Cappellano svolge “servizio pubblico”, ma tendenza a laicizzazione

Come riporta “Il Secolo XIX”, la Corte di Cassazione, intervenendo sul caso di un cappellano del carcere di Sanremo condannato per concussione per aver spinto alcuni detenuti a concedergli prestazioni sessuali, afferma che la riforma carceraria del 1975, nonostante abbia anche “propositi di laicizzazione della vita pubblica, continua a prevedere che il trattamento del condannato e dell’internato sia svolto avvalendosi anche della religione e mantiene l’assistenza cattolica come servizio stabile e interno alla struttura penitenziaria”.
Il cappellano in questione aveva presentato ricorso contro la sentenza di condanna in appello, sostenendo di non poter essere condannato per concussione – reato previsto solo incaricati di pubblico servizio o pubblici ufficiali. I giudici costituzionali hanno sentenziato invece che i cappellani del carcere non hanno i “poteri tipici della funzione pubblica”, ma svolgono comunque un “servizio pubblico”. La Corte conclude comunque, con la recentissima sentenza 12/09, che la riforma carceraria tende alla laicizzazione della vita carceraria, “nella prospettiva di affrancarsi, con una qualche timidezza, da tendenze confessionali”, poiché dispone la rimozione del cappellano dal Consiglio di disciplina degli istituti di pena e “dalla quasi totalità delle funzioni amministrative che il regolamento precedente gli conferiva”.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 8 gennaio 2009 alle 11:34 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.