Sudan, giornalista processata per aver indossato pantaloni in pubblico

La giornalista Lubna Hussein è stata incriminata da un tribunale islamico del Sudan per aver portato i pantaloni in pubblico, “reato” punibile con almeno quaranta frustate. La donna, che è addetto stampa per l’Onu, si trovava qualche settimana fa in un ristorante per prenotare un tavolo per il matrimonio del cugino, quando è stata circondata dalla “polizia dell’ordine pubblico” (gruppi di fondamentalisti islamici che controllano la moralità pubblica, col beneplacito delle autorità) e picchiata perchè indossava un abito non in linea coi precetti islamici.
Il 4 agosto centinaia di donne hanno protestato per l’incriminazione della giornalista proprio davanti al tribunale dove era stata convocata per l’udienza, ma sono state disperse dalle forze dell’ordine con l’uso dei lacrimogeni. La sentenza è stata rinviata a settembre.
Altre donne sono state arrestate con accuse simili a quelle della giornalista, ma hanno ammesso di aver commesso un reato, ricevendo dieci frustate. Lubna Hussein invece non intende piegarsi ed è sua intenzione sollevare il caso a livello internazionale. Sostiene inoltre che “questo regime non ha nulla a che vedere con il vero islam, che non consentirebbe che donne siano picchiate per quel che indossano e punirebbe chiunque insulta una donna”.
Intervistata dal Sunday Telegraph, ha denunciato le violenze e la degradazione del processo ma ha affermato: “non ho paura di essere frustata. Non tornerò indietro. Io voglio difendere i diritti delle donne, e ora gli occhi del mondo sono su questo caso, e ho la possibilità di attirare l’attenzione sulla lotta delle donne del Sudan”.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato martedì, 11 agosto 2009 alle 0:06 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.