Là dove gay e lesbiche sono condannati a morte

Si può essere condannati a morte perché gay o lesbiche? In alcuni paesi, sì: Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Nigeria, Yemen, Sudan, Mauritania. Come Pegah Emambakhsh e Seyed Medhi Kazemi, per esempio. La prima una giovane lesbica, il secondo un ragazzo gay di 21 anni. Entrambi rifugiati in Inghilterra, paese liberale e progressista sui diritti civili ed entrambi in attesa di conoscere la loro sorte. Insieme agli amici di Arcigay chiediamo che l’Italia sia paese di asilo politico per le lesbiche e i gay. Dawood Karimi, della Associazione dei rifugiati in Iran, sostiene che “a chi arriva in Italia e mi chiede consigli su cosa fare perché omosessuale, dico di dichiararsi rifugiato politico. Perché la condanna a morte per omosessualità è un fatto politico”. Dawood è un uomo che non ha smesso di amare la sua gente e il suo essere iraniano, come la ragazza raccontata nel bel film Persepolis, vedendo il quale Dawood e noi, con lui, abbiamo pianto. Vorremmo non dovere piangere per persone che sono in Europa e qui devono rimanere. E diciamo a gran voce: siamo tutti gay e lesbiche iraniane.

Francesca Grossi, Segr. Nazionale Arcilesbica


Sottoscrivo.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 14 marzo 2008 alle 17:06 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.