La speculazione della Curia veronese su Villa Francescatti

Il vescovo Zenti, attraverso il suo ufficio stampa ha diffuso una nota sulla decisione «sofferta» di alienare Villa Francescatti, sede dell’ostello della gioventù. Dice don Fasani che Villa Francescatti, a suo tempo, non è stata acquisita con vincoli di destinazione d’uso. Chi ha competenza in merito deve fare chiarezza. A suo tempo, Villa Francescatti fu acquisita dalla Curia senza spendere una lira. La Curia la acquisì dalle suore che stanno di fronte alla Villa. Le suore la acquisirono per lascito testamentario dall’ultima discendente della famiglia Francescatti perché fosse destinata a favore di donne sventurate. Quando la Curia parla di destinazione d’uso si riferisce alla destinazione d’uso a livello urbanistico o a livello testamentario? Dice la Curia che l’alienazione di Villa Francescatti nasce dalla necessità di «coprire il debito che la Diocesi si porta appresso ormai da troppi anni e che sta ingigantendosi strada facendo, in ragione degli interessi che non lasciano scampo». Non è chiaro se questo debito sia stato incrementato anche dalla liquidazione ricevuta da don Fasani quando ha cessato la carica di direttore di Verona Fedele. Comune e Provincia, che hanno assessori al turismo, non hanno nulla da dire sulla prospettata chiusura dell’ostello della gioventù? I parlamentari veronesi sono al corrente che la Curia ricevette miliardi di lire dallo Stato, in occasione del giubileo, proprio per l’ostello della gioventù? Qualcuno ha intenzione di presentare almeno un’interrogazione parlamentare? Nella stessa dichiarazione dice don Fasani: “Quanto all’otto per mille, la distribuzione del gettito a favore di tutte le Diocesi italiane e di altre Chiese sparse nel mondo, meno fortunate di noi, consente la copertura del mantenimento del clero e di poche altre iniziative liturgico-pastorali”. Non vero, almeno per quanto riguarda la diocesi di Verona. Don Fasani, probabilmente, non ha letto il bilancio pubblicato sul Bollettino ufficiale della diocesi di Verona. La maggior parte dei soldi va nel mattone. E non ci dica che la pubblicità ingannevole che la Cei ci propina da settimane sull’otto per mille viene pagata con le ciaculatorie.

Dalla Newsletter del circolo UAAR di Verona (verona@uaar.it)

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2 commenti

Stefano Bottoni

Neanche i laureati alla Bocconi sanno far fruttare così bene i soldi (degli altri).

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