Crocifissi, il clima è ancora caldissimo

Continuano senza apparente soluzione di continuità le polemiche sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, innescate dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha fatto seguito a un ricorso presentato da una socia UAAR con il sostegno dell’associazione. Un editoriale attribuibile al direttore è stato pubblicato su Famiglia Cristiana: nel testo si lamenta la scarsa conoscenza della storia da parte dei membri della Corte, sostenendo che “le radici cristiane sono così profonde che reciderle rende incomprensibile il patrimonio di cultura, storia, arte e valori del nostro Paese”. Il crocifisso, secondo il settimanale paolino, sarebbe “parte integrante della nostra identità di popolo. Parla al cuore dei credenti, ma allarga le braccia sulle sofferenze di ogni uomo e donna”: “senza i simboli più cari”, si ricorda, “ci si allontana dalla volontà popolare”, e la memoria sarebbe dunque “condannata all’”alzheimer civile”".
Sempre Famiglia Cristiana ha ospitato la lettera di una non credente, che ha ricordato che i cattolici “non sono i detentori assoluti del codice morale”. Le è stato risposto che le posizioni politiche degli esponenti cattolici non sono dettate dalla loro religione: “invece, il fare leggi giuste in nome della dignità della persona e dei suoi diritti è compito di ogni cittadino, credente o non credente”, e “teorizzare l’impossibilità di una morale oggettiva condivisibile, perché tutto è relativo, riduce la società a un insieme di individui o gruppi di individui” e “rende impossibile la società”.
Anche il papa parrebbe aver fatto oggi un accenno alla discussione del crocifisso, nel corso dell’udienza generale, invitando a pregare “perché tutti coloro che hanno a cuore un autentico umanesimo e il futuro dell’Europa sappiano riscoprire, apprezzare e difendere il ricco patrimonio culturale e religioso di questi secoli”. Secondo la diocesi di Padova, nel cui territorio ha avuto inizio l’iniziativa giuridica, il crocifisso “nei secoli è divenuto anche un simbolo umano, culturale, oltre che religioso”, e pertanto “riferimento etico e culturale per quanti – laicamente – in questo simbolo ritrovano quei valori universali che il Cristo crocifisso incarna, a favore di tutti e mai contro qualcuno”.
Prosegue anche la bagarre politica. A Trento, riporta La Voce del NordEst, il consigliere leghista Alessandro Savoi ha appeso di propria iniziativa un crocifisso in aula: si è dovuto sospendere la seduta per consentire la sua rimozione, ai sensi del regolamento vigente e per “evitare strumentalizzazioni”. A Taranto il consiglio comunalesi si riunirà venerdì per discutere un ordine del giorno anti-Strasburgo: secondo il proponente, il consigliere del Partito Democratico Raffaele Brunetti, la sentenza “non è altro che un’interpretazione contro la libertà religiosa aperta a tutti gli uomini”, perché il crocifisso “è dovunque simbolo di pace e amore tra gli uomini, e come tale parte integrante della cultura occidentale aperta a tutti gli uomini di razza e culture diverse”. A Genova un’analoga proposta da parte del centrodestra è stata invece bocciata prima ancora di essere posta in discussione.
Per allegerire la pesantezza della situazione si può ricorrere alla striscia di Stefano Disegni pubblicata sul Fatto Quotidiano che peraltro ricorda anche la campagna oneri avviata dall’UAAR: oppure, per chi è iscritto a Facebook, dare un’occhiata al gruppo La pizza margherita in aula è un simbolo della nostra tradizione, che ha già raggiunto quasi 9.000 membri (”Stando alla Gelmini il crocefisso dovrebbe rimanere in aula in quanto sarebbe ” un simbolo della nostra tradizione”. Vero!!! Giustissimo!!! Ma allora ci voglio pure qualcos’altro: 1 – La pizza; 2 – Foto ritratto di Moana Pozzi; 3 – Il busto del re (uno a caso)… “).

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 11 novembre 2009 alle 17:43 e classificato in Generale, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.