Caso Englaro e la questione della trasfusione

Il cardinale e arcivescovo di Milano Luigi Tettamanzi, ieri a Valgreghentino (Lecco) ha affermato sul recente aggravarsi della condizioni di Eluana Englaro che “su questa triste vicenda così tragica occorrono maggior silenzio e rispetto, perché la curiosità e l’esposizione mediatica distrae dai veri problemi che dobbiamo affrontare”. Sul fatto della decisione dei medici di non ricorrere alla trasfusione, prosegue: “E’ un campo in cui non il vescovo interviene ma il medico secondo scienza e coscienza, nel rapporto tipico che lo lega al paziente e alla famiglia”. I medici spiegano che questa emorragia è “conseguenza del ciclo mestruale che adesso, all’apparenza, è terminato. Le suore hanno detto che già in passato si era verificata una cosa del genere, ma non di questa entità”.
Il ginecologo Maurizio Benato, presidente dell’Ordine del medici di Padova e vicepresidente della Federazione nazionale dei chirurghi italiani, critica la scelta dei medici di non intervenire con cure ulteriori: “Intervenire per bloccare un’emorragia non significa accanimento terapeutico”. Comunque, ammette lo stesso dottor Benato, nei “beveroni che vengono somministrati c’è di tutto, vitamine comprese. Quindi potrebbe bastare”; inoltre, riconosce che lo stesso Ordine dei medici si trova di fronte ad una situazione difficile: “Penso che la vita vada sempre difesa ma scegliere è molto difficile, dipende dal retroterra che possiede ogni medico. Però negli stati vegetativi il professionista si trova ad essere ingabbiato con il suo paziente in un recinto: no eutanasia, sì alla beneficialità del paziente ma in rapporto alla sua volontà”.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 13 ottobre 2008 alle 10:40 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.