L’Osservatore Romano lancia l’allarme: figli in provetta rischiano malformazione

Un articolo di Carlo Bellieni pubblicato ieri dall’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, lancia una sorta di allarme: i figli concepiti grazie alla fecondazione artificiale sarebbero più esposti a malformazioni e a malattie genetiche. Lo proverebbero “recenti studi scientifici”: in particolare, uno studio realizzato da ricercatori dell’Nbdps, dal titolo Assisted reproductive technology and major structural birth defects in the United States, pubblicato lo scorso novembre su Human Reproduction (NB: l’articolista dell’Osservatore ha confuso titolo e testata), rileverebbe che la fecondazione in vitro aumenta il rischio di malformazioni. Secondo Bellieni, la riflessione “riporta il figlio al centro della discussione etica, non più come un “diritto” (nessuna persona è un diritto per un’altra) ma come un soggetto personale e necessitante di tutela e cautela sin nell’atto del suo concepimento. E forse è proprio dall’approfondimento dell’interesse del bambino il punto da cui si può partire per un dibattito sereno sull’etica della fecondazione umana”.
All’Osservatore Romano ha risposto già ieri il professor Carlo Flamigni, ginecologo, componente del Comitato nazionale di bioetica e presidente onorario UAAR. Intervistato da Repubblica, ha lapidariamente risposto così: “Vietare per credere: è uno dei principi fondamentali che usa spesso la Chiesa cattolica. La mia sensazione è che l’Osservatore Romano abbia usato dati grossolani perché la propria religione trionfi sempre, per ricacciare satana all’inferno. La realtà è molto più complessa”. “Parliamo di bimbi – continua Flamigni – che nascono prematuramente o sottopeso. Questo può accadere anche come conseguenza del fatto che, con l’Icsi, vengono trattate donne sterili dal passato clinico diverso da quelle che hanno avuto un parto naturale. Anche nei casi più gravi di sterilità maschile può accadere che una serie di problemi genetici vengano trasmessi ai figli con le stesse caratteristiche o sotto forme diverse. Ma la crescita di queste patologie non sono tali da raccomandare l’abbandono di questa tecnica: in primo luogo perché i bambini nati con questa tecnica vengono tenuti sotto stretto controllo per anni dai medici. Ma c’è anche un altro fattore: quando i genitori vengono invitati ai controlli, più della metà non si presenta in ambulatorio, perché non ha riscontrato anomalie nella crescita del bambino e non vogliono dargli la sensazione di essere “speciale”. Quindi i dati sono molto limitati. Non possono essere usati in modo grossolano e con obiettivi legati al credo religioso”. Lo studio USA, in effetti, si chiude sostenendo quanto limitata sia la sua portata e, pur auspicando che le coppie che ricorrono alla fecondazione artificiale siano al corrente di eventuali rischi, auspica che si la questione sia approfondita da ulteriori studi.

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 11 gennaio 2009 alle 9:01 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.