Il Venerdì Santo anti-ateo del predicatore del papa

Padre Raniero Cantalamessa, predicatore del papa e noto personaggio radiotelevisivo, ha dedicato la predica del Venerdì Santo, tenuta ieri pomeriggio nella basilica vaticana davanti a Benedetto XVI, ai cardinali e ai vescovi della Curia romana, ad attaccare con forza l’ateismo, e in particolare la campagna mondiale avviata con gli autobus.
A essere preso di mira è stato il messaggio inglese, con quel “goditi la vita” che, secondo il frate, lancia il messaggio sottinteso secondo cui “la fede in Dio impedisce di godere la vita, è nemica della gioia. Senza di essa ci sarebbe più felicità nel mondo”. Ma quello slogan, ha proseguito Cantalamessa, “viene letto anche da genitori che hanno un figlio malato, da persone sole, o rimaste senza lavoro, da esuli fuggiti dagli orrori della guerra, da persone che hanno subito gravi ingiustizie nella vita… Io cerco di immaginare la loro reazione… La sofferenza resta certo un mistero per tutti, specialmente la sofferenza degli innocenti, ma senza la fede in Dio essa diventa immensamente più assurda. Le si toglie anche l’ultima speranza di riscatto”. Un argomento che ricorda da vicino quello di Karl Marx: la fede come strumento di consolazione.
Secondo il predicatore, bisognerebbe comunque “ringraziare chi ha promosso quella campagna pubblicitaria; essa ha servito alla causa di Dio più che tanti nostri argomenti apologetici. Ha mostrato la povertà delle sue ragioni ed ha contribuito a scuotere tante coscienze addormentate”. Un’affermazione sorprendente, la sua, perché le conferenze episcopali cattoliche hanno ovunque tentato di bloccare gli ateobus. Del resto anche gli altri argomenti apologetici di Cantalamessa non sono granché originali, riducendosi alla scommessa di Pascal: “Caro fratello non credente, se Dio non esiste, io non ho perso niente; se invece esiste, tu hai perso tutto!”
La conclusione del frate è che “l’ateismo è un lusso che si possono concedere solo i privilegiati della vita, quelli che hanno avuto tutto, compresa la possibilità di darsi agli studi e alla ricerca”: quasi a dar ragione a quei sociologi, come Norris e Inglehart, che rilevano la correlazione tra alti livelli di religiosità e bassi livelli di benessere economico e sociale. Ma, si è consolato Cantalamessa, “Dio è capace di fare dei suoi negatori più accaniti, i suoi apostoli più appassionati. Paolo ne è la dimostrazione. La croce di Cristo è motivo di speranza per tutti e l’Anno Paolino un’occasione di grazia anche per chi non crede ed è in ricerca”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 11 aprile 2009 alle 16:17 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.