Riflessioni su un’eventuale scomunica di Beppino Englaro

Nei giorni scorsi, intervistato dal quotidiano online Petrus, mons. Albert Malcolm Ranjith, segretario della Congregazione vaticana per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha affermato che chi “si è mosso per la morte di Eluana” è da considerarsi scomunicato. Nulla di nuovo: già lo scorso luglio l’allora vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini (nel frattempo defunto), scrivendo del caso Englaro, si domandava retoricamente su Avvenire se “non sono lambiti dalla scomunica ecclesiale anche coloro che preparano l’opinione a coonestare un delitto che tale rimane, nonostante tutte le opinioni contrarie”.
Sono opinioni autorevoli e, peraltro, ampiamente giustificabili alla luce del Codice di diritto canonico, che contiene al suo interno un codice penale non certo tra i più moderati e garantisti. Ma sono opinioni che le gerarchie ecclesiastiche non hanno troppo enfatizzato, consci dell’impopolarità di una eventuale scomunica inflitta a Beppino Englaro (peraltro mai citato esplicitamente: come quando Marco Tarquinio, sempre su Avvenire, l’ha definito un “boia”).
Sulla questione è ritornato oggi Michele Serra su Repubblica, chiedendosi, “posto che la maggior parte delle persone coinvolte nella vicenda non risultano appartenere alla Chiesa di Roma, [se] espellerle dalla Chiesa ha un qualche senso. [...] Non è lecito, né logico, che essi rivendichino un pur minimo potere di dissuasione, o peggio di sanzione, nei confronti fi chi ha altre autorità, e altri indirizzi etici, al di sopra di sé o accanto a sé”.
Michele Serra, solitamente così attento a certi dettagli, sembra non essere al corrente che al Codice di diritto canonico sono tenuti a conformarsi tutti i battezzati. E non si tratta di una velleitaria pretesa delle gerarchie ecclesiastiche, ma di un facoltà riconosciuta anche dallo Stato italiano, con la famosa sentenza della Corte d’Appello di Firenze sul caso dei “concubini” di Prato. E’ su queste basi che l’UAAR promuove l’invito a ‘sbattezzarsi‘: liberi tutti di restare formalmente nella Chiesa cattolica, ma quantomeno consci di cosa questo implichi. Poi, certo, ci si può anche infischiare di ricevere una scomunica, così come si può anche esporla in salotto a mo’ di trofeo: ma bisognerebbe anche ricordarsi che la coppia di Prato dovette chiudere la propria attività…

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 14 febbraio 2009 alle 17:42 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.