Il ‘no’ europeo al crocifisso: reazioni in Italia

Gianni Alemanno (PDL, sindaco di Roma): “Sono veramente esterrefatto da questa sentenza assolutamente folle”.
Nicola Atalmi (Comunisti Italiani): “La Corte europea di Strasburgo ha finalmente riportato l’Italia in Europa. E’ giusto che in luoghi pubblici come la scuola non ci sia l’ostentazione di simboli religiosi come il crocefisso che, pur rappresentando una parte fondamentale della cultura del nostro Paese, può essere inopportuno in un luogo di insegnamento frequentato anche da bambini e ragazzi di altre culture e religioni”.
Piero Bernocchi (Cobas): “Il crocefisso in aula viola la libertà dei genitori e quella di religione”.
Pierluigi Bersani (PD): “Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno”.
Rocco Buttiglione (UDC): “Decisione aberrante”.
Roberto Calderoli (Lega Nord): “La Corte europea ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori. In ogni caso i crocifissi da noi resteranno sulle pareti delle nostre scuole”.
Pierferdinando Casini (UDC): ”La scelta della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di bocciare la presenza del crocifisso nelle scuole è la prima conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione Europea”.
Conferenza Episcopale Italiana: “La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità. Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica. Non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come parte del patrimonio storico del popolo italiano. Non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche”.
Paolo Ferrero (Prc): “La sentenza ci segnala giustamente come uno stato laico debba rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna”.
Gianfranco Fini (presidente della Camera, PDL): “Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”.
Franco Frattini (ministro degli esteri, PDL): “La decisione della Corte di Strasburgo ha dato un colpo mortale all’Europa dei valori e dei diritti”.
Maurizio Gasparri (PDL): “Abbiamo sufficienti elementi per sentirci indignati da una decisione che offende la tradizione, la storia e l’identità italiane”.
Mariastella Gelmini (ministro dell’istruzione, PDL): “La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione”.
Silvana Mura (IDV): “L’offesa nei confronti di studenti di religioni diverse da quella cattolica non è rappresentata tanto da un crocifisso appeso al muro, ma piuttosto da programmi che non si pongano il problema di conciliare le caratteristiche fondamentali che l’insegnamento di stato deve avere con la nuova realtà multiculturale e multietnica”.
L’Osservatore Romano: “tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani la sentenza colpisce quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del continente europeo”.
Francesco Poirè (radicali): “La notizia della sentenza della Corte Europea conferma quanto abbiamo sempre sostenuto: le Istituzioni pubbliche devono essere laiche, unica garanzia del rispetto dei diritti di tutti i cittadini”.
Massimo Polledri (Lega Nord): “La sentenza è sintomo di una dittatura del relativismo, è un attentato alla libertà religiosa e si scontra con quella che è la legislazione vigente nel nostro paese, bsognerà discuterne al più presto anche in sede parlamentare”.
Ermete Realacci (PD): “Nel nostro paese non si tratta di aggiungere un simbolo non presente, con una scelta che potrebbe apparire di sopraffazione di altre culture, ma di mantenere un tratto di identità radicato e costitutivo della nostra cultura”.
Renato Schifani (presindente del Senato, PDL): ”Non posso non esprimere la mia più grande amarezza per la sentenza sull’esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche”.
Debora Serracchiani (PD): “Una sentenza formalmente corretta e condivisibile, ma la tradizione culturale dalla Chiesa si intreccia con la storia del nostro Paese e richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento”.
Monsignor Antonio Maria Vegliò (presidente del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti): “Preferisco non parlare della questione del crocefisso perché sono cose che mi danno molto fastidio”.
Vincenzo Vita (PD): “Una ragionevole posizione, che non delegittima la religione cattolica, ma che la riconsegna a una spiritualità che non necessariamente ha bisogno di simboli esibiti in luoghi non adibiti al culto. Le religioni, nel villaggio globale, hanno una pluralità che merita rispetto”.
Francesca Zaccariotto (presidente provincia di Venezia, PDL): ”Ci denunci chi vuole: la vergognosa sentenza della cosiddetta Corte europea dei diritti dell’uomo, che vuole negare la nostra identità cristiana, non troverà mai applicazione nelle nostre aule scolastiche”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato martedì, 3 novembre 2009 alle 19:00 e classificato in Generale, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.