Science: ricerche su superstizioni e utilità sociale della religione

Uno studio statunitense condotto dalla Northwestern University di Evanston (Illinois) e di quella di Austin, in Texas, apparso su Science, spiega come l’aumento dello stress e la perdita del controllo della propria vita (ad esempio per delusioni lavorative o amorose, problemi di salute o altro) favorisca paranoia e pratiche superstiziose. Adam Galinsky, uno degli autori dello studio, spiega: “Per le persone è fondamentale avere in mano le redini della propria vita e quando il controllo viene meno, ciascuno cerca di ripristinare la situazione attraverso una sorta di ginnastica mentale”.
I ricercatori hanno condotto sei esperimenti, tra i quali uno in cui i volontari dovevano guardare immagini sfumate: quelli più stressati tendevano a vedere in quelle immagini cose diverse rispetto a ciò che ritraevano effettivamente, a volte in chiave cospirativa. “La sensazione di insicurezza crea spesso un bisogno viscerale di ordine, anche di un ordine soltanto immaginario”, spiega Jennifer Whitson, l’altra autrice dello studio.

Secondo uno studio dell’università canadese del British Columbia intitolato The Origin and Evolution of Religious Prosociality, riportato sempre su Science, la credenza contribuirebbe a società più stabili e cooperative, ma solo a determinate condizioni e che ciò può essere garantito anche senza l’ausilio di religioni. Gli autori dello studio, Ara Norenzayan e Azim F. Shariff, sostengono che la religione favorirebbe la crescita di società estese e stabili formate da individui che non hanno tra loro legami genetici, soprattutto in periodi storici passati e in società meno strutturate. La cooperazione risulterebbe maggiore nelle società religiose, specie nei gruppi in pericolo; dal punto di vista economico, la religiosità aumenta i livelli di fiducia tra gli attori economici; inoltre l’idea di un Dio onniscente e interessato alla moralità riduce i livelli di comportamenti disonesti ed egoistici. Lo studio inoltre fa notare che nel mondo moderno la religione non ha il monopolio del comportamento virtuoso. In molte rilevazioni, i non credenti si comportano in maniera pro-sociale quanto i credenti. Gli ultimi secoli hanno visto infatti l’affermarsi di meccanismi istituzionali non religiosi che includono un’efficace mantenimento dell’ordine, tribunali e controllo sociale. “Alcune delle società moderne più cooperative sono anche le più secolarizzate” afferma Norenzayan “La gente ha elaborato altri modi per essere cooperativa – senza Dio”.

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 3 ottobre 2008 alle 18:57 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.