Veronesi: I padroni della vita

Oggi su “Repubblica” c’è un interessante commento di Umberto Veronesi sul rapporto tra fine della vita e progresso tecnologico. Per Veronesi il problema, di fronte ad un paziente che non ha alcuna prospettiva di recupero, non è tanto “una definizione di morte ma con una definizione dell’uomo e di cos’è una vita ‘umana’”.
La scienza infatti continua a “spostare i limiti della morte”, con l’introduzione della “vita artificiale” che dipende totalmente dalle macchine. “Nasce così l’incubo della vita artificiale, come esito non voluto dei progressi della tecnologia”: nonostante l’uomo abbia sempre avuto terrore della morte, oggi emerge una “nuova paura che è ancora agli esordi del suo manifestarsi: la paura di vivere oltre il limite naturale della biologia. Molti si stanno rendendo conto della progressiva invasione della tecnologia nella vita umana fino a spostarne i confini all’infinito”.
L’eventuale ridefinizione dei criteri di Harvard e il progresso tecnico e medico potrebbero infatti aprire una “prospettiva agghiacciante, che si associa all’immagine di un esercito crescente di corpi vegetanti chiusi nelle loro prigioni”, senza possibilità di recupero. Veronesi per spiegarlo prende l’esempio di Terry Schiavo: “all’autopsia il cervello di Terry è risultato completamente devastato per cui è dimostrato che la ragazza non vedeva, non sentiva, non provava né fame né sete, né null’altro. La ricerca scientifica ci offre dei parametri certi, come appunto la morte cerebrale, oltre i quali la vita irreversibilmente non sarà mai più quella che noi conosciamo e chiamiamo vita. Dovrebbe spettare ad ognuno di noi decidere che fare.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 4 settembre 2008 alle 9:53 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.