Bambina brasiliana stuprata: cominciano i distinguo

La decisione del vescovo di Recife, mons. Sobrinho, di scomunicare la madre di una bimba stuprata e poi fatta abortire (senza nemmeno fare altrettanto per lo stupratore, suo patrigno) è stata come noto difesa in Vaticano, in particolare dal cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi. La pessima accoglienza nell’opinione pubblica di mezzo mondo ha però spinto a intervenire nel tentativo di smorzare il danno d’immagine. Dimas Laras Barbosa, portavoce della conferenza episcopale brasiliana, ha sostenuto che la madre non può essere colpita dalla scomunica in quanto avrebbe agito “sotto pressione” e con l’intento di salvare la vita alla figlia. E oggi mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, ha dichiarato che, prima di procedere alla scomunica, “era necessario e urgente salvaguardare la vita innocente [della bambina] e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri”. La notizia dell’aborto “sarebbe passato inosservato se non fosse stato per lo scalpore e le reazioni suscitate dall’intervento del vescovo”, che co sì facendo avrebbe dunque minato “la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia”.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 15 marzo 2009 alle 20:58 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.