Science: ricerche su superstizioni e utilità sociale della religione

Uno studio statunitense condotto dalla Northwestern University di Evanston (Illinois) e di quella di Austin, in Texas, apparso su Science, spiega come l’aumento dello stress e la perdita del controllo della propria vita (ad esempio per delusioni lavorative o amorose, problemi di salute o altro) favorisca paranoia e pratiche superstiziose. Adam Galinsky, uno degli autori dello studio, spiega: “Per le persone è fondamentale avere in mano le redini della propria vita e quando il controllo viene meno, ciascuno cerca di ripristinare la situazione attraverso una sorta di ginnastica mentale”.
I ricercatori hanno condotto sei esperimenti, tra i quali uno in cui i volontari dovevano guardare immagini sfumate: quelli più stressati tendevano a vedere in quelle immagini cose diverse rispetto a ciò che ritraevano effettivamente, a volte in chiave cospirativa. “La sensazione di insicurezza crea spesso un bisogno viscerale di ordine, anche di un ordine soltanto immaginario”, spiega Jennifer Whitson, l’altra autrice dello studio.

Secondo uno studio dell’università canadese del British Columbia intitolato The Origin and Evolution of Religious Prosociality, riportato sempre su Science, la credenza contribuirebbe a società più stabili e cooperative, ma solo a determinate condizioni e che ciò può essere garantito anche senza l’ausilio di religioni. Gli autori dello studio, Ara Norenzayan e Azim F. Shariff, sostengono che la religione favorirebbe la crescita di società estese e stabili formate da individui che non hanno tra loro legami genetici, soprattutto in periodi storici passati e in società meno strutturate. La cooperazione risulterebbe maggiore nelle società religiose, specie nei gruppi in pericolo; dal punto di vista economico, la religiosità aumenta i livelli di fiducia tra gli attori economici; inoltre l’idea di un Dio onniscente e interessato alla moralità riduce i livelli di comportamenti disonesti ed egoistici. Lo studio inoltre fa notare che nel mondo moderno la religione non ha il monopolio del comportamento virtuoso. In molte rilevazioni, i non credenti si comportano in maniera pro-sociale quanto i credenti. Gli ultimi secoli hanno visto infatti l’affermarsi di meccanismi istituzionali non religiosi che includono un’efficace mantenimento dell’ordine, tribunali e controllo sociale. “Alcune delle società moderne più cooperative sono anche le più secolarizzate” afferma Norenzayan “La gente ha elaborato altri modi per essere cooperativa – senza Dio”.

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 3 ottobre 2008 alle 18:57 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.

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54 commenti a “Science: ricerche su superstizioni e utilità sociale della religione”

  1. nihil84 scrive:

    “inoltre l’idea di un Dio onniscente e interessato alla moralità riduce i livelli di comportamenti disonesti ed egoistici”
    Evidentemente non hanno preso in considerazione il caso Italia!

    Comunque, questa è veramente un’ultimissima interessante.

  2. giuseppe scrive:

    La Chiesa é la prima a combattere la superstizione; evidentemente bisogna capire la differenza tra religione e superstizione. Voi mescolate sempre le due cose impropiamente.

  3. Commento a caldo.
    Queste ‘ricerche’, forse saranno anche condotte con rigore scientifico, ma i risultati non mi sembrano differire molto da una qualsiasi psico-sociologia da rotocalco, o da salotto televisivo. Mi sembra una accozzaglia di luoghi comuni… che niente vieta possano essere confermati da una analisi scientifica, ma che – a mio modo di vedere – luoghi comuni restano non facendo avanzare di un passo la conoscenza in merito. Proponendo un quandro dove è possibile vedere tutto e il contrario di tutto.

  4. Pax76 scrive:

    @ Giuseppe
    E dove finisce la superstizione ed inizia la “vera” religione?
    Mi pare che la distinzione sia tutt’altro che facile, se non impossibile.

  5. Laurentia scrive:

    Scusatemi, ma da biologa a questi esperimenti credo come a quelli che stabilirebbero che la maggioranza delle persone colte e degli scienziati siano atee. Se lo fanno su un campione rappresentativo di almeno un milione di americani ci credo, ma solo per gli americani. Quanto alla “modalità che la gente avrebbe elaborato per essere più cooperativa” nelle società “secolarizzate” il mio pessimismo mi induce a credere che sia la “convenienza” a difendere un tenore di vita soddisfacente. Se riusciremo a superare questo schock di povertà che ci sta colpendo senza guerre, soprattutto civili, vorrà dire che mi sono sbagliata. E ne sarei felice.

  6. Valentino Salvatore scrive:

    Superstizione: “atteggiamento irrazionale, dettato da ignoranza, suggestione o timore, che attribuisce a cause occulte o a influenze soprannaturali avvenimenti, spec. negativi, spiegabili con cause naturali e conoscibili; atto, gesto, pratica rituale cui si attribuisce il potere di scongiurare un evento negativo o di propiziarne uno positivo”.

    http://www.demauroparavia.it/117084

    Quindi il non credente può benissimo parlare di “superstizione” anche nel caso della religione: la differenza non è di natura, ma di struttura e complessità interna, oltre che di legittimità politico-sociale. Chiaro che una certa religione consolidata tema la concorrenza delle credenze meno strutturate.

  7. fab scrive:

    @ giuseppe

    Sta a te fornirci una precisa distinzione fra religione e superstizione. Dal canto mio, non riesco proprio a scorgerla.

  8. cartman666 scrive:

    La religione non e’ altro che una forma di superstizione legalizzata.

  9. Colapesce scrive:

    @ nihil84
    io credo che ci sia una grossa differenza tra la religiosità dei cattolici e quella dei protestanti: i protestanti hanno più l’idea di un dio giusto, mentre i cattolici quella di un dio misericordioso (riassumibile nel detto siculo “futti futti, ca Diu pirdona a tutti”). Potrebbe essere questa una delle motivazioni dello scarso senso civico e della corruzione diffusa tra i cattolicissimi italiani? E anche, per esempio, della religiosità ossessiva dei mafiosi?

  10. Stefano scrive:

    @ Giuseppe

    tutte e due su fondano sul pensiero magico e sono infalsificabili. Il nucleo psicologico è esattamente il medesimo, cambia l’oggetto.

  11. @ Giuseppe
    Non ti chiedo ovviamente di essere d’accordo, ma quante volte ti è stato detto che PER UN ATEO COERENTE questa distinzione non ha senso.
    Ogni religione, nel momento in cui ritiene che ci sia una dimensione in cui i problemi esistenziali – prima di tutto il problema della morte – possono trovare soluzione in una qualche forma di salvezza ultraterrena, poi può elaborare questa convinzione in tanti modi più o meno raffinati, ma nella sostanza si basa sempre su una speranza di salvezza atraverso culti e rituali che possono andare dalla meditazione più profonda all’adorazione di una semplice immagine.
    Quindi, nessuna confusione, solo una concezione diversa – penso scontata – della religione.

  12. Valentino, non rubare gli argomenti a noi poveri postisti!!!
    (Scherzi a parte, se avessi letto in tempo utile il tuo, non avrei scritto il mio… anche se una copia di chissà quanti altri sullo stesso argomento)

  13. stefano scrive:

    x giuseppe

    se la religione combattesse la superstizione a quest’ora le religioni non esisterebbero più da secoli.

  14. Massi scrive:

    “Chi visse pregando morì c…..o”

  15. cesare scrive:

    Credo anch’io che non ci sia nessuna differenza tra superstizione e religione. Le folle di credenti che vanno ad adorare il cadavere riesumato e imbellettato di padre pio ci vanno forse per chiedere di raggiungere un livello superiore di moralità cristiana? No, ci vanno semplicemente per chiedere la guarigione dalla malattia (in pratica per deporre la croce, non per portarla fino in fondo a imitazione di cristo) o la soluzione di problemi concreti o i numeri del lotto vincenti. Questa è la famosa “chiesa di popolo” che tanto piace al card. ruini, che una volta votava DC e adesso vota per il berlusca. D’altra parte non mi ricordo quale grande sapientone ecclesiastico diceva che c’è più profondità di fede in una vecchietta che biasciaca avemaria che nel supremo dei teologi. Anche nel mondo pagano era così: ex voto, giaculatorie, cerimonie apotropaiche ecc. Il cristianesimo non ha inventato niente. La parola stessa “religione” indica una condizione per cui si è legati a qualcosa, cioè costretti o dipendenti. Ad es. a fare un sacrificio di ringraziamento agli dei se si osserva un fenomeno naturale che gli aruspici (i preti) interpretano come favorevole. Questa è superstizione bella e buona. Anche oggi i credenti ragionano così.

  16. Tiziano scrive:

    @ nihil84

    Stiamo parlando di due stati americani (illinois e texas) dove l’inflenza della religione è fortissima e altamente vincolante, per cui non ritengo in alcun modo la ricerca fondata; potrebbe esserlo solo in caso fosse uno studio di ampie popolazioni, tant’è vero che i paesi di influenza nordica (Confederazione del Benelux, Paesi scandinavi, Germania, Inghilterra e via così…) dove l’influenza della religione è molto più bassa e, nel più invadente dei casi, circoscritta al personale. Tuttavia nei suddetti paesi il principio civico dell’onestà è sviluppato in senso umano (svincolato dalla religione); avrebbero molto da insegnare questi paesi al popolo-gregge-disonesto che sono gli italiani!!!

  17. Otto Permille scrive:

    E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda. Credo che tutto questo si sapesse già da qualche secolo. Il fatto che la religione favorisca i processi di socializzazione è il principio della filosofia di Feuerbach secondo cui il “rapporto con Dio” è solo la simulazione e la caricatura del rapporto dell’uomo con l’uomo, ossia del rapporto sociale. Da questo principio si fa presto a derivare tutto il resto. Più il rapporto sociale si struttura e più la figura di un dio diventa inutile.

  18. non possumus scrive:

    @giuseppe
    quelli che vanno a pregare dalla salma di padre pio sono religiosi o superstiziosi?

  19. Valentino Salvatore scrive:

    @ Laurentia

    Scusa, ma dire che gente e società “senza religione” sono cooperative solo perché così difendono un tenore di vita soddisfacente mi pare davvero un’affermazione discutibile, espressione del classico monopolio dell’etica che pretendono di avere i credenti volta a sminuire ogni espressione non religiosa.
    A questo punto potrei dirti che i credenti sono “buoni” per la stessa ragione di convenienza, ovvero ottenere la vita eterna e “tesori in cielo” (metafora evangelica che si dà la zappa sui piedi da sola svelando le carte e che casca proprio a fagiolo per definire la natura “economicista” della religione).

  20. Tempesta2008 scrive:

    A me sarebbe venuto da fare delle conclusioni completamente diverse…di solito i colpi bassi della vita disilludono….e riportano coi piedi per terra. Ed è così, che spesso, persone che credono in Dio, nell’amore, in un utopia, in seguito a cattivi eventi, non credono più….

  21. gianfranco scrive:

    @Giuseppe
    La religione combatte la superstizione perchè gli toglie i clienti… della propria.

  22. Valentino Salvatore scrive:

    @ Bruno Gualerzi

    Scusami, ma pure io ogni tanto mi dovrò pure divertire, no?

  23. bruno dei scrive:

    “La gente ha elaborato altri modi per essere cooperativa – senza Dio”.
    Direi anche di più. Si diventa davvero cooperativi solo quando ci si libera di un Dio ingombrante, che essendo il frutto della paura, spinge alla cooperazione per ragioni solo utilitaristiche, per far fronte a quella paura.
    Dio è la guida di ciechi che si muovono al buio.
    E’ liberandosi di Dio che può nascere, finalmente, nella società secolarizzata, dopo millenni di buio, l’etica, e con essa lo scambio sociale cooperativo.

  24. Nietzche--- scrive:

    @ giuseppe
    Per definire la linea tra superstizione e religione, bisogna sempre ricordarsi che la superstizione, per uno che ci crede, diventa dogma o religione.
    Credere nell’ immacolata concezione per te è fede (perchè ci credi, giustamente), per noi è superstizione. Credere in Zeus è superstizione per te perchè Zeus non è il tuo dio, e per noi perchè lo equipariamo a qualsiasi altra divinità, anche la tua.
    Ancora
    Buttarsi il sale alle spalle=Superstizione per entrambi
    Bagnarsi la fronte con acqua su cui sono state dette alcune parole=Superstizione per noi (come il sale), atto religioso per te.
    Questa è la differenza tra superstizione (qualcosa di irrazionale visto da un punto di vista razionale) e religione (qualcosa di irrazionale visto tramite una “fede” cieca, che non permette di distinguerne l’irrazionalità) per noi…

  25. bruno dei scrive:

    Davvero mi è difficile capire fino in fondo questa necessità di distinguere tra superstizione e religione. I principi psicologici e i meccanismi sociali che sostengono e sono alla base di entrambe sono gli stessi.
    La religione non è che una superstizione a più ampio spettro, ammantata di una ritualità più sfolgorante, che, in q pretende, e spesso riceve, quel rispetto che per lo più neghiamo alle altre superstizioni più circoscritte.

  26. longinous scrive:

    È superstizione quando ci credono gli altri e religione quando ci credi tu.
    Infatti per me Wanna Marchi e Papa razzingher sono uguali.
    Quasi.
    Il secondo è ancora libero di truffare.

  27. Asatan scrive:

    Io non credo in dio, non credo in ricompense celesti. Sono buona e aiuto gli altri perchè nel profondo di me trovo intollerabile l’inutile crudelt verso gli altri. Perchè vedere un mio simile soffrire mi spezza il cuore e vorrei dividere un po’ della felicità che mi sono costruita nella vita.

    Un credente è buono perchè se no il suo dio lo spedisce all’inferno. Fà buone azioni per pagare la mazzetta a dio e ottenerela sua ricompensa celeste.

    Chi è veramente senza valori? Chi ha veramente un etica fra i due?

  28. Flavio scrive:

    Certo, la religione rende un gruppo coeso… finché non lo scaglia al suicidio contro un altro!

  29. antonella scrive:

    E’ la mentalità di un bambino, attendersi una ricompensa o temere il castigo in relazione ai propri comportamenti. e sfruttando questa tendenza il bambino viene “educato”. Peccato che poi i bambini crescano, a volte.

  30. maxalber scrive:

    Il catto-trollismo di giuseppe e C. è dimostrato dal fatto che ogniqualvolta viene richiesto loro di fornire una dimostrazione, una definizione, una spiegazione, scompaiono, si eclissano, glissano, rivoltano le frittate e comunque non rispondono.
    Da tempo stiamo aspettando anche la distinzione fra religioni e sette oltre che quella con le superstizioni.
    Neanche quelli apparentemente più seri, tipo fra pallino, hanno niente dire al riguardo?

  31. Ancora una volta quasi tutto il post è stato monopolizzato dal nostro giuseppe il quale poi puntualmente – come rileva maxalber – si è eclissato. E lo monopolizza su un tema (religione e/o superstizione) per il quale c’è ben poco da aggiungere a quanto detto qui tante volte.
    Premesso che io per primo ho abboccato all’amo (l’esca era troppo allettante), mi piacerebbe trovare qualche giudizio (oltre a quelli, per altro indiretti, di Tiziano, Otto Permille e in qualche modo di Laurentia) sullla validità dei metodi seguiti e soprattutto sulla rilevanza dei risultati ottenuti di queste ricerche. O comunque di questa ricerca.
    A me, come ho già rilevato, sembrano – come del resto tanti altri analoghi – di una irrilevanza assoluta.

  32. Ho dimenticato di aggiungere:
    “A me sembrano di un’irrilevanza assoluta… tanto è vero che hanno dato solo lo spunto per parlare d’altro”.
    (Un parere personale sui risultati di ‘questa’ ricerca l’ha dato anche Tempesta 2008.)

  33. Cosimo scrive:

    @Giuseppe
    “La Chiesa é la prima a combattere la superstizione”
    Ma certo! Bisogna eliminare la concorrenza. E bisogna combattere anche i maghi. La gente deve dare i soldi solo alla Chiesa! Miliardi di euro l’anno non bastano vero?

  34. Popinga scrive:

    @ Bruno e agli altri scettici
    Le conclusioni dello studio canadese, pubblicato su Science e non su “Cronaca vera”, non mi sembrano affatto da sottovalutare. Si pubblica su Science solo se si assicurano determinati standard procedurali. La cosa che mi ha colpito è che cose simili le hanno dette da tempo molti sociologi delle religioni, da Renè Girard (il sacrificio come prevenzione della faida) a Marcel Gauchet (il sacro come struttura fondante della mentalità arcaica, che si chiude nella religione man mano che la società si secolarizza). Dal mio canto faccio notare che nelle lingue proto-indoeuropee esistono termini per indicare il sacro, ma nessuno per denotare la religione (cfr. Benveniste: Dizionario delle istituzioni indoeuropee). Così, con Gauchet, ritengo che l’uomo un giorno uscirà dalla religione, così come ha abbandonato la paura del tuono o le palafitte. Il processo è e sarà lungo, perchè la religione è da sempre struttura di potere e/o con esso alleata. La liberazione dal potere ci porterà a liberarci dalla mentalità religiosa (e qui salta un po’ fuori il mio marxismo). Ciao.

  35. giuseppe sbattezzato scrive:

    le peggiori superstizioni sono i monoteismi “derivati dal libro” anche perché si assolutizzano e fomentano intolleranze e conquiste.
    la superstizione – che comprende le religioni) è una malattia derivante dall’incapacità di distinguere fantasie e realtà, una specie di delirio.

  36. crespo scrive:

    Ho appena dato un’occhiata ai due lavori. Direi che è un po’ troppo semplice liquidarli come faziosi o superficiali: se è vero che i campioni non sono vastissimi, gli esperimenti sono comunque stati condotti correttamente. D’altronde stiamo parlando di Science, una delle due più prestigiose riviste scientifiche al mondo (assieme a Nature).

    @Bruno Gualerzi, tu hai scritto: “Queste ‘ricerche’, forse saranno anche condotte con rigore scientifico, ma i risultati non mi sembrano differire molto da una qualsiasi psico-sociologia da rotocalco, o da salotto televisivo. Mi sembra una accozzaglia di luoghi comuni… ”

    A me non sembrano affatto luoghi comuni, se non altro perché supportati da dati sperimentali.

    In secondo luogo, non ho mai sentito in nessun programma televisivo italiano qualcuno che definisse la religione (e la storia delle religioni) come uno strumento sociale punto e basta, lasciando perdere la sfera irrazionale o “mistica” che dir si voglia. Non c’è mai nessuno, nei dibattiti televisivi, che sia in grado di affrontare l’argomento “religione” sul piano antropologico e sociale. Infatti, se questo accadesse, potrebbe essere svelata la vera natura della religione che è trascendente quanto un mattone.

  37. giuseppe sbattezzato scrive:

    il fatto che non si sappia cosa sia la realtà comunque non dà liceità morale e intellettuale a posizioni fideistiche (fedenti): sono posizioni mentali miserrime, e primitive-preistoriche, lo ammettano almeno in cuor loro i cosidetti credenti; se la “bella” e comodosa convenienza sociale gli impedisce di dichiararlo apertamente: che triste; se va bene, chissà per quanti secoli ancora a discutere di ciò.

  38. maxalber scrive:

    giuseppe e quelli come lui sono quanto meno dei grandissimi maleducati che dovrebbero scusarsi pubblicamente ogni volta che intervengono per l’atteggiamento supponente e la mancanza di volontà di dialogo che dimostrano.
    Avrei ben altri epiteti da somministrare loro, ma preferisco che il messaggio passi…

  39. Massi scrive:

    Concordo con Popinga
    le religioni sono un fatto di potere, dunque “la liberazione dal potere (se mai accadrà) ci porterà a liberarsci dalla mentalità religiosa”.
    perciò (visto che la pluralità di noi umani è oggettiva) è sull’idea di “potere” che occorre darsi daffare, dunque: le potenzialità di ciascuno tutte verso “uno” o tutte verso tutti?

  40. @ crespo
    Accetto senz’altro i tuoi rilievi, anche e soprattutto perché non ho letto (forse perchè prevenuto) i testi integrali, e del resto ho premesso che la mia iniziale era una reazione ‘a caldo’… che per altro in seguito non si è molto ‘raffreddata’.
    Comunque il tuo sottolineare il fatto che non si è mai sentito nessuno ‘definire le religione (e la storia delle religioni) come uno strumento sociale punto e basta’ – sicuramente vero nel nostro paesaggio culturale, soprattutto a livello divulgativo – mi lascia perplesso come approccio in sé, anche se dirne le ragioni qui sarebbe troppo laborioso.
    Voglio solo fare riferimento ad un ‘contributo’ apparso sull’ultimo numero de L’ATEO di Giorgio Ferri che tratta appunto di religione e storia secondo la prospettiva indicata da te (se ho capito bene), in ricordo di una iniziativa di un coraggioso professore della Sapienza durante gli anni ’50: ebbene quell’approccio non mi ha convinto, e qualcosa in merito penso di inviarlo alla rivista.

    @ Popinga
    Ho letto solo adesso il tuo rilievo agli ‘scettici’. Ribadisco quanto scrivo qui sopra a ‘crespo’ circa il mio approccio sicuramente un pò prevenuto… ma poi mi sembra che anche tu sia rimasto colpito dal fatto che quanto riportato da Science non rappresenti una novità. Certo, tu ti riferisci a studi di sociologi precedenti che non sono certo conosciutì al grande pubblico (per non parlare di me), ma forse occorre proprio essere, se non specialisti, almeno ben preparati su tali argomenti, per cogliere certi aspetti e non ricevere l’impressione del ‘già sentito’.
    Il prestrigio di Science non sono certo io a metterlo in discussione, ma se mi propone quelli che a me, lettore medio, sembrano poco più di luoghi comuni, per quanto riportati come risultato di un ricerca condotta con rigore scientifico, per me, come dicevo, luoghi comuni restano.
    Del resto chiedevo proprio un parere in questo senso, e ringrazio chi l’ha fornito.

  41. Paolo scrive:

    @ Popinga

    “Così, con Gauchet, ritengo che l’uomo un giorno uscirà dalla religione, così come ha abbandonato la paura del tuono”

    Magari fosse cosi’, alcuni nostri giornalisti ed il nostro capo di stato + entourage non la pensa cosi’ (a meta’ articolo, “curiosita’”):
    http://tinyurl.com/4k4h66

  42. Popinga scrive:

    Grazie Paolo della simpatica segnalazione. I nostri giornalisti eccellono per ignoranza: ho sentito al TG2 definire l’antimateria come “materia negativa” e un mio amico positrone s’è molto incavolato.
    @ Massi: bella domanda, fammici pensare.

  43. Come ho già scritto altre volte, Darwin aveva già ipotizzato, nel “L’Origine dell’uomo”, il processo evolutivo “biologico/culturale” che ha portato alle religioni.

    Nel libro “Dal big bang a dio. Il lungo viaggio della vita” liberamenrte scaricabile su http://www.geocities.com/biochimicaditutti ho riproposto la sua ipotesi che viene ogni giorno di più confermata dai dati forniti dalla ricerca.
    In sunto: la superstizione e la religione sono il frutto di circuiti mentali che si sono selezionati perchè vantaggiosi per l’individuo e per la società (perchè noi siamo una specie sociale …)

  44. giuseppe scrive:

    fab scrive:

    3 Ottobre 2008 alle 20:02
    @ giuseppe

    Sta a te fornirci una precisa distinzione fra religione e superstizione. Dal canto mio, non riesco proprio a scorgerla.

    Potrei rifilarti un intero trattato, ma non servirebbe. Non c’é peggiore sordo di chi non vuole sentire.

  45. sti.ca1970 scrive:

    Ha ragione Bruno Gualerzi. Persone come Giuseppe andrebbero ignorate nel senso pieno del termine, poichè il loro vero obiettivo e quello di sconvolgere qualunque discussione civile e razionale. Bisogna mantenere i nervi saldi ed accettare una discussione coi “religiosi”solo faccia a faccia.
    Salute a tutti.

  46. giuseppe scrive:

    sti.ca1970 scrive:

    4 Ottobre 2008 alle 19:34
    Ha ragione Bruno Gualerzi. Persone come Giuseppe andrebbero ignorate nel senso pieno del termine, poichè il loro vero obiettivo e quello di sconvolgere qualunque discussione civile e razionale.

    E già, ti fa male che qualcuno possa mettere in evidenza i limiti delle finte sicurezze su cui poggiate. Comunque la superstizione é una degenerazione del fatto religioso. Ed é inutile che stia ad entrare nei dettagli; esistono migliaia di testi e di articoli su questo soggetto. Se qualcuno vuole approfondire seriamente lo puo’ fare, ma non é il vostro caso; voi preferite gli sloogans e le sentenze dogmatiche degli Odifreddi di turno, che da specialisti di un settore si credono essere depositari di tutto lo scibile umano, specie quello filosofico. E vendono sentenze che fanno ridere le persone serie, anche degli atei.

  47. Popinga scrive:

    @ Bruna Tadolini
    Ho letto il capitolo finale del tuo scritto (da p. 178 in poi) e sono sostanzialmente d’accordo con quanto scrivi. La comparsa del clero, dei professionisti della religione, merita secondo me qualche riflessione ulteriore, sulla scorta di quanto scrisse il pensatore libertario americano Murray Bookchin negli anni ottanta (L’ecologia della libertà, Eleutheria, Milano). Purtroppo la morte del mio vecchio PC (compresi i dischi di memoria), avvenuta circa dieci giorni fa, mi impedisce di fornirti delle citazioni che trascrissi dal libro. Non appena avrò ricostruito il file non mancherò di farlo arrivare al tuo indirizzo. A risentirci. Ciao.

  48. @ Popinga
    “La liberazione dal potere ci porterà a liberarci dalla mentalità religiosa (e qui salta fuori il mio marxismo).”
    In un primo tempo non ho fatto molto caso a questa affermazione, ma poi, nel tuo commento riferito a Bruna Tadolini ti riferisci ad un autore, Murray Bookcin e al suo ‘L’ecologia della libertà’ che, quando leggevo ancora libri, lessi con molto interesse…
    Ebbene, il richiamo a quel testo e la casa editrice che l’ha pubblicato, di orientamento anarchico, mi hanno indotto – ritenendomi anarchico, ma soprattutto ateo – a rovesciare la tua affermazione non necessariamente in senso antimarxiano:
    “La liberazione dalla mentalità religiosa ci porterà a liberarci dal potere”.
    Ciao.

  49. X Bruno Gaulenzi e Popinga

    poichè la Vita è quella che è (guidata da una intrinseca spinta ad evolversi producendo individui e specie sempre più adatti all’ambiente) … credo sia impossibile attuare l’utopia anachica!
    Si potrebbe se, davanti ad una normale differenza di opinioni su come gestire un evento di interesse comune, democraticamente si scegliesse di fare la cosa razionalmente migliore! Ma ciò comporta che quelli che hanno idee diverse ammettano che sono peggiori e questo …… è quasi impossibile! Studi di psicologia hanno dimostrato che istintivamente il nostro cervello inventa tutti i modi possibili per dimostrare, anche negando l’evidenza, di avere ragione ….. e totalmente in buona fede (e questo è il dramma!). Forse in questo c’è anche la radice del delusional thinking (credere ad oltranza per difendere sè stessi, l’immagine di sè che si ha, l’immagine della realtà che ci serve per sopravvivere)

    L’istinto a prevalere comunque (sia che si abbiano meriti o che non si abbiano) è troppo forte; malgrado la pletora di pensatori che hanno “inventato” religioni/filosofie che individuavano nell’egoismo individuale la causa di tutti i mali …. siamo ancora qui, con gerarchie religiose che rinnegano, nei fatti, i principi di base della propria religione/filosofia!!

    Sic stantibus rebus!!! …

  50. maxalber scrive:

    giuseppe scrive:
    4 Ottobre 2008 alle 18:31
    Potrei rifilarti un intero trattato, ma non servirebbe. Non c’é peggiore sordo di chi non vuole sentire.
    *********************
    Come volevasi dimostrare: invece di scusarsi giù ancora a vomitare maleducazione e protervia.
    Di argomenti invece neppure l’ombra.
    Al posto di un trattato (di cui si può già presupporre il contenuto), spiegarlo brevemente con parole proprie sarebbe un segno di intelligenza.
    Oltre che di dimostrazione di volontà di dialogo.
    Ma è chiedere troppo…

  51. frescateo scrive:

    la religione è fine solo x i papi, cardinali, vescovi e suore e per i politici che fanno di essa un porta bandiera x avere voti; e poi è molto affine x i poveri analfabeti che non avendo istruzione, credono e superstiziosamente si abbandonano ai falsi racconti di un libro che gli viene comunque letto da 2000 anni e che sappiamo bene essere tarocca tura spiccia.

  52. Stefano Bottoni scrive:

    -Or son io, a dire a tutti
    che i superstiziosi son maledetti!
    Scriba o fariseo, sepolcro imbiancato,
    invano la scrittura tu hai predicato!
    Certo gli scritti son molto belli…
    ma mai uccidere i nostri fratelli!
    Così nel quinto comandamento è scritto
    eppur tu… nelle prediche il contrario hai detto!-
    -Ma non son figli del signore
    color che peccano a tutte l’ore
    l’unico dio non adorando
    e soprattutto… niente soldi a noi dando!-
    -Io dissi che la povertà
    al nostro padre avvicinerà!
    E invece guardavevi, o sciocchi!
    Alfine aprite gli occhi!
    Poveri siate siccom passeri o picchi
    ma quanto voi siete ricchi?
    D’oro avete innumerevoli tonnellate
    e le pover donne… le volete lapidate!-
    -Ma chi sei tu che così parli, orsù?-
    -Io son Gesù!-
    -Ma ben sappiam che tu non esisti!-
    -E solo ora a ‘sto punto giungesti?
    Lo so, son mitologica figura,
    che sperava, per la storia futura
    di gettar fertile semente
    che aiutasse la povera gente.
    Ma ahimè, ho potuto vedere
    che la mia leggenda sol servì al potere.
    Papi, preti, cadinali,
    i più puliti son peggio dei cinghiali.
    La superstizione essi han sfruttato
    e le menti illuminate hanno bruciato.
    Quindi mi ritiro, me ne vado in dispetto…
    …e ditelo pure a quel secidesimo benedetto!!!

  53. @ Bruna Tadolini
    Alcuni anni fa io e un mio amico ‘filosofo’ (porta pazienza) elaborammo una nozione di anarchia poi finita in un libretto (di cui non dico il titolo perché forse ancora in circolazione) nella quale ancora mi riconosco. Immaginando un dialogo tra Socrate redivivo e il leopardiano Venditore di Almanacchi, così si giunse a parlare dell’anarchia:

    VdiA – : “Ma se non c’è comunque qualcuno che dirige, come si farà ad andare in qualche precisa direzione? Anche l’anarchia è paralizzante.”

    Socrate: – “Questo è indubbio: ma escludendo il governo diretto delle volontà, non si esclude il riferimento comune a qualcje principio di comportamento comune. Anzi, la parola anarchia dice un cattivo uso el greco: non si tratta in effetti, per i suoi sostenitori, di negare un principio (‘arché’), ma il comando (‘cratos’) in cui questo principio si incarnerebbe. Meglio sarebbe dunque parlare di ACRAZIA.
    E dove, in chi, si deve incarnare questo principio conduttore? Ma nella coscienza degli uomini, nel loro dialogo reciproco per formularlo, tenendo conto dei diritti di tutti, del ‘bene’ di ciascuno. Anarchia non significa disordine e mancanza di governo, ma autigoverno collettivo, costituzione di una coscienza collettiva, impegno per accrescerla e difenderla. La politica è prima di tutto un’operazione culturale.”

    VdA: – “Dunque, mio buon maestro, tu vedi il mondo come una grande scuola! Il rapporto corretto tra le persone sarebbe quello pedagogico di mutuo insegnamento, che poi significherebbe anche di mutua felicitazione, per cui ciascuno offre agli altri quello che sa e quello che ha per mettere in grado tutti di godere della realtà in tutte le sue forme. Un cammino ben difficile. Un’utopia.”

    Ecco, poi i due dialoganti passavano a parlare, naturalmente non a caso, di utopia.

    Ora tu dici. “(…) credo sia impossibile attuare l’utopia anarchica”, adducendo una serie di considerazioni ricavate da studi di psicologia e, presumo, in generale dalle neuroscienze, che dimostrerebbero scientificamente ciò per altro si è sempre ipotizzato, come, alla base di qualsiasi nostro comportamento ci sia una sorta di istinto di sopravvivenza (perdona l’approssimazione) che finirebbe comunque per prevalere facendosi beffe di tutti i buoni propositi contenuti nelle ‘religioni/filosofie”.
    Bene, pensi che quella nozione di anarchia sopra delineata, elaborata da due ‘filosofi’ (le virgolette stanno ad indicare che, io no di certo, ma nammeno il mio amico – che ad un certo punto di una brillante carriera accademica lasciò l’Università proprio per ‘pensare’ il più liberamente possibile – ci consideravamo ‘filosofi di professsione’) non si sia partiti proprio da quanto tu sostieni pur senza una qualche verifica scientifica (se non con riferimenti se mai alla psicanalisi, ma con molta circospezione)? E non per cambiare le cose portate a questo punto dall’evoluzione della specie, o comunque per non tenerne conto… No, molto più semplicemente proprio per adeguarci col minore danno possibile ad un istinto di sopravvivenza che – come diceva (porta sempre pazienza) il filosofo Hobbes – inclina all”homo momini lupus’, al ‘bellum omnium contra omnes’, ma che proprio per questo fa del nostro vivere – diceva sempre lui proponendo un sua ricetta naturalmente discutibile – un ‘gran brutto vivere’. E dal momento che l’evoluzione biologica ha dotato la nostra specie di ciò che chiamiamo ragione, perchè non usarla per cercare di vivere meglio, approfondando la conoscenza certo, ma anche sfruttandola per ognuno di noi? Usarla per questo scopo, non è pur sempre seguire l’istinto di sopravvivenza?

    Altrove scrivevo: l’utopia cessa di essere ‘utopica’, cioè irrealizzabile con conseguenze catastrofiche per chi la volesse realizzare, quando l’alternativa ‘realistica’ porta sicuramente alla catastrofe. E lo scriveveo perchè ciò può avvenire, a mio parere (è la ragione per cui ora come ora, dissentendo già allora dal mio amico da poco scomparso, privilegio l’ateismo), in quanto la mentalità religiosa, nelle forme tradizionali e in tante altre sempre nuove, punta in realtà tutto su componenti istintuali che escludono sempre più di fatto la ragione. Nonostante le grandi conquiste della ricerca scientifica.

  54. Massi scrive:

    @ Bruna, Bruno, Popinga
    Si, il “darsi ragione” è una strategia per difendere ciascuno se stesso, ad oltranza.
    “Ben oltre” la verità delle cose e dei fatti, indipendentemente dalla verità: perchè non è la verità delle cose e dei fatti la vera ragione per la quale ognuno si da ragione, ma, appunto, per difendere se stesso.
    Resta però il fatto che “I PENSIERI CAMBIANO AL TEMPO CHE NON CI SI ACCORGE CHE CAMBIANO” e, in un certo qual modo, si può scegliere se essere solo vittime o co-autori di questo (ed esserne solo vittime non è certo la miglior strategia per difendere ciascuno se stesso).