Osservatore Romano: marcia indietro su morte cerebrale ed espianti

Un editoriale de “L’Osservatore Romano”, firmato dall’esponente del Comitato nazionale di boetica Lucetta Scaraffia, afferma che la dichiarazione di “morte cerebrale” (definita 40 anni fa da un rapporto di Harvard e accettata dalla comunità scientifica) sarebbe insufficiente a sancire la fine della vita. La Chiesa aveva infatti accettato la definizione, permettendo anche l’espianto degli organi di pazienti con encefalogramma piatto, ma oggi il concetto andrebbe ridefinito sulla base di “nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo”. In un contesto dove le macchine mantengono le funzioni vitali di persone in come irreversibile, ciò “comporta un’identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente”. La definizione di morte cerebrale risponderebbe forse all’interesse dei medici di trovare organi da trapiantare, continua la Scaraffia.

Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi precisa comunque che l’articolo “non può essere considerato una posizione del magistero della Chiesa”.

Il mondo scientifico reagisce alla presa di posizione. Vincenzo Carpino, presidente dell’Associazione anestesisti e rianimatori ospedalieri, afferma che la legge italiana in materia è “una delle migliori al mondo” e che la morte cerebrale “resta al momento l’unico criterio valido, in mancanza di nuove evidenze scientifiche, per definire la morte di un individuo”. Alessandro Nanni Costa, presidente del Centro nazionale trapianti, dice che i criteri definiti da Harvard “non sono mai stati messi in discussione in 40 anni dalla comunità scientifica, e vengono applicati in tutti i Paesi scientificamente avanzati. I dubbi ci sono sempre stati, ma da parte di frange minoritarie che fanno critiche non scientifiche”. Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di medicina legale alla Sapienza e membro del Comitato nazionale di bioetica, pone dei dubbi, al limite, sui criteri di accertamento della morte cerebrale. Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica è deciso: “Sulle questioni di fine vita, la Chiesa non è più in grado di dare risposte ai nuovi problemi e diffonde inutile panico. Non sapendo più come gestire le nuove tecniche e trovandosi in serissime difficoltà sul caso Englaro, preferisce gettare discredito su tutte le nuove tecnologie, venendo anche a rimettere in discussione i trapianti d’organo. L’obiettivo è chiaro: bloccare il caso Englaro e fissare barriere alla legge sul testamento biologico che sarà tanto restrittiva da essere inutilizzabile”. Ignazio Marino afferma che la tesi della Scaraffia è “molto pericolosa e può mettere a serio rischio il futuro dei trapianti”, ricordando il “riconoscimento etico e morale” di Giovanni Paolo II sui trapianti e sul concetto di morte cerebrale.

Notizia inserita da Valentino Salvatore

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 3 settembre 2008 alle 0:06 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.