione Comunale, e se questa ritiene che le aule debbano essere corredate in un modo o in un altro, bisognerebbe, per rimuoverlo, che l&#039;autorita&#039; scolastica dichiarasse un determinato arredo pericoloso, o antiigienico, o didatticamente dannoso, o troppo ingombrante.  Comunque la rimozione non puo&#039; essere compiuta arbitrariamente, altrimenti ha ragione il Sindaco a multare chi altera arbitrariamente l&#039;arredo esistente.
Cio&#039; vale anche al contrario.
 Se un&#039;amministrazione locale da cui dipende l&#039;arredamento delle scuole (le superiori sono, per questo aspetto di competenza della provincia) e&#039; contraria ai Crocifissi, potra&#039; evitare di fornirne di nuovi, e non impicciarsi se in concreto vengono rimossi (purche&#039; non siano buttati via, ma debitamente conservati), ma non potra&#039; certo imporre la rimozione, ne&#039; impedire che si integri l&#039;arredamento da essa fornito con fondi della scuola, o di privati.
Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@paniscus. L&#8217;arredamento delle scuole elementari e medie e&#8217; di competenza dell&#8217;Amministrazione Comunale, e se questa ritiene che le aule debbano essere corredate in un modo o in un altro, bisognerebbe, per rimuoverlo, che l&#8217;autorita&#8217; scolastica dichiarasse un determinato arredo pericoloso, o antiigienico, o didatticamente dannoso, o troppo ingombrante.  Comunque la rimozione non puo&#8217; essere compiuta arbitrariamente, altrimenti ha ragione il Sindaco a multare chi altera arbitrariamente l&#8217;arredo esistente.<br />
Cio&#8217; vale anche al contrario.<br />
 Se un&#8217;amministrazione locale da cui dipende l&#8217;arredamento delle scuole (le superiori sono, per questo aspetto di competenza della provincia) e&#8217; contraria ai Crocifissi, potra&#8217; evitare di fornirne di nuovi, e non impicciarsi se in concreto vengono rimossi (purche&#8217; non siano buttati via, ma debitamente conservati), ma non potra&#8217; certo imporre la rimozione, ne&#8217; impedire che si integri l&#8217;arredamento da essa fornito con fondi della scuola, o di privati.<br />
Saluti.</p>
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