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	<title>Commenti a: Science: ricerche su superstizioni e utilità sociale della religione</title>
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		<title>Di: Massi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195399</link>
		<dc:creator>Massi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 14:47:51 +0000</pubDate>
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		<description>@ Bruna, Bruno, Popinga
Si, il &quot;darsi ragione&quot; è una strategia per difendere ciascuno se stesso, ad oltranza.
&quot;Ben oltre&quot; la verità delle cose e dei fatti, indipendentemente dalla verità: perchè non è la verità delle cose e dei fatti la vera ragione per la quale ognuno si da ragione, ma, appunto, per difendere se stesso.
Resta però il fatto che &quot;I PENSIERI CAMBIANO AL TEMPO CHE NON CI SI ACCORGE CHE CAMBIANO&quot; e, in un certo qual modo, si può scegliere se essere solo vittime o co-autori di questo (ed esserne solo vittime non è certo la miglior strategia per difendere ciascuno se stesso).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruna, Bruno, Popinga<br />
Si, il &#8220;darsi ragione&#8221; è una strategia per difendere ciascuno se stesso, ad oltranza.<br />
&#8220;Ben oltre&#8221; la verità delle cose e dei fatti, indipendentemente dalla verità: perchè non è la verità delle cose e dei fatti la vera ragione per la quale ognuno si da ragione, ma, appunto, per difendere se stesso.<br />
Resta però il fatto che &#8220;I PENSIERI CAMBIANO AL TEMPO CHE NON CI SI ACCORGE CHE CAMBIANO&#8221; e, in un certo qual modo, si può scegliere se essere solo vittime o co-autori di questo (ed esserne solo vittime non è certo la miglior strategia per difendere ciascuno se stesso).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195374</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 12:55:15 +0000</pubDate>
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		<description>@ Bruna Tadolini
Alcuni anni fa io e un mio amico &#039;filosofo&#039; (porta pazienza) elaborammo una nozione di anarchia poi finita in un libretto (di cui non dico il titolo perché forse ancora in circolazione) nella quale ancora mi riconosco. Immaginando un dialogo tra Socrate redivivo e il leopardiano Venditore di Almanacchi, così si giunse a parlare dell&#039;anarchia:

VdiA - : &quot;Ma se non c&#039;è comunque qualcuno che dirige, come si farà ad andare in qualche precisa direzione? Anche l&#039;anarchia è paralizzante.&quot;

Socrate: - &quot;Questo è indubbio: ma escludendo il governo diretto delle volontà, non si esclude il riferimento comune a qualcje principio di comportamento comune. Anzi, la parola anarchia dice un cattivo uso el greco: non si tratta in effetti, per i suoi sostenitori, di negare un principio (&#039;arché&#039;), ma il comando (&#039;cratos&#039;) in cui questo principio si incarnerebbe. Meglio sarebbe dunque parlare di ACRAZIA.
E dove, in chi, si deve incarnare questo principio conduttore? Ma nella coscienza degli uomini, nel loro dialogo reciproco per formularlo, tenendo conto dei diritti di tutti, del &#039;bene&#039; di ciascuno. Anarchia non significa disordine e mancanza di governo, ma autigoverno collettivo, costituzione di una coscienza collettiva, impegno per accrescerla e difenderla. La politica è prima di tutto un&#039;operazione culturale.&quot;

VdA: - &quot;Dunque, mio buon maestro, tu vedi il mondo come una grande scuola! Il rapporto corretto tra le persone sarebbe quello pedagogico di mutuo insegnamento, che poi significherebbe anche di mutua felicitazione, per cui ciascuno offre agli altri quello che sa e quello che ha per mettere in grado tutti di godere della realtà in tutte le sue forme. Un cammino ben difficile. Un&#039;utopia.&quot;

Ecco, poi i due dialoganti passavano a parlare, naturalmente non a caso, di utopia.

Ora tu dici. &quot;(...) credo sia impossibile attuare l&#039;utopia anarchica&quot;, adducendo una serie di considerazioni ricavate da studi di psicologia e, presumo, in generale dalle neuroscienze, che dimostrerebbero scientificamente ciò per altro si è sempre ipotizzato, come, alla base di qualsiasi nostro comportamento ci sia una sorta di istinto di sopravvivenza (perdona l&#039;approssimazione) che finirebbe comunque per prevalere facendosi beffe di tutti i buoni propositi contenuti nelle &#039;religioni/filosofie&quot;.
Bene, pensi che quella nozione di anarchia sopra delineata, elaborata da due &#039;filosofi&#039; (le virgolette stanno ad indicare che, io no di certo, ma nammeno il mio amico - che ad un certo punto di una brillante carriera accademica lasciò l&#039;Università proprio per &#039;pensare&#039; il più liberamente possibile - ci consideravamo &#039;filosofi di professsione&#039;) non si sia partiti proprio da quanto tu sostieni pur senza una qualche verifica scientifica (se non con riferimenti se mai alla psicanalisi, ma con molta circospezione)? E non per cambiare le cose portate a questo punto dall&#039;evoluzione della specie, o comunque per non tenerne conto... No, molto più semplicemente proprio per adeguarci col minore danno possibile ad un istinto di sopravvivenza che - come diceva (porta sempre pazienza) il filosofo Hobbes - inclina all&#039;&#039;homo momini lupus&#039;, al &#039;bellum omnium contra omnes&#039;, ma che proprio per questo fa del nostro vivere - diceva sempre lui proponendo un sua ricetta naturalmente discutibile - un &#039;gran brutto vivere&#039;. E dal momento che l&#039;evoluzione biologica ha dotato la nostra specie di ciò che chiamiamo ragione, perchè non usarla per cercare di vivere meglio, approfondando la conoscenza certo, ma anche sfruttandola per ognuno di noi? Usarla per questo scopo, non è pur sempre seguire l&#039;istinto di sopravvivenza?

Altrove scrivevo: l&#039;utopia cessa di essere &#039;utopica&#039;, cioè irrealizzabile con conseguenze catastrofiche per chi la volesse realizzare, quando l&#039;alternativa &#039;realistica&#039; porta sicuramente alla catastrofe. E lo scriveveo perchè ciò può avvenire, a mio parere (è la ragione per cui ora come ora, dissentendo già allora dal mio amico da poco scomparso, privilegio l&#039;ateismo), in quanto la mentalità religiosa, nelle forme tradizionali e in tante altre sempre nuove, punta in realtà tutto su componenti istintuali che escludono sempre più di fatto la ragione. Nonostante le grandi conquiste della ricerca scientifica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruna Tadolini<br />
Alcuni anni fa io e un mio amico &#8216;filosofo&#8217; (porta pazienza) elaborammo una nozione di anarchia poi finita in un libretto (di cui non dico il titolo perché forse ancora in circolazione) nella quale ancora mi riconosco. Immaginando un dialogo tra Socrate redivivo e il leopardiano Venditore di Almanacchi, così si giunse a parlare dell&#8217;anarchia:</p>
<p>VdiA &#8211; : &#8220;Ma se non c&#8217;è comunque qualcuno che dirige, come si farà ad andare in qualche precisa direzione? Anche l&#8217;anarchia è paralizzante.&#8221;</p>
<p>Socrate: &#8211; &#8220;Questo è indubbio: ma escludendo il governo diretto delle volontà, non si esclude il riferimento comune a qualcje principio di comportamento comune. Anzi, la parola anarchia dice un cattivo uso el greco: non si tratta in effetti, per i suoi sostenitori, di negare un principio (&#8217;arché&#8217;), ma il comando (&#8217;cratos&#8217;) in cui questo principio si incarnerebbe. Meglio sarebbe dunque parlare di ACRAZIA.<br />
E dove, in chi, si deve incarnare questo principio conduttore? Ma nella coscienza degli uomini, nel loro dialogo reciproco per formularlo, tenendo conto dei diritti di tutti, del &#8216;bene&#8217; di ciascuno. Anarchia non significa disordine e mancanza di governo, ma autigoverno collettivo, costituzione di una coscienza collettiva, impegno per accrescerla e difenderla. La politica è prima di tutto un&#8217;operazione culturale.&#8221;</p>
<p>VdA: &#8211; &#8220;Dunque, mio buon maestro, tu vedi il mondo come una grande scuola! Il rapporto corretto tra le persone sarebbe quello pedagogico di mutuo insegnamento, che poi significherebbe anche di mutua felicitazione, per cui ciascuno offre agli altri quello che sa e quello che ha per mettere in grado tutti di godere della realtà in tutte le sue forme. Un cammino ben difficile. Un&#8217;utopia.&#8221;</p>
<p>Ecco, poi i due dialoganti passavano a parlare, naturalmente non a caso, di utopia.</p>
<p>Ora tu dici. &#8220;(&#8230;) credo sia impossibile attuare l&#8217;utopia anarchica&#8221;, adducendo una serie di considerazioni ricavate da studi di psicologia e, presumo, in generale dalle neuroscienze, che dimostrerebbero scientificamente ciò per altro si è sempre ipotizzato, come, alla base di qualsiasi nostro comportamento ci sia una sorta di istinto di sopravvivenza (perdona l&#8217;approssimazione) che finirebbe comunque per prevalere facendosi beffe di tutti i buoni propositi contenuti nelle &#8216;religioni/filosofie&#8221;.<br />
Bene, pensi che quella nozione di anarchia sopra delineata, elaborata da due &#8216;filosofi&#8217; (le virgolette stanno ad indicare che, io no di certo, ma nammeno il mio amico &#8211; che ad un certo punto di una brillante carriera accademica lasciò l&#8217;Università proprio per &#8216;pensare&#8217; il più liberamente possibile &#8211; ci consideravamo &#8216;filosofi di professsione&#8217;) non si sia partiti proprio da quanto tu sostieni pur senza una qualche verifica scientifica (se non con riferimenti se mai alla psicanalisi, ma con molta circospezione)? E non per cambiare le cose portate a questo punto dall&#8217;evoluzione della specie, o comunque per non tenerne conto&#8230; No, molto più semplicemente proprio per adeguarci col minore danno possibile ad un istinto di sopravvivenza che &#8211; come diceva (porta sempre pazienza) il filosofo Hobbes &#8211; inclina all&#8221;homo momini lupus&#8217;, al &#8216;bellum omnium contra omnes&#8217;, ma che proprio per questo fa del nostro vivere &#8211; diceva sempre lui proponendo un sua ricetta naturalmente discutibile &#8211; un &#8216;gran brutto vivere&#8217;. E dal momento che l&#8217;evoluzione biologica ha dotato la nostra specie di ciò che chiamiamo ragione, perchè non usarla per cercare di vivere meglio, approfondando la conoscenza certo, ma anche sfruttandola per ognuno di noi? Usarla per questo scopo, non è pur sempre seguire l&#8217;istinto di sopravvivenza?</p>
<p>Altrove scrivevo: l&#8217;utopia cessa di essere &#8216;utopica&#8217;, cioè irrealizzabile con conseguenze catastrofiche per chi la volesse realizzare, quando l&#8217;alternativa &#8216;realistica&#8217; porta sicuramente alla catastrofe. E lo scriveveo perchè ciò può avvenire, a mio parere (è la ragione per cui ora come ora, dissentendo già allora dal mio amico da poco scomparso, privilegio l&#8217;ateismo), in quanto la mentalità religiosa, nelle forme tradizionali e in tante altre sempre nuove, punta in realtà tutto su componenti istintuali che escludono sempre più di fatto la ragione. Nonostante le grandi conquiste della ricerca scientifica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Bottoni</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195366</link>
		<dc:creator>Stefano Bottoni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 11:59:10 +0000</pubDate>
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		<description>-Or son io, a dire a tutti
che i superstiziosi son maledetti!
Scriba o fariseo, sepolcro imbiancato,
invano la scrittura tu hai predicato!
Certo gli scritti son molto belli...
ma mai uccidere i nostri fratelli!
Così nel quinto comandamento è scritto
eppur tu... nelle prediche il contrario hai detto!-
-Ma non son figli del signore
color che peccano a tutte l&#039;ore
l&#039;unico dio non adorando
e soprattutto... niente soldi a noi dando!-
-Io dissi che la povertà
al nostro padre avvicinerà!
E invece guardavevi, o sciocchi!
Alfine aprite gli occhi!
Poveri siate siccom passeri o picchi
ma quanto voi siete ricchi?
D&#039;oro avete innumerevoli tonnellate
e le pover donne... le volete lapidate!-
-Ma chi sei tu che così parli, orsù?-
-Io son Gesù!-
-Ma ben sappiam che tu non esisti!-
-E solo ora a &#039;sto punto giungesti?
Lo so, son mitologica figura,
che sperava, per la storia futura
di gettar fertile semente
che aiutasse la povera gente.
Ma ahimè, ho potuto vedere
che la mia leggenda sol servì al potere.
Papi, preti, cadinali,
i più puliti son peggio dei cinghiali.
La superstizione essi han sfruttato
e le menti illuminate hanno bruciato.
Quindi mi ritiro, me ne vado in dispetto...
...e ditelo pure a quel secidesimo benedetto!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>-Or son io, a dire a tutti<br />
che i superstiziosi son maledetti!<br />
Scriba o fariseo, sepolcro imbiancato,<br />
invano la scrittura tu hai predicato!<br />
Certo gli scritti son molto belli&#8230;<br />
ma mai uccidere i nostri fratelli!<br />
Così nel quinto comandamento è scritto<br />
eppur tu&#8230; nelle prediche il contrario hai detto!-<br />
-Ma non son figli del signore<br />
color che peccano a tutte l&#8217;ore<br />
l&#8217;unico dio non adorando<br />
e soprattutto&#8230; niente soldi a noi dando!-<br />
-Io dissi che la povertà<br />
al nostro padre avvicinerà!<br />
E invece guardavevi, o sciocchi!<br />
Alfine aprite gli occhi!<br />
Poveri siate siccom passeri o picchi<br />
ma quanto voi siete ricchi?<br />
D&#8217;oro avete innumerevoli tonnellate<br />
e le pover donne&#8230; le volete lapidate!-<br />
-Ma chi sei tu che così parli, orsù?-<br />
-Io son Gesù!-<br />
-Ma ben sappiam che tu non esisti!-<br />
-E solo ora a &#8217;sto punto giungesti?<br />
Lo so, son mitologica figura,<br />
che sperava, per la storia futura<br />
di gettar fertile semente<br />
che aiutasse la povera gente.<br />
Ma ahimè, ho potuto vedere<br />
che la mia leggenda sol servì al potere.<br />
Papi, preti, cadinali,<br />
i più puliti son peggio dei cinghiali.<br />
La superstizione essi han sfruttato<br />
e le menti illuminate hanno bruciato.<br />
Quindi mi ritiro, me ne vado in dispetto&#8230;<br />
&#8230;e ditelo pure a quel secidesimo benedetto!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: frescateo</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195365</link>
		<dc:creator>frescateo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 11:46:52 +0000</pubDate>
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		<description>la religione è fine solo x i papi, cardinali, vescovi e suore e per i politici che fanno di essa un porta bandiera x avere voti; e poi è molto affine x i poveri analfabeti che non avendo istruzione, credono e superstiziosamente si abbandonano ai falsi racconti di un libro che gli viene comunque letto da 2000 anni e che sappiamo bene essere tarocca tura spiccia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la religione è fine solo x i papi, cardinali, vescovi e suore e per i politici che fanno di essa un porta bandiera x avere voti; e poi è molto affine x i poveri analfabeti che non avendo istruzione, credono e superstiziosamente si abbandonano ai falsi racconti di un libro che gli viene comunque letto da 2000 anni e che sappiamo bene essere tarocca tura spiccia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: maxalber</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195349</link>
		<dc:creator>maxalber</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 08:39:50 +0000</pubDate>
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		<description>giuseppe scrive:
4 Ottobre 2008 alle 18:31 
Potrei rifilarti un intero trattato, ma non servirebbe. Non c’é peggiore sordo di chi non vuole sentire.
*********************
Come volevasi dimostrare: invece di scusarsi giù ancora a vomitare maleducazione e protervia.
Di argomenti invece neppure l&#039;ombra.
Al posto di un trattato (di cui si può già presupporre il contenuto), spiegarlo brevemente con parole proprie sarebbe un segno di intelligenza. 
Oltre che di dimostrazione di volontà di dialogo.
Ma è chiedere troppo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>giuseppe scrive:<br />
4 Ottobre 2008 alle 18:31<br />
Potrei rifilarti un intero trattato, ma non servirebbe. Non c’é peggiore sordo di chi non vuole sentire.<br />
*********************<br />
Come volevasi dimostrare: invece di scusarsi giù ancora a vomitare maleducazione e protervia.<br />
Di argomenti invece neppure l&#8217;ombra.<br />
Al posto di un trattato (di cui si può già presupporre il contenuto), spiegarlo brevemente con parole proprie sarebbe un segno di intelligenza.<br />
Oltre che di dimostrazione di volontà di dialogo.<br />
Ma è chiedere troppo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruna Tadolini</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195346</link>
		<dc:creator>Bruna Tadolini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 08:28:55 +0000</pubDate>
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		<description>X Bruno Gaulenzi e Popinga

poichè la Vita è quella che è (guidata da una intrinseca spinta ad evolversi producendo individui e specie sempre più adatti all&#039;ambiente) ... credo sia impossibile attuare l&#039;utopia anachica!
Si potrebbe se, davanti ad una normale differenza di opinioni su come gestire un evento di interesse comune, democraticamente si scegliesse di fare la cosa razionalmente migliore! Ma ciò comporta che quelli che hanno idee diverse ammettano che sono peggiori e questo ...... è quasi impossibile! Studi di psicologia hanno dimostrato che istintivamente il nostro cervello inventa tutti i modi possibili per dimostrare, anche negando l&#039;evidenza, di avere ragione ..... e totalmente in buona fede (e questo è il dramma!). Forse in questo c&#039;è anche la radice del delusional thinking (credere ad oltranza per difendere sè stessi, l&#039;immagine di sè che si ha, l&#039;immagine della realtà che ci serve per sopravvivere)

L&#039;istinto a prevalere comunque (sia che si abbiano meriti o che non si abbiano) è troppo forte; malgrado la pletora di pensatori che hanno &quot;inventato&quot; religioni/filosofie che individuavano nell&#039;egoismo individuale la causa di tutti i mali .... siamo ancora qui, con gerarchie religiose che rinnegano, nei fatti, i principi di base della propria religione/filosofia!!

Sic stantibus rebus!!! ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>X Bruno Gaulenzi e Popinga</p>
<p>poichè la Vita è quella che è (guidata da una intrinseca spinta ad evolversi producendo individui e specie sempre più adatti all&#8217;ambiente) &#8230; credo sia impossibile attuare l&#8217;utopia anachica!<br />
Si potrebbe se, davanti ad una normale differenza di opinioni su come gestire un evento di interesse comune, democraticamente si scegliesse di fare la cosa razionalmente migliore! Ma ciò comporta che quelli che hanno idee diverse ammettano che sono peggiori e questo &#8230;&#8230; è quasi impossibile! Studi di psicologia hanno dimostrato che istintivamente il nostro cervello inventa tutti i modi possibili per dimostrare, anche negando l&#8217;evidenza, di avere ragione &#8230;.. e totalmente in buona fede (e questo è il dramma!). Forse in questo c&#8217;è anche la radice del delusional thinking (credere ad oltranza per difendere sè stessi, l&#8217;immagine di sè che si ha, l&#8217;immagine della realtà che ci serve per sopravvivere)</p>
<p>L&#8217;istinto a prevalere comunque (sia che si abbiano meriti o che non si abbiano) è troppo forte; malgrado la pletora di pensatori che hanno &#8220;inventato&#8221; religioni/filosofie che individuavano nell&#8217;egoismo individuale la causa di tutti i mali &#8230;. siamo ancora qui, con gerarchie religiose che rinnegano, nei fatti, i principi di base della propria religione/filosofia!!</p>
<p>Sic stantibus rebus!!! &#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195311</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 21:40:25 +0000</pubDate>
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		<description>@ Popinga
&quot;La liberazione dal potere ci porterà a liberarci dalla mentalità religiosa (e qui salta fuori il mio marxismo).&quot;
In un primo tempo non ho fatto molto caso a questa affermazione, ma poi, nel tuo commento riferito a Bruna Tadolini ti riferisci ad un autore, Murray Bookcin e al suo &#039;L&#039;ecologia della libertà&#039; che, quando leggevo ancora libri, lessi con molto interesse...
Ebbene, il richiamo a quel testo e la casa editrice che l&#039;ha pubblicato, di orientamento anarchico, mi hanno indotto - ritenendomi anarchico, ma soprattutto ateo - a rovesciare la tua affermazione non necessariamente in senso antimarxiano:
&quot;La liberazione dalla mentalità religiosa ci porterà a liberarci dal potere&quot;.
Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Popinga<br />
&#8220;La liberazione dal potere ci porterà a liberarci dalla mentalità religiosa (e qui salta fuori il mio marxismo).&#8221;<br />
In un primo tempo non ho fatto molto caso a questa affermazione, ma poi, nel tuo commento riferito a Bruna Tadolini ti riferisci ad un autore, Murray Bookcin e al suo &#8216;L&#8217;ecologia della libertà&#8217; che, quando leggevo ancora libri, lessi con molto interesse&#8230;<br />
Ebbene, il richiamo a quel testo e la casa editrice che l&#8217;ha pubblicato, di orientamento anarchico, mi hanno indotto &#8211; ritenendomi anarchico, ma soprattutto ateo &#8211; a rovesciare la tua affermazione non necessariamente in senso antimarxiano:<br />
&#8220;La liberazione dalla mentalità religiosa ci porterà a liberarci dal potere&#8221;.<br />
Ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Popinga</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195303</link>
		<dc:creator>Popinga</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 21:03:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195303</guid>
		<description>@ Bruna Tadolini
Ho letto il capitolo finale del tuo scritto (da p. 178 in poi) e sono sostanzialmente d&#039;accordo con quanto scrivi. La comparsa del clero, dei professionisti della religione, merita secondo me qualche riflessione ulteriore, sulla scorta di quanto scrisse il pensatore libertario americano Murray Bookchin negli anni ottanta (L&#039;ecologia della libertà, Eleutheria, Milano). Purtroppo la morte del mio vecchio PC (compresi i dischi di memoria), avvenuta circa dieci giorni fa, mi impedisce di fornirti delle citazioni che trascrissi dal libro. Non appena avrò ricostruito il file non mancherò di farlo arrivare al tuo indirizzo. A risentirci. Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Bruna Tadolini<br />
Ho letto il capitolo finale del tuo scritto (da p. 178 in poi) e sono sostanzialmente d&#8217;accordo con quanto scrivi. La comparsa del clero, dei professionisti della religione, merita secondo me qualche riflessione ulteriore, sulla scorta di quanto scrisse il pensatore libertario americano Murray Bookchin negli anni ottanta (L&#8217;ecologia della libertà, Eleutheria, Milano). Purtroppo la morte del mio vecchio PC (compresi i dischi di memoria), avvenuta circa dieci giorni fa, mi impedisce di fornirti delle citazioni che trascrissi dal libro. Non appena avrò ricostruito il file non mancherò di farlo arrivare al tuo indirizzo. A risentirci. Ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195302</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 20:58:16 +0000</pubDate>
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		<description>sti.ca1970 scrive: 

4 Ottobre 2008 alle 19:34 
Ha ragione Bruno Gualerzi. Persone come Giuseppe andrebbero ignorate nel senso pieno del termine, poichè il loro vero obiettivo e quello di sconvolgere qualunque discussione civile e razionale.


E già, ti fa male che qualcuno possa mettere in evidenza i limiti delle finte sicurezze su cui poggiate. Comunque la superstizione é una degenerazione del fatto religioso. Ed é inutile che stia ad entrare nei dettagli; esistono migliaia di testi e di articoli su questo soggetto. Se qualcuno vuole approfondire seriamente lo puo&#039; fare, ma non é il vostro caso; voi preferite gli sloogans e le sentenze dogmatiche degli Odifreddi di turno, che da specialisti di un settore si credono essere depositari di tutto lo scibile umano, specie quello filosofico. E vendono sentenze che fanno ridere le persone serie, anche degli atei.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sti.ca1970 scrive: </p>
<p>4 Ottobre 2008 alle 19:34<br />
Ha ragione Bruno Gualerzi. Persone come Giuseppe andrebbero ignorate nel senso pieno del termine, poichè il loro vero obiettivo e quello di sconvolgere qualunque discussione civile e razionale.</p>
<p>E già, ti fa male che qualcuno possa mettere in evidenza i limiti delle finte sicurezze su cui poggiate. Comunque la superstizione é una degenerazione del fatto religioso. Ed é inutile che stia ad entrare nei dettagli; esistono migliaia di testi e di articoli su questo soggetto. Se qualcuno vuole approfondire seriamente lo puo&#8217; fare, ma non é il vostro caso; voi preferite gli sloogans e le sentenze dogmatiche degli Odifreddi di turno, che da specialisti di un settore si credono essere depositari di tutto lo scibile umano, specie quello filosofico. E vendono sentenze che fanno ridere le persone serie, anche degli atei.</p>
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		<title>Di: sti.ca1970</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195268</link>
		<dc:creator>sti.ca1970</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 17:34:02 +0000</pubDate>
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		<description>Ha ragione Bruno Gualerzi. Persone come Giuseppe andrebbero ignorate nel senso pieno del termine, poichè il loro vero obiettivo e quello di sconvolgere qualunque discussione civile e razionale. Bisogna mantenere i nervi saldi ed accettare una discussione coi &quot;religiosi&quot;solo faccia a faccia. 
Salute a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ragione Bruno Gualerzi. Persone come Giuseppe andrebbero ignorate nel senso pieno del termine, poichè il loro vero obiettivo e quello di sconvolgere qualunque discussione civile e razionale. Bisogna mantenere i nervi saldi ed accettare una discussione coi &#8220;religiosi&#8221;solo faccia a faccia.<br />
Salute a tutti.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: giuseppe</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195251</link>
		<dc:creator>giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 16:31:52 +0000</pubDate>
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		<description>fab scrive: 

3 Ottobre 2008 alle 20:02 
@ giuseppe

Sta a te fornirci una precisa distinzione fra religione e superstizione. Dal canto mio, non riesco proprio a scorgerla.


Potrei rifilarti un intero trattato, ma non servirebbe. Non c&#039;é peggiore sordo di chi non vuole sentire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>fab scrive: </p>
<p>3 Ottobre 2008 alle 20:02<br />
@ giuseppe</p>
<p>Sta a te fornirci una precisa distinzione fra religione e superstizione. Dal canto mio, non riesco proprio a scorgerla.</p>
<p>Potrei rifilarti un intero trattato, ma non servirebbe. Non c&#8217;é peggiore sordo di chi non vuole sentire.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Bruna Tadolini</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195232</link>
		<dc:creator>Bruna Tadolini</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 15:46:09 +0000</pubDate>
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		<description>Come ho già scritto altre volte, Darwin aveva già ipotizzato, nel &quot;L&#039;Origine dell&#039;uomo&quot;, il processo evolutivo &quot;biologico/culturale&quot; che ha portato alle religioni.

Nel libro &quot;Dal big bang a dio. Il lungo viaggio della vita&quot; liberamenrte scaricabile su www.geocities.com/biochimicaditutti  ho riproposto la sua ipotesi che viene ogni giorno di più confermata dai dati forniti dalla ricerca.
In sunto: la superstizione e la religione sono il frutto di circuiti mentali che si sono selezionati perchè vantaggiosi per l&#039;individuo e per la società (perchè noi siamo una specie sociale ...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come ho già scritto altre volte, Darwin aveva già ipotizzato, nel &#8220;L&#8217;Origine dell&#8217;uomo&#8221;, il processo evolutivo &#8220;biologico/culturale&#8221; che ha portato alle religioni.</p>
<p>Nel libro &#8220;Dal big bang a dio. Il lungo viaggio della vita&#8221; liberamenrte scaricabile su <a href="http://www.geocities.com/biochimicaditutti" rel="nofollow">http://www.geocities.com/biochimicaditutti</a>  ho riproposto la sua ipotesi che viene ogni giorno di più confermata dai dati forniti dalla ricerca.<br />
In sunto: la superstizione e la religione sono il frutto di circuiti mentali che si sono selezionati perchè vantaggiosi per l&#8217;individuo e per la società (perchè noi siamo una specie sociale &#8230;)</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Popinga</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195224</link>
		<dc:creator>Popinga</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 15:38:46 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Paolo della simpatica segnalazione. I nostri giornalisti eccellono per ignoranza: ho sentito al TG2 definire l&#039;antimateria come &quot;materia negativa&quot; e un mio amico positrone s&#039;è molto incavolato.
@ Massi: bella domanda, fammici pensare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Paolo della simpatica segnalazione. I nostri giornalisti eccellono per ignoranza: ho sentito al TG2 definire l&#8217;antimateria come &#8220;materia negativa&#8221; e un mio amico positrone s&#8217;è molto incavolato.<br />
@ Massi: bella domanda, fammici pensare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195200</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 13:55:25 +0000</pubDate>
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		<description>@ Popinga

&quot;Così, con Gauchet, ritengo che l’uomo un giorno uscirà dalla religione, così come ha abbandonato la paura del tuono&quot;

Magari fosse cosi&#039;, alcuni nostri giornalisti ed il nostro capo di stato + entourage non la pensa cosi&#039; (a meta&#039; articolo, &quot;curiosita&#039;&quot;):
http://tinyurl.com/4k4h66</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Popinga</p>
<p>&#8220;Così, con Gauchet, ritengo che l’uomo un giorno uscirà dalla religione, così come ha abbandonato la paura del tuono&#8221;</p>
<p>Magari fosse cosi&#8217;, alcuni nostri giornalisti ed il nostro capo di stato + entourage non la pensa cosi&#8217; (a meta&#8217; articolo, &#8220;curiosita&#8217;&#8221;):<br />
<a href="http://tinyurl.com/4k4h66" rel="nofollow">http://tinyurl.com/4k4h66</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/10/03/science-ricerche-superstizioni-utilita-sociale-della-religione/#comment-195196</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 13:45:44 +0000</pubDate>
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		<description>@ crespo
Accetto senz&#039;altro i tuoi rilievi, anche e soprattutto perché non ho letto (forse perchè prevenuto) i testi integrali, e del resto ho premesso che la mia iniziale era una reazione &#039;a caldo&#039;... che per altro in seguito non si è molto &#039;raffreddata&#039;.
Comunque il tuo sottolineare il fatto che non si è mai sentito nessuno &#039;definire le religione (e la storia delle religioni) come uno strumento sociale punto e basta&#039; - sicuramente vero nel nostro paesaggio culturale, soprattutto a livello divulgativo - mi lascia perplesso come approccio in sé, anche se dirne le ragioni qui sarebbe troppo laborioso. 
Voglio solo fare riferimento ad un &#039;contributo&#039; apparso sull&#039;ultimo numero de L&#039;ATEO di Giorgio Ferri che tratta appunto di religione e storia secondo la prospettiva indicata da te (se ho capito bene), in ricordo di una iniziativa di un coraggioso professore della Sapienza durante gli anni &#039;50: ebbene quell&#039;approccio non mi ha convinto, e qualcosa in merito penso di inviarlo alla rivista.

@ Popinga
Ho letto solo adesso il tuo rilievo agli &#039;scettici&#039;. Ribadisco quanto scrivo qui sopra a &#039;crespo&#039; circa il mio approccio sicuramente un pò prevenuto... ma poi mi sembra che anche tu sia rimasto colpito dal fatto che quanto riportato da Science non rappresenti una novità. Certo, tu ti riferisci a studi di sociologi precedenti che non sono certo conosciutì al grande pubblico (per non parlare di me), ma forse occorre proprio essere, se non specialisti, almeno ben preparati su tali argomenti, per cogliere certi aspetti e non ricevere l&#039;impressione del &#039;già sentito&#039;.
Il prestrigio di Science non sono certo io a metterlo in discussione, ma se mi propone quelli che a me, lettore medio, sembrano poco più di luoghi comuni, per quanto riportati come risultato di un ricerca condotta con rigore scientifico, per me, come dicevo, luoghi comuni restano.
Del resto chiedevo proprio un parere in questo senso, e ringrazio chi l&#039;ha fornito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ crespo<br />
Accetto senz&#8217;altro i tuoi rilievi, anche e soprattutto perché non ho letto (forse perchè prevenuto) i testi integrali, e del resto ho premesso che la mia iniziale era una reazione &#8216;a caldo&#8217;&#8230; che per altro in seguito non si è molto &#8216;raffreddata&#8217;.<br />
Comunque il tuo sottolineare il fatto che non si è mai sentito nessuno &#8216;definire le religione (e la storia delle religioni) come uno strumento sociale punto e basta&#8217; &#8211; sicuramente vero nel nostro paesaggio culturale, soprattutto a livello divulgativo &#8211; mi lascia perplesso come approccio in sé, anche se dirne le ragioni qui sarebbe troppo laborioso.<br />
Voglio solo fare riferimento ad un &#8216;contributo&#8217; apparso sull&#8217;ultimo numero de L&#8217;ATEO di Giorgio Ferri che tratta appunto di religione e storia secondo la prospettiva indicata da te (se ho capito bene), in ricordo di una iniziativa di un coraggioso professore della Sapienza durante gli anni &#8216;50: ebbene quell&#8217;approccio non mi ha convinto, e qualcosa in merito penso di inviarlo alla rivista.</p>
<p>@ Popinga<br />
Ho letto solo adesso il tuo rilievo agli &#8217;scettici&#8217;. Ribadisco quanto scrivo qui sopra a &#8216;crespo&#8217; circa il mio approccio sicuramente un pò prevenuto&#8230; ma poi mi sembra che anche tu sia rimasto colpito dal fatto che quanto riportato da Science non rappresenti una novità. Certo, tu ti riferisci a studi di sociologi precedenti che non sono certo conosciutì al grande pubblico (per non parlare di me), ma forse occorre proprio essere, se non specialisti, almeno ben preparati su tali argomenti, per cogliere certi aspetti e non ricevere l&#8217;impressione del &#8216;già sentito&#8217;.<br />
Il prestrigio di Science non sono certo io a metterlo in discussione, ma se mi propone quelli che a me, lettore medio, sembrano poco più di luoghi comuni, per quanto riportati come risultato di un ricerca condotta con rigore scientifico, per me, come dicevo, luoghi comuni restano.<br />
Del resto chiedevo proprio un parere in questo senso, e ringrazio chi l&#8217;ha fornito.</p>
]]></content:encoded>
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