Madonna di Paternò (CT): l’appello di Pietro Galvagno

Malgrado i miei appelli alla stampa, ad associazioni varie, a personalità politiche ed intellettuali, il “caso della Madonna Addolorata” [NDR, cfr. Ultimissime dell'8 gennaio, del 28 gennaio, del 4 marzo, del 19 aprile, del 5 maggio], non ha trovato riscontri nemmeno tra quei partiti cosiddetti “laici” che in questi giorni manifestano chiedendo il rispetto della Costituzione.
La questione degli altarini all’interno del Palazzo Comunale ha fatto cadere qualunque altra considerazione giuridica, se non morale, circa la condotta della Pubblica Amministrazione e le sue responsabilità. Così il sottoscritto Pietro Galvagno ha capito una cosa: in Italia SI GIOCA ad essere intellettuali, laici e liberali, senza mai esporsi. Rimuovere due altarini in un Paese cattolico è troppo impopolare, e assai più complicato che far cadere il Governo ( … e poi critichiamo i Paesi islamici ).
Purtroppo, anche la Magistratura pare appiattirsi su posizioni populiste: sono passati cinque mesi da quando è stato presentato il ricorso, e la Cassazione non ha ancora fissato nemmeno la data per l’udienza. Questo “caso della Madonna” è una patata bollente e nessun giudice vuole scottarsi le dita. Per come la vedo io, a questo punto i magistrati della Cassazione hanno solo tre possibilità:
-annullare il provvedimento contestato, ristabilire la legalità costituzionale, e sopportare la dannazione del Vaticano;
-confermare il provvedimento contestato, e autorizzare implicitamente tutti i comuni d’Italia ad elevare altari cattolici in tutti i Palazzi Comunali e nei locali della Pubblica Amministrazione ( … e già immagino la gara a chi lo fa più bello!), con la benedizione del Vaticano, ma col biasimo di tute le confessioni religiose diverse della cattolica e dell’Europa Unita;
-negare la propria competenza, tergiversare con cavilli giuridici e burocratici, evitando di affrontare la questione, sperando che le conseguenze della crisi economica in atto stendano una coltre d’oblio sull’intera faccenda: ma in questo caso la Magistratura perderebbe la faccia.
Al di là delle angherie che ho subito per aver osato sollevare la questione, quello della Laicità dello Stato è un Principio fondamentale, la cui violazione altera la fisionomia della Repubblica.
La collocazione di statue, icone e quant’altro abbia un preciso significato religioso, nei locali della Pubblica Amministrazione non rappresenta la violazione ASTRATTA di un Principio astratto, ma l’imposizione Concreta di simboli religiosi a persone fisiche,attuata, peraltro in modo subdolo, dalle Autorità di governo tenute a garantirne i diritti.
La violazione di un Principio astratto può avere conseguenze disastrose sull’intero ordinamento. Io sono un pubblico ufficiale, faccio il vigile: perché dovrei far rispettare un semplice “divieto di sosta” o rimuovere una macchina ferma in seconda fila, mentre in Comune la Pubblica Amministrazione viola la Costituzione?
A chi spetta, chi sono i soggetti tenuti a garantire la Laicità dello Stato?
Non certo i singoli, ai quali la Costituzione garantisce ampia libertà di culto; e neppure le formazioni sociali (associazioni in senso lato) dove i singoli esprimono la loro personalità. Non restano che le istituzioni pubbliche, e i vari uffici in cui sono articolate: la Pubblica Amministrazione, per l’appunto.
La conquista dello Stato Laico è costata la vita di milioni di persone. Io non intendo tradire la loro memoria. Internet è l’ultimo territorio libero in cui il “caso della Madonna Addolorata” viene ancora trattato e discusso. Mi sono rivolto a tutti perché venga ulteriormente pubblicizzato.

Pietro Galvagno

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 19 ottobre 2008 alle 20:07 e classificato in Generale, UAAR. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.