TAR e Crediti scolastici

Sabato scorso (cfr. relativa Ultimissima) abbiamo dato notizia della sentenza con cui il TAR del Lazio ha accolto due ricorsi, presentati da diverse associazioni laiche (tra cui l’UAAR) e alcune confessioni religiose di minoranza, che chiedevano l’annullamento delle ordinanze dell’allora ministro Fioroni (PD) per gli esami di Stato del 2007 e 2008, laddove prevedevano la valutazione della frequenza dell’insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini da parte degli insegnanti di religione.
La notizia è stata improvvisamente enfatizzata ieri dai mezzi di informazione italiani (ANSA, Repubblica, Corriere della Sera), generando reazioni nel mondo politico. Fioroni si è difeso sostenendo di aver “dato attuazione a un quadro legislativo e a una normativa precedente e vigente”, dimenticando però che due anni fa fu proprio lui a chiedere al Consiglio di Stato, e con successo, la sospensione di una analoga sentenza del TAR (cfr. Ultimissima dell’1 giugno 2007). Un particolare rilievo è stato dato dai mass media a Paola Binetti (PD), secondo la quale la sentenza avvallerebbe un criterio discriminatorio nei confronti dei docenti, perché creerebbe dei docenti di serie A e di serie B.
Alla deputata teodem l’UAAR ricorda che quello di religione è inevitabilmente un docente diverso dagli altri: non entra infatti in ruolo superando un normale concorso pubblico, ma è “scelto” dal suo vescovo. E questa è già una validissima ragione per non creare studenti di serie A e di serie B: basti pensare all’enorme di differenza di trattamento (economica, giuridica, educativa) tra gli studenti che si avvalgono dell’IRC e gli studenti che scelgono una materia alternativa. L’UAAR, nel ribadire la propria soddisfazione per la sentenza, si augura che essa rappresenti solo il primo passo verso l’affermazione concreta nelle istituzioni scolastiche del principio costituzionale di laicità dello Stato: l’ora di religione rappresenta ancora un privilegio a favore di una specifica confessione religiosa, una circostanza inammissibile in una società sempre più plurale e sempre più secolarizzata. L’UAAR sa benissimo che non sarà un impegno facile: proprio perché le famiglie e la società si rendono progressivamente sempre più distanti dal magistero ecclesiastico, l’ora di religione rappresenta per la Chiesa italiana il principale strumento attraverso cui mantenere vivo il proprio condizionamento ambientale.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 12 agosto 2009 alle 7:15 e classificato in Generale, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.