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	<title>Commenti a: Quando Calvino rispose a Magris sul tema aborto</title>
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		<title>Di: Magar</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-148064</link>
		<dc:creator>Magar</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 19:06:27 +0000</pubDate>
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		<description>@Tommaso M.
Solo qualche piccola precisazione:
a) Chi, come fa lei, pensa che la vita umana (p.s. solo quella umana?) abbia diritto ad essere tutelata sempre e comunque, indipendentemente da ciò che ha realmente a che fare con i concetti di &quot;diritto&quot;, &quot;morale&quot;, &quot;giusto&quot;, &quot;sbagliato&quot; (ovvero emozioni, sensazioni, sentimenti, credenze, etc.) dovrebbe perlomeno cercare di giustificare un&#039;asserzione così forte. Invece la &quot;sacralità della vita&quot; viene solitamente affermata come un dogma razionalmente incontestabile. Il punto è che non si può istituire un obbligo di legge sulla base di una morale fondata su presupposti arbitrari: questo vale, naturalmente, per chi giunge a voler vietare l&#039;aborto, mentre io e lei possiamo anche &lt;i&gt;agree to disagree&lt;/i&gt;.
b) Certo che, &lt;i&gt;per la donna&lt;/i&gt;, il filo d&#039;erba non è proprio la stessa cosa dell&#039;embrione: il filo d&#039;erba non si sviluppa mica nel suo corpo. Ma le caratteristiche mentali sono estremamente simili, e così il loro status morale (posto che per l&#039;embrione ha diritto a decidere solo l&#039;individuo ospitante, la madre). E le trasformazioni che l&#039;embrione &lt;i&gt;subirà&lt;/i&gt;, nel momento in cui viene effettuata l&#039;IVG non le ha ancora subite.
c) Credo di aver già risposto all&#039;argomento della &lt;i&gt;decisione, deliberata e consapevole, mirata ad impedire lo sviluppo di una futura persona&lt;/i&gt;: la frase si adatta perfettamente pure alla contraccezione. E una &lt;i&gt;possibile&lt;/i&gt; futura persona non è una persona attuale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tommaso M.<br />
Solo qualche piccola precisazione:<br />
a) Chi, come fa lei, pensa che la vita umana (p.s. solo quella umana?) abbia diritto ad essere tutelata sempre e comunque, indipendentemente da ciò che ha realmente a che fare con i concetti di &#8220;diritto&#8221;, &#8220;morale&#8221;, &#8220;giusto&#8221;, &#8220;sbagliato&#8221; (ovvero emozioni, sensazioni, sentimenti, credenze, etc.) dovrebbe perlomeno cercare di giustificare un&#8217;asserzione così forte. Invece la &#8220;sacralità della vita&#8221; viene solitamente affermata come un dogma razionalmente incontestabile. Il punto è che non si può istituire un obbligo di legge sulla base di una morale fondata su presupposti arbitrari: questo vale, naturalmente, per chi giunge a voler vietare l&#8217;aborto, mentre io e lei possiamo anche <i>agree to disagree</i>.<br />
b) Certo che, <i>per la donna</i>, il filo d&#8217;erba non è proprio la stessa cosa dell&#8217;embrione: il filo d&#8217;erba non si sviluppa mica nel suo corpo. Ma le caratteristiche mentali sono estremamente simili, e così il loro status morale (posto che per l&#8217;embrione ha diritto a decidere solo l&#8217;individuo ospitante, la madre). E le trasformazioni che l&#8217;embrione <i>subirà</i>, nel momento in cui viene effettuata l&#8217;IVG non le ha ancora subite.<br />
c) Credo di aver già risposto all&#8217;argomento della <i>decisione, deliberata e consapevole, mirata ad impedire lo sviluppo di una futura persona</i>: la frase si adatta perfettamente pure alla contraccezione. E una <i>possibile</i> futura persona non è una persona attuale.</p>
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		<title>Di: Tommaso M.</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147993</link>
		<dc:creator>Tommaso M.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 13:24:42 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Magar, 
mi pare che le nostre ragioni siano state adeguatamente esposte, con dovizia di argomenti. Io non pretendo di convincerLa, né credo che sia suo interesse convincere me.
Mi limito quindi a qualche precisazione.

Per quanto concerne il punto 1) da Lei esposto, la discussione ci porterebbe a toccare tematiche assai complesse - a cominciare dall&#039;eutanasia - che svierebbero il dibattito. Non mi sembra qui il caso di sviluppare un confronto così esteso.

Riguardo il punto 2) io sottoscrivo quella che Lei giudica una &quot;concezione arcaica della morale&quot;. Pazienza. Siamo in disaccordo.

Relativamente al punto 3) mi accontento di far notare come le trasformazioni di un filo d&#039;erba non siano equiparabili - né biologicamente, né dal mio punto di vista moralmente - a quelle di un embrione.  Al di là di ogni possibile concettualizzazione, sono le donne stesse a comprenderlo, dal momento che abortire non equivale a calpestare un&#039;aiuola.

Terminando, infine, col punto 4) ribadisco che io non miro ad attribuire ad un processo biologico un valore morale. Tutt&#039;al contrario. Il punto, semmai, è che l&#039;interruzione volontaria di gravidanza è una decisione, deliberata e consapevole, mirata ad impedire lo sviluppo di una futura persona. Se a Lei pare che ciò non abbia tragiche implicazioni etiche, vorrà dire che abbiamo due visioni diverse - come del resto già evidenziato - di cosa significhi &quot;vita umana&quot;.

Per il resto, non posso che sottoscrivere l&#039;ultimo messaggio di Bruno Gualerzi, nonché - in massima parte - l&#039;editoriale di Piero Ostellino sul Corriere della Sera di oggi.

Cordialmente, 
Tommaso M.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Magar,<br />
mi pare che le nostre ragioni siano state adeguatamente esposte, con dovizia di argomenti. Io non pretendo di convincerLa, né credo che sia suo interesse convincere me.<br />
Mi limito quindi a qualche precisazione.</p>
<p>Per quanto concerne il punto 1) da Lei esposto, la discussione ci porterebbe a toccare tematiche assai complesse &#8211; a cominciare dall&#8217;eutanasia &#8211; che svierebbero il dibattito. Non mi sembra qui il caso di sviluppare un confronto così esteso.</p>
<p>Riguardo il punto 2) io sottoscrivo quella che Lei giudica una &#8220;concezione arcaica della morale&#8221;. Pazienza. Siamo in disaccordo.</p>
<p>Relativamente al punto 3) mi accontento di far notare come le trasformazioni di un filo d&#8217;erba non siano equiparabili &#8211; né biologicamente, né dal mio punto di vista moralmente &#8211; a quelle di un embrione.  Al di là di ogni possibile concettualizzazione, sono le donne stesse a comprenderlo, dal momento che abortire non equivale a calpestare un&#8217;aiuola.</p>
<p>Terminando, infine, col punto 4) ribadisco che io non miro ad attribuire ad un processo biologico un valore morale. Tutt&#8217;al contrario. Il punto, semmai, è che l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza è una decisione, deliberata e consapevole, mirata ad impedire lo sviluppo di una futura persona. Se a Lei pare che ciò non abbia tragiche implicazioni etiche, vorrà dire che abbiamo due visioni diverse &#8211; come del resto già evidenziato &#8211; di cosa significhi &#8220;vita umana&#8221;.</p>
<p>Per il resto, non posso che sottoscrivere l&#8217;ultimo messaggio di Bruno Gualerzi, nonché &#8211; in massima parte &#8211; l&#8217;editoriale di Piero Ostellino sul Corriere della Sera di oggi.</p>
<p>Cordialmente,<br />
Tommaso M.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Magar</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147949</link>
		<dc:creator>Magar</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 10:26:21 +0000</pubDate>
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		<description>@Tommaso M.
1) “Il medico cerca con tutti i mezzi di conservare la vita la moribondo, anche se questi implora di essere liberato dalla vita&quot;: quel medico fa &lt;i&gt;malissimo&lt;/i&gt;, compie un grave abuso nei confronti del moribondo, lo espropria della signoria sul suo corpo.
2) La mera &lt;i&gt;vita&lt;/i&gt; umana va proprio considerata (circa) &lt;i&gt;alla stregua di un mero agglomerato di atomi, grezza materia inanimata&lt;/i&gt; (come &quot;inanimata&quot;?), finché non si arricchisce di quelle qualità che ci rendono soggetti morali, e che certamente l&#039;ambrione non possiede. Ritenere invece che la vita umana vada tutelata sempre e comunque, anche quando non sia altro che una serie di meri processi biochimici, è frutto di una concezione arcaica della morale.
3) La differenza tra il filo d&#039;erba e l&#039;embrione è solo biologica, non morale: entrambi non soffrono, non provano piacere, non hanno desideri, etc. Il fatto che le leggi della natura stiano portando il secondo, ma non il primo, a diventare una persona nel giro di alcuni mesi non muta il fatto che &lt;i&gt;adesso&lt;/i&gt; persona non sia. Se io interrompo nelle fasi iniziali un processo biologico che &lt;i&gt;si conclude&lt;/i&gt; con la nascita di un soggetto di diritto, io non sto sto toccando alcun presente soggetto di diritto.
4) La violazione della legge di Hume consiste proprio nell&#039;assegnare un valore morale ad una legge di natura: il fatto che esse stiano facendo diventare persona l&#039;embrione non significa che quello abbia &lt;i&gt;diritto&lt;/i&gt; a diventare persona. Perché il futuro dell&#039;embrione determinato soltanto dalla natura dovrebbe essere &quot;più giusto&quot; del destino dell&#039;embrione determinato da un medico abortista? Perché il primo &quot;spetta&quot; all&#039;embrione, è suo diritto, mentre il secondo no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tommaso M.<br />
1) “Il medico cerca con tutti i mezzi di conservare la vita la moribondo, anche se questi implora di essere liberato dalla vita&#8221;: quel medico fa <i>malissimo</i>, compie un grave abuso nei confronti del moribondo, lo espropria della signoria sul suo corpo.<br />
2) La mera <i>vita</i> umana va proprio considerata (circa) <i>alla stregua di un mero agglomerato di atomi, grezza materia inanimata</i> (come &#8220;inanimata&#8221;?), finché non si arricchisce di quelle qualità che ci rendono soggetti morali, e che certamente l&#8217;ambrione non possiede. Ritenere invece che la vita umana vada tutelata sempre e comunque, anche quando non sia altro che una serie di meri processi biochimici, è frutto di una concezione arcaica della morale.<br />
3) La differenza tra il filo d&#8217;erba e l&#8217;embrione è solo biologica, non morale: entrambi non soffrono, non provano piacere, non hanno desideri, etc. Il fatto che le leggi della natura stiano portando il secondo, ma non il primo, a diventare una persona nel giro di alcuni mesi non muta il fatto che <i>adesso</i> persona non sia. Se io interrompo nelle fasi iniziali un processo biologico che <i>si conclude</i> con la nascita di un soggetto di diritto, io non sto sto toccando alcun presente soggetto di diritto.<br />
4) La violazione della legge di Hume consiste proprio nell&#8217;assegnare un valore morale ad una legge di natura: il fatto che esse stiano facendo diventare persona l&#8217;embrione non significa che quello abbia <i>diritto</i> a diventare persona. Perché il futuro dell&#8217;embrione determinato soltanto dalla natura dovrebbe essere &#8220;più giusto&#8221; del destino dell&#8217;embrione determinato da un medico abortista? Perché il primo &#8220;spetta&#8221; all&#8217;embrione, è suo diritto, mentre il secondo no?</p>
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	<item>
		<title>Di: Magar</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147936</link>
		<dc:creator>Magar</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 09:56:41 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;Una persona è tale anche se non è voluta “coscientemente e liberamente”.&lt;/blockquote&gt;
Appunto, Agostino, una persona, mica un embrione. Finché non si ha a che fare con una persona, la madre ha tutto il diritto a &quot;decidere il destino&quot; di quell&#039;insieme di cellule, a scegliere le condizioni migliori in cui far venire al mondo un figlio.
Quando Calvino parla di &quot;alto dovere morale&quot; di non procreare, etc., non vuole imporre a chicchessia l&#039;obbligo di abortire per legge, sta solo osservando che i genitori che scelgono di procreare responsabilmente, pianificando le migliori condizioni per farlo, fanno un miglior servizio ai figli stessi, rispetto a chi li mette al mondo in condizioni disagevoli. Ovviamente, ognuno sia poi libero di agire come gli detta la sua coscienza.

P.S. Quale sarebbe tutta &#039;sta gran distinzione, sul piano morale, fra aborto e contraccezione?
(Premesso che in realtà solitamente l&#039;aborto NON viene usato come semplice sostituto della contraccezione.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Una persona è tale anche se non è voluta “coscientemente e liberamente”.</p></blockquote>
<p>Appunto, Agostino, una persona, mica un embrione. Finché non si ha a che fare con una persona, la madre ha tutto il diritto a &#8220;decidere il destino&#8221; di quell&#8217;insieme di cellule, a scegliere le condizioni migliori in cui far venire al mondo un figlio.<br />
Quando Calvino parla di &#8220;alto dovere morale&#8221; di non procreare, etc., non vuole imporre a chicchessia l&#8217;obbligo di abortire per legge, sta solo osservando che i genitori che scelgono di procreare responsabilmente, pianificando le migliori condizioni per farlo, fanno un miglior servizio ai figli stessi, rispetto a chi li mette al mondo in condizioni disagevoli. Ovviamente, ognuno sia poi libero di agire come gli detta la sua coscienza.</p>
<p>P.S. Quale sarebbe tutta &#8217;sta gran distinzione, sul piano morale, fra aborto e contraccezione?<br />
(Premesso che in realtà solitamente l&#8217;aborto NON viene usato come semplice sostituto della contraccezione.)</p>
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	<item>
		<title>Di: Tommaso M.</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147918</link>
		<dc:creator>Tommaso M.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 09:03:39 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Magar, 
Le risponderò brevemente giacché mi pare che le nostre posizioni - per quanto non conciliabili - si siano delineate con sufficiente chiarezza, a beneficio di eventuali altri lettori.

a) Non è mia intenzione sminuire la pluriennale riflessione in materia di bioetica, al contrario. Tuttavia, ho serie perplessità a considerare, sulla scia di Singer e Englehardt, la &quot;volontà di rimanere vivo&quot; o &quot;di vivere&quot; (piuttosto che la razionalità, o l&#039;autocoscienza) come valido criterio oggettivo dirimente per tutelare giuridicamente qualcuno, o proteggerlo tramite strumenti medici. 
Come giustamente scriveva Max Weber, &quot;Il medico cerca con tutti i mezzi di conservare la vita la moribondo, anche se questi implora di essere liberato dalla vita (...). La scienza medica non si pone la domanda se e quando la vita valga la pena di essere vissuta. Tutte le scienze naturali danno una risposta a questa domanda: che cosa debbo fare se vogliamo dominare tecnicamente la vita? Ma se vogliamo e dobiamo dominarla tecnicamente, e se ciò, in definitiva, abbia veramente un significato, esse lo lasciano del tutto in sospeso oppure lo presuppongono per i loro fini&quot; (&quot;La scienza come professione&quot;, in &quot;Il lavoro intellettuale come professione&quot;, Einaudi, Torino 1967, pp. 26-27).
Inoltre, non ho mai sostenuto l&#039;opportunità che l&#039;embrione vada &quot;tutelato alla pari di un essere autocosciente, che ha le sue volontà chiare e precise&quot;. Nel tal caso, mi opporrei alla legge 194, che invece approvo. Semplicemente, per rifarmi al suo esempio, trovo del tutto assurdo paragonare l&#039;embrione - o il feto - a &quot;fili d&#039;erba, funghi porcini e le margherite di campo&quot;, che invece PER CERTO non diverranno mai esseri umani.
In sintesi: non ho nulla da eccepire nel riconoscimento della libertà di scelta da parte della donna; ho molto da eccepire sotto il profilo morale qualora la vita umana sia considerata alla stregua di un mero agglomerato di atomi, grezza materia inanimata. Se questa è una &quot;credenza tradizionale e superata&quot;, per rifarmi alla Sua espressione, lo lascio valutare a Lei. 

b) Io non scorgo violazioni alla legge di Hume nel mio argomentare. Non ho ricavato alcun assunto prescrittivo da un antecedente assunto descrittivo. Semplicemente non credo che &quot;l&#039;embrione biologicamente già formato non ha nessuna rilevanza sul piano morale&quot;, e questo non perché mi appello a chissà quale &quot;verità&quot; scientifica, ma dal momento che - per puro buon senso - la donna incinta è pienamente consapevole che una fecondazione, in assenza di eventi biologici indipendenti dalla sua volontà o da una interruzione di gravidanza, sfocerà in un parto. L&#039;aborto è un atto mirante ad interrompere un processo biologico che culmina - in linea di masisma - con la nascita di un soggetto di diritto.
Del resto il nostro ordinamento prevede le c.d. &quot;aspettative giuridicamente tutelate&quot;.

Per concludere: non ho nulla da obiettare al fatto che l&#039;ordinamento italiano attribuisca priorità alla libertà di scelta da parte della donna. Ma lo considero - mi sia concesso - il male minore; non una compiuta e meritoria realizzazione del libero arbitrio umano.

Cordialmente, 
Tommaso M.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Magar,<br />
Le risponderò brevemente giacché mi pare che le nostre posizioni &#8211; per quanto non conciliabili &#8211; si siano delineate con sufficiente chiarezza, a beneficio di eventuali altri lettori.</p>
<p>a) Non è mia intenzione sminuire la pluriennale riflessione in materia di bioetica, al contrario. Tuttavia, ho serie perplessità a considerare, sulla scia di Singer e Englehardt, la &#8220;volontà di rimanere vivo&#8221; o &#8220;di vivere&#8221; (piuttosto che la razionalità, o l&#8217;autocoscienza) come valido criterio oggettivo dirimente per tutelare giuridicamente qualcuno, o proteggerlo tramite strumenti medici.<br />
Come giustamente scriveva Max Weber, &#8220;Il medico cerca con tutti i mezzi di conservare la vita la moribondo, anche se questi implora di essere liberato dalla vita (&#8230;). La scienza medica non si pone la domanda se e quando la vita valga la pena di essere vissuta. Tutte le scienze naturali danno una risposta a questa domanda: che cosa debbo fare se vogliamo dominare tecnicamente la vita? Ma se vogliamo e dobiamo dominarla tecnicamente, e se ciò, in definitiva, abbia veramente un significato, esse lo lasciano del tutto in sospeso oppure lo presuppongono per i loro fini&#8221; (&#8221;La scienza come professione&#8221;, in &#8220;Il lavoro intellettuale come professione&#8221;, Einaudi, Torino 1967, pp. 26-27).<br />
Inoltre, non ho mai sostenuto l&#8217;opportunità che l&#8217;embrione vada &#8220;tutelato alla pari di un essere autocosciente, che ha le sue volontà chiare e precise&#8221;. Nel tal caso, mi opporrei alla legge 194, che invece approvo. Semplicemente, per rifarmi al suo esempio, trovo del tutto assurdo paragonare l&#8217;embrione &#8211; o il feto &#8211; a &#8220;fili d&#8217;erba, funghi porcini e le margherite di campo&#8221;, che invece PER CERTO non diverranno mai esseri umani.<br />
In sintesi: non ho nulla da eccepire nel riconoscimento della libertà di scelta da parte della donna; ho molto da eccepire sotto il profilo morale qualora la vita umana sia considerata alla stregua di un mero agglomerato di atomi, grezza materia inanimata. Se questa è una &#8220;credenza tradizionale e superata&#8221;, per rifarmi alla Sua espressione, lo lascio valutare a Lei. </p>
<p>b) Io non scorgo violazioni alla legge di Hume nel mio argomentare. Non ho ricavato alcun assunto prescrittivo da un antecedente assunto descrittivo. Semplicemente non credo che &#8220;l&#8217;embrione biologicamente già formato non ha nessuna rilevanza sul piano morale&#8221;, e questo non perché mi appello a chissà quale &#8220;verità&#8221; scientifica, ma dal momento che &#8211; per puro buon senso &#8211; la donna incinta è pienamente consapevole che una fecondazione, in assenza di eventi biologici indipendenti dalla sua volontà o da una interruzione di gravidanza, sfocerà in un parto. L&#8217;aborto è un atto mirante ad interrompere un processo biologico che culmina &#8211; in linea di masisma &#8211; con la nascita di un soggetto di diritto.<br />
Del resto il nostro ordinamento prevede le c.d. &#8220;aspettative giuridicamente tutelate&#8221;.</p>
<p>Per concludere: non ho nulla da obiettare al fatto che l&#8217;ordinamento italiano attribuisca priorità alla libertà di scelta da parte della donna. Ma lo considero &#8211; mi sia concesso &#8211; il male minore; non una compiuta e meritoria realizzazione del libero arbitrio umano.</p>
<p>Cordialmente,<br />
Tommaso M.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147903</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 08:01:03 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendo gli ultimi commenti (Magar - che condivido pienamente, e col quale anzi mi complimento per la chiarezza - e Agostino Casu, che invece non condivido) ho avuto la conferma di quanto ho sempre ritenuto: il concetto di &#039;persona&#039;, che sta alla base di tutto il dibattere sull&#039;aborto, è un concetto ideologico nel senso neutro, tecnico, del termine (si potrebbe usare &#039;culturale&#039;, &#039;storico&#039;, come possibili sinonimi) e non credo che nessun teoria scientifica possa giungere ad una definizione di persona, appunto, scientifica, cioè verificabile e/o confutabile sperimentalmente. Detto in soldoni: che l&#039;embrione, o il feto, sia o non sia &#039;persona&#039;, cioè essere umano con i diritti propri che una società deve garantire ad ogni essere umano, è e sarà sempre un&#039;opinione!
Ma questo cosa comporta? Sempre detto alla buona: che un&#039;opinione vale l&#039;altra e che, proprio in quanto opinione, nessuna deve prevalere sull&#039;altra, debbono trovare apazio e ascolto entrambe... In sostanza, nè più nè meno ciò che la legge sull&#039;aborto dovrebbe garantire e che tutti sanno: non condanna nessuno perché abortisce e non obbliga nessuno ad abortire. Ora, chi rispetta, chi intende davvero rispettare perché ne è convinto, questa ovvietà? Chi ritiene che la sua opinione sia, appunto, un&#039;opinione, oppure chi ritiene che la sua non sia un&#039;opinione, ma una verità inconfutabile (come una legge fisica sempre verificabile) e quindi debba essere accettata da tutti, e, se possibile, appena possibile, imposta a tutti?
Qualche dubbio sulla risposta da dare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo gli ultimi commenti (Magar &#8211; che condivido pienamente, e col quale anzi mi complimento per la chiarezza &#8211; e Agostino Casu, che invece non condivido) ho avuto la conferma di quanto ho sempre ritenuto: il concetto di &#8216;persona&#8217;, che sta alla base di tutto il dibattere sull&#8217;aborto, è un concetto ideologico nel senso neutro, tecnico, del termine (si potrebbe usare &#8216;culturale&#8217;, &#8217;storico&#8217;, come possibili sinonimi) e non credo che nessun teoria scientifica possa giungere ad una definizione di persona, appunto, scientifica, cioè verificabile e/o confutabile sperimentalmente. Detto in soldoni: che l&#8217;embrione, o il feto, sia o non sia &#8216;persona&#8217;, cioè essere umano con i diritti propri che una società deve garantire ad ogni essere umano, è e sarà sempre un&#8217;opinione!<br />
Ma questo cosa comporta? Sempre detto alla buona: che un&#8217;opinione vale l&#8217;altra e che, proprio in quanto opinione, nessuna deve prevalere sull&#8217;altra, debbono trovare apazio e ascolto entrambe&#8230; In sostanza, nè più nè meno ciò che la legge sull&#8217;aborto dovrebbe garantire e che tutti sanno: non condanna nessuno perché abortisce e non obbliga nessuno ad abortire. Ora, chi rispetta, chi intende davvero rispettare perché ne è convinto, questa ovvietà? Chi ritiene che la sua opinione sia, appunto, un&#8217;opinione, oppure chi ritiene che la sua non sia un&#8217;opinione, ma una verità inconfutabile (come una legge fisica sempre verificabile) e quindi debba essere accettata da tutti, e, se possibile, appena possibile, imposta a tutti?<br />
Qualche dubbio sulla risposta da dare?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Agostino Casu</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147894</link>
		<dc:creator>Agostino Casu</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 00:11:58 +0000</pubDate>
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		<description>Dimenticavo la frase più sconcertante di tutte: &quot;Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri.&quot; Piaccia o no, è vero il contrario. Un essere umano è un essere umano. E se ha dei genitori stupidi e cattivi? Capita. Incontrerà altre persone, nella vita. E quel che più conta: un essere umano, gli atti di volontà e di amore, li può fare lui. E può fare tante altre cose. E&#039; un centro autonomo di relazioni, e di come e quando è nato se ne scorda presto, se è sano di mente. Pretendere che un destino di un individuo sia determinato in partenza dalla &#039;stimmung&#039; sentimentale e morale nella quale è avvenuta la sua nascita, è abbracciare, come ho detto, una sorta di gnosi laica, che attribuisce inaudite responsabilità a circostanze, se non indifferenti, certamente parziali. Una persona è tale anche se non è voluta &quot;coscientemente e liberamente&quot;. 
Agostino Casu</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo la frase più sconcertante di tutte: &#8220;Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri.&#8221; Piaccia o no, è vero il contrario. Un essere umano è un essere umano. E se ha dei genitori stupidi e cattivi? Capita. Incontrerà altre persone, nella vita. E quel che più conta: un essere umano, gli atti di volontà e di amore, li può fare lui. E può fare tante altre cose. E&#8217; un centro autonomo di relazioni, e di come e quando è nato se ne scorda presto, se è sano di mente. Pretendere che un destino di un individuo sia determinato in partenza dalla &#8217;stimmung&#8217; sentimentale e morale nella quale è avvenuta la sua nascita, è abbracciare, come ho detto, una sorta di gnosi laica, che attribuisce inaudite responsabilità a circostanze, se non indifferenti, certamente parziali. Una persona è tale anche se non è voluta &#8220;coscientemente e liberamente&#8221;.<br />
Agostino Casu</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Agostino Casu</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147892</link>
		<dc:creator>Agostino Casu</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 23:55:28 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; uno dei testi meno lucidi di Calvino che mi siano capitati tra le mani. Astratto, confuso, velleitario, datato. Non opera una chiara distinzione, sul piano morale, fra aborto e contraccezione.  Rovescia la complessa e delicata nozione diritto all&#039;autodeterminazione in un preteso dovere , anzi nell&#039;&quot;alto dovere morale&quot; di optare preferenzialmente per l&#039;aborto qualora non siano presenti determinate condizioni. Proseguendo in questo grossolano paralogismo, incorre quindi nella pretesa di dettare in modo sbrigativo e apodittico quali debbano essere queste condizioni che conferiscono il diritto di procreare (&quot;Solo chi è convinto al cento per cento.. ha il diritto... se no deve&quot;). Pone un&#039;enfasi quasi da gnostico antico sulle condizioni della procreazione (&quot;stalla di conigli&quot; ecc.) scordandosi d&#039;un tratto la lezione illuministica sulla dignità umana. Avrebbe dovuto mordersi lui la lingua tre volte prima di scrivere questa specie di ukase impulsivo, presuntuoso e sciocco. E lo dico da ammiratore della prosa di Calvino. Pubblicare questi sfoghi privati non è un gran servizio reso al grande scrittore e al grande intellettuale che Calvino è stato nei suoi atti pubblici.
Agostino Casu</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; uno dei testi meno lucidi di Calvino che mi siano capitati tra le mani. Astratto, confuso, velleitario, datato. Non opera una chiara distinzione, sul piano morale, fra aborto e contraccezione.  Rovescia la complessa e delicata nozione diritto all&#8217;autodeterminazione in un preteso dovere , anzi nell&#8217;&#8221;alto dovere morale&#8221; di optare preferenzialmente per l&#8217;aborto qualora non siano presenti determinate condizioni. Proseguendo in questo grossolano paralogismo, incorre quindi nella pretesa di dettare in modo sbrigativo e apodittico quali debbano essere queste condizioni che conferiscono il diritto di procreare (&#8221;Solo chi è convinto al cento per cento.. ha il diritto&#8230; se no deve&#8221;). Pone un&#8217;enfasi quasi da gnostico antico sulle condizioni della procreazione (&#8221;stalla di conigli&#8221; ecc.) scordandosi d&#8217;un tratto la lezione illuministica sulla dignità umana. Avrebbe dovuto mordersi lui la lingua tre volte prima di scrivere questa specie di ukase impulsivo, presuntuoso e sciocco. E lo dico da ammiratore della prosa di Calvino. Pubblicare questi sfoghi privati non è un gran servizio reso al grande scrittore e al grande intellettuale che Calvino è stato nei suoi atti pubblici.<br />
Agostino Casu</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Magar</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147890</link>
		<dc:creator>Magar</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 23:19:37 +0000</pubDate>
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		<description>@Tommaso M.
a) Come stabilire le caratteristiche che ci rendono persone? Ragionando sulla natura umana, ecco come. (È quello che cercano di fare i bioeticisti da anni, non vedo perché cantare, a priori, il &lt;i&gt;de profundis&lt;/i&gt; ad un intero e vastissimo settore della riflessione filosofica contemporanea, e non solo.)
Mi pare che il punto fondamentale sia qui l&#039;assenza di qualunque &lt;i&gt;volontà&lt;/i&gt; di rimanere vivo nell&#039;embrione, che peraltro neppure sa di avere un futuro (e neppure di avere un presente, se è per questo...). Non ha desideri, non interagisce con ciò che lo circonda, non è nemmeno in grado di provare le sensazioni più elementari (dolore e piacere), figuriamoci un&#039;autocoscienza. Dal momento che non ha volontà di vivere, perché mai dovrei tutelarlo alla pari di un essere autocosciente, che invece ha le sue volontà chiare e precise? Allora tanto varrebbe tutelare alla stessa maniera pure i fili d&#039;erba, i funghi porcini e le margherite di campo, in fondo sono esseri viventi anche loro.
Nessun filosofo accetterebbe una definizione di &quot;persona&quot; che non comprendesse almeno una o tutte le caratteristiche sopra citate, che l&#039;embrione invece non possiede. La nostra definizione di stato di diritto deve essere fondata su presupposti filosofici validi, non su credenze tradizionali e superate.

b) Tutto la sua argomentazione qui è in palese violazione della legge di Hume (che pure lei richiama al punto 1): che l&#039;embrione sia biologicamente già formato non ha nessuna rilevanza sul piano morale, né è rilevante che la &quot;norma&quot; (meramente biologica!) preveda che l&#039;embrione diventi un essere umano completamente sviluppato, e dunque una persona. Io non tutelo Tizio perché ha metabolismo, DNA e respirazione cellulare, io tutelo Tizio perché può soffrire e desidererebbe non farlo, perché sa di essere vivo e desidererebbe rimanere tale, al pari mio. Ecco, da tutto questo l&#039;embrione è escluso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tommaso M.<br />
a) Come stabilire le caratteristiche che ci rendono persone? Ragionando sulla natura umana, ecco come. (È quello che cercano di fare i bioeticisti da anni, non vedo perché cantare, a priori, il <i>de profundis</i> ad un intero e vastissimo settore della riflessione filosofica contemporanea, e non solo.)<br />
Mi pare che il punto fondamentale sia qui l&#8217;assenza di qualunque <i>volontà</i> di rimanere vivo nell&#8217;embrione, che peraltro neppure sa di avere un futuro (e neppure di avere un presente, se è per questo&#8230;). Non ha desideri, non interagisce con ciò che lo circonda, non è nemmeno in grado di provare le sensazioni più elementari (dolore e piacere), figuriamoci un&#8217;autocoscienza. Dal momento che non ha volontà di vivere, perché mai dovrei tutelarlo alla pari di un essere autocosciente, che invece ha le sue volontà chiare e precise? Allora tanto varrebbe tutelare alla stessa maniera pure i fili d&#8217;erba, i funghi porcini e le margherite di campo, in fondo sono esseri viventi anche loro.<br />
Nessun filosofo accetterebbe una definizione di &#8220;persona&#8221; che non comprendesse almeno una o tutte le caratteristiche sopra citate, che l&#8217;embrione invece non possiede. La nostra definizione di stato di diritto deve essere fondata su presupposti filosofici validi, non su credenze tradizionali e superate.</p>
<p>b) Tutto la sua argomentazione qui è in palese violazione della legge di Hume (che pure lei richiama al punto 1): che l&#8217;embrione sia biologicamente già formato non ha nessuna rilevanza sul piano morale, né è rilevante che la &#8220;norma&#8221; (meramente biologica!) preveda che l&#8217;embrione diventi un essere umano completamente sviluppato, e dunque una persona. Io non tutelo Tizio perché ha metabolismo, DNA e respirazione cellulare, io tutelo Tizio perché può soffrire e desidererebbe non farlo, perché sa di essere vivo e desidererebbe rimanere tale, al pari mio. Ecco, da tutto questo l&#8217;embrione è escluso.</p>
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		<title>Di: ema</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147867</link>
		<dc:creator>ema</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 20:48:31 +0000</pubDate>
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		<description>per cui nessuno è &quot;d&#039;accordo con l&#039;aborto&quot; se non per questo motivo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per cui nessuno è &#8220;d&#8217;accordo con l&#8217;aborto&#8221; se non per questo motivo&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: ema</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147866</link>
		<dc:creator>ema</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 20:47:42 +0000</pubDate>
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		<description>@ Francesca...quella è anche la posizione di Calvino...nessuno pensa che l&#039;aborto sia una cosa bella...è comunque un dramma, una cosa terribile per l&#039;embrione e per la donna...nessuno abortisce a cuor leggero...deve essere legale perche se non lo fosse gli aborti sarebbero molti di piu...e molte donne ci rimetterebbero la vita...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Francesca&#8230;quella è anche la posizione di Calvino&#8230;nessuno pensa che l&#8217;aborto sia una cosa bella&#8230;è comunque un dramma, una cosa terribile per l&#8217;embrione e per la donna&#8230;nessuno abortisce a cuor leggero&#8230;deve essere legale perche se non lo fosse gli aborti sarebbero molti di piu&#8230;e molte donne ci rimetterebbero la vita&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Tommaso M.</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147832</link>
		<dc:creator>Tommaso M.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 19:23:42 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Magar, gradirei replicare alle sue osservazioni scindendo le critiche in due punti.

Punto a) : Lei sostiene che&quot;...un essere vivente che al momento non ha mai sviluppato le caratteristiche che ci rendono persone ha uno status morale estremamente differente da chi invece le abbia già sviluppate&quot;.
Già, ma lei stesso riconosce che quell&#039;essere è &quot;vivente&quot;, sia pure in senso meramente biologico. E poi, come stabilire universalmente quali siano le caratteristiche che ci rendono &quot;persone&quot;? Potrebbe essere il nostro grado autocoscienza, certo, ma perché non - al contrario - la nostra capacità di esistere in un tempo futuro (in tal senso, chi sarebbe più &quot;persona&quot; del concepito?). Come porre le basi per una valutazioni condivisa di ciò? La scienza non può farlo: essa può enunciare punto per punto le proprietà dell&#039;embrione, del feto e di ogni singola molecola od atomo, ma non può - in ottemperanza alla legge di Hume - formulare insindacabili giudizi di valore su cosa effettivamente sia una &quot;caratteristica costitutiva della persona&quot;. 
Oltretutto, è innegabile che tale principio, portato alle estreme conseguenze, potrebbe spingerci a considerare, ad es., un disabile &quot;persona minor&quot; sotto il profilo morale rispetto alle altre. L&#039;idea che la condivisione di uno status morale sia vincolata al possesso delle medesime caratteristiche &quot;naturali&quot; non mi pare compatibile con la definizione tradizionale di Stato di diritto ed una violazione del principio di eguaglianza.

Punto b): non sono né teologo né scienzato, tuttavia mi permetta di distinguere fra quella che è una fictio logica (l&#039;eventuale congiunzione fra ovulo e spermatozoo) da quella che è invece un&#039;eventualità concreta (l&#039;evoluzione dell&#039;embrione). Non è possibile instaurare un nesso meccanicistico fra accoppiamento e fecondazione: non tutti gli atti sessuali culminano con il concepimento. Al contrario, è la norma - salvo complicazioni - che l&#039;embrione, ultimata la fase organo-formativa, si trasformi in feto. Certamente la scelta di un rapporto sessuale protetto è un atto autoritativo, ma le conseguenze etico-giuridiche di tale scelta non ricadono su un&#039;entità biologica già formata, diversamente dall&#039;interruzione di gravidanza. 

Cordialmente, 
Tommaso M.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Magar, gradirei replicare alle sue osservazioni scindendo le critiche in due punti.</p>
<p>Punto a) : Lei sostiene che&#8221;&#8230;un essere vivente che al momento non ha mai sviluppato le caratteristiche che ci rendono persone ha uno status morale estremamente differente da chi invece le abbia già sviluppate&#8221;.<br />
Già, ma lei stesso riconosce che quell&#8217;essere è &#8220;vivente&#8221;, sia pure in senso meramente biologico. E poi, come stabilire universalmente quali siano le caratteristiche che ci rendono &#8220;persone&#8221;? Potrebbe essere il nostro grado autocoscienza, certo, ma perché non &#8211; al contrario &#8211; la nostra capacità di esistere in un tempo futuro (in tal senso, chi sarebbe più &#8220;persona&#8221; del concepito?). Come porre le basi per una valutazioni condivisa di ciò? La scienza non può farlo: essa può enunciare punto per punto le proprietà dell&#8217;embrione, del feto e di ogni singola molecola od atomo, ma non può &#8211; in ottemperanza alla legge di Hume &#8211; formulare insindacabili giudizi di valore su cosa effettivamente sia una &#8220;caratteristica costitutiva della persona&#8221;.<br />
Oltretutto, è innegabile che tale principio, portato alle estreme conseguenze, potrebbe spingerci a considerare, ad es., un disabile &#8220;persona minor&#8221; sotto il profilo morale rispetto alle altre. L&#8217;idea che la condivisione di uno status morale sia vincolata al possesso delle medesime caratteristiche &#8220;naturali&#8221; non mi pare compatibile con la definizione tradizionale di Stato di diritto ed una violazione del principio di eguaglianza.</p>
<p>Punto b): non sono né teologo né scienzato, tuttavia mi permetta di distinguere fra quella che è una fictio logica (l&#8217;eventuale congiunzione fra ovulo e spermatozoo) da quella che è invece un&#8217;eventualità concreta (l&#8217;evoluzione dell&#8217;embrione). Non è possibile instaurare un nesso meccanicistico fra accoppiamento e fecondazione: non tutti gli atti sessuali culminano con il concepimento. Al contrario, è la norma &#8211; salvo complicazioni &#8211; che l&#8217;embrione, ultimata la fase organo-formativa, si trasformi in feto. Certamente la scelta di un rapporto sessuale protetto è un atto autoritativo, ma le conseguenze etico-giuridiche di tale scelta non ricadono su un&#8217;entità biologica già formata, diversamente dall&#8217;interruzione di gravidanza. </p>
<p>Cordialmente,<br />
Tommaso M.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Tommaso M.</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147819</link>
		<dc:creator>Tommaso M.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 18:49:52 +0000</pubDate>
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		<description>Vorrei ringraziare Bruno Gualerzi non soltanto per l&#039;interesse mostrato nei confronti del mio post, ma anche per la sobrietà dei toni e la ragionevolezza delle argomentazioni.
Giuliano Ferrara è un personaggio pubblico noto da tempo. Tutti conoscono (o possono, volendo, apprendere) le molteplici e variegate &quot;tappe&quot; - chiamamole così - del suo percorso intellettuale. Quanto Ferrara va affermando in queste ore è probabilmente affine alle tesi da me esposte. Ma, allora, gradirei che il direttore del &quot;Foglio&quot; spiegasse perché oggi giudichi l&#039;abbandono dei neonati presso i conventi come un rimedio sociale decoroso, alternativo all&#039;interruzione di gravidanza, mentre all&#039;epoca del referendum sulla legge 40 avesse sostenuto fosse &quot;contronatura&quot; non poter conoscere i propri genitori biologici. O, ancora, mi piacerebbe capire quanto sincero sia il suo impegno a favore della &quot;libertà formale&quot; da parte delle donne, data la sua opposizione viscerale alla diagnosi preimpianto.
Questo per dire, banalmente, che non mi identifico né culturalmente né politicamente in Giuliano Ferrara, mentre - non da oggi - avverto forti simpatie per Claudio Magris (e non solo su materie eticamente sensibili). E intuisco, ovviamente, come un impegno politico antiabortista, apparentemente &quot;soft&quot;, potrebbe rappresentare una prima picconata nel demolire la citata 194. 
Giungendo ad una riflessione più estesa, mi limito a sostenere come il grande pericolo che il mondo laico corre sia quello di trincerarsi acriticamente dietro la rivendicazione (peraltro giusta e comprensibile) dei &quot;diritti&quot;, quasi che essi traggano origine sempre e comunque da una matrice metafisica e la loro ragionevolezza apparisse autoevidente. Accade, in tal modo, che alcuni scivolino paradossalmente in una prospettiva di &quot;giusnaturalismo&quot; asfittico, privo di sfumature; in ciò simili a quei cattolici la cui difesa della vita tracima in dogmatismo (nei contenuti) e fanatismo (nella forma). 
I diritti propriamente detti, al contrario, nascono e muoiono in seguito a compromessi politici e ad evoluzioni storiche, a trasformazioni culturali e a innovazioni tecnologiche. L&#039;etica non è mai statica: evolve, ed evolvono pertanto anche le sanzioni sancite dalle norme.
Proprio per questo, sarebbe importante che una fetta sempre crescente di laici tornasse a riproporre le ragioni della libertà individuale con un lessico aperto, vivo, caldo, denso di humanitas. Un linguaggio in grado di farsi carico dell&#039;enorme dolore che comunque - legalizzazione dell&#039;aborto o meno - sussiste nel mondo, incessante prodotto delle vicende umane.  
Vorrei, ad esempio, che il mondo femminista non scegliesse la via della ghettizzazione volontaria, sostenendo che le donne - e solo le donne - hanno facoltà di esprimersi su simili temi, vista la strutturale incapacità degli uomini di emanciparsi da millenni di dominio e sopraffazione ai loro danni. Vorrei che la legittima aspirazione ad una vita sessuale soddisfacente non fosse confusa con la deresponsabilizzazione nei confronti del resto del mondo, e non soltanto di un potenziale &quot;nascituro&quot;. Vorrei che il legittimo riconoscimento della libertà del singolo fosse il punto di partenza, non il punto d&#039;arrivo di una compiuta etica liberale. 
Si può difendere l&#039;esistenza di un interesse tutelato (ovvero di un diritto) senza per questo sottoscrivere come lodevoli tutte le conseguenze che il suo riconoscimento provoca.
Una maggioranza elevatissima di italiani difende, ad. es., l&#039;esistenza del diritto di proprietà, ma non per questo si sente indifferente rispetto alle più acute forme di sperequazione sociale che essa indirettamente, ma inevitabilmente, produce. Così, ognuno di noi è convinto dell&#039;opportunità di salvaguardare giuridicamente la legittima difesa, ma ciò non significa celebrare come &quot;sacro&quot; e &quot;giusto&quot; l&#039;esercizio di tale diritto allorché esso provoca, ad esempio, la morte di un rapinatore (che è pur sempre un essere umano). 
Tutto ciò per dire che, una volta fissate regole equilibrate e rispettose della sfera individuale, le forze della cosiddetta &quot;società civile&quot; dovrebbero mettersi in modo, affinché il singolo, la persona, possa interrogarsi ed accrescere la propria consapevolezza al momento di decidere. Gli uomini non sono monadi, e non è un caso che il pensiero liberale - da Locke a Tocqueville, passando per Montesquieu - abbia da sempre riconosciuto il valore dei &quot;corpi intermedi&quot; (giornali, associazioni, chiese...) nella vita di un libero Stato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei ringraziare Bruno Gualerzi non soltanto per l&#8217;interesse mostrato nei confronti del mio post, ma anche per la sobrietà dei toni e la ragionevolezza delle argomentazioni.<br />
Giuliano Ferrara è un personaggio pubblico noto da tempo. Tutti conoscono (o possono, volendo, apprendere) le molteplici e variegate &#8220;tappe&#8221; &#8211; chiamamole così &#8211; del suo percorso intellettuale. Quanto Ferrara va affermando in queste ore è probabilmente affine alle tesi da me esposte. Ma, allora, gradirei che il direttore del &#8220;Foglio&#8221; spiegasse perché oggi giudichi l&#8217;abbandono dei neonati presso i conventi come un rimedio sociale decoroso, alternativo all&#8217;interruzione di gravidanza, mentre all&#8217;epoca del referendum sulla legge 40 avesse sostenuto fosse &#8220;contronatura&#8221; non poter conoscere i propri genitori biologici. O, ancora, mi piacerebbe capire quanto sincero sia il suo impegno a favore della &#8220;libertà formale&#8221; da parte delle donne, data la sua opposizione viscerale alla diagnosi preimpianto.<br />
Questo per dire, banalmente, che non mi identifico né culturalmente né politicamente in Giuliano Ferrara, mentre &#8211; non da oggi &#8211; avverto forti simpatie per Claudio Magris (e non solo su materie eticamente sensibili). E intuisco, ovviamente, come un impegno politico antiabortista, apparentemente &#8220;soft&#8221;, potrebbe rappresentare una prima picconata nel demolire la citata 194.<br />
Giungendo ad una riflessione più estesa, mi limito a sostenere come il grande pericolo che il mondo laico corre sia quello di trincerarsi acriticamente dietro la rivendicazione (peraltro giusta e comprensibile) dei &#8220;diritti&#8221;, quasi che essi traggano origine sempre e comunque da una matrice metafisica e la loro ragionevolezza apparisse autoevidente. Accade, in tal modo, che alcuni scivolino paradossalmente in una prospettiva di &#8220;giusnaturalismo&#8221; asfittico, privo di sfumature; in ciò simili a quei cattolici la cui difesa della vita tracima in dogmatismo (nei contenuti) e fanatismo (nella forma).<br />
I diritti propriamente detti, al contrario, nascono e muoiono in seguito a compromessi politici e ad evoluzioni storiche, a trasformazioni culturali e a innovazioni tecnologiche. L&#8217;etica non è mai statica: evolve, ed evolvono pertanto anche le sanzioni sancite dalle norme.<br />
Proprio per questo, sarebbe importante che una fetta sempre crescente di laici tornasse a riproporre le ragioni della libertà individuale con un lessico aperto, vivo, caldo, denso di humanitas. Un linguaggio in grado di farsi carico dell&#8217;enorme dolore che comunque &#8211; legalizzazione dell&#8217;aborto o meno &#8211; sussiste nel mondo, incessante prodotto delle vicende umane.<br />
Vorrei, ad esempio, che il mondo femminista non scegliesse la via della ghettizzazione volontaria, sostenendo che le donne &#8211; e solo le donne &#8211; hanno facoltà di esprimersi su simili temi, vista la strutturale incapacità degli uomini di emanciparsi da millenni di dominio e sopraffazione ai loro danni. Vorrei che la legittima aspirazione ad una vita sessuale soddisfacente non fosse confusa con la deresponsabilizzazione nei confronti del resto del mondo, e non soltanto di un potenziale &#8220;nascituro&#8221;. Vorrei che il legittimo riconoscimento della libertà del singolo fosse il punto di partenza, non il punto d&#8217;arrivo di una compiuta etica liberale.<br />
Si può difendere l&#8217;esistenza di un interesse tutelato (ovvero di un diritto) senza per questo sottoscrivere come lodevoli tutte le conseguenze che il suo riconoscimento provoca.<br />
Una maggioranza elevatissima di italiani difende, ad. es., l&#8217;esistenza del diritto di proprietà, ma non per questo si sente indifferente rispetto alle più acute forme di sperequazione sociale che essa indirettamente, ma inevitabilmente, produce. Così, ognuno di noi è convinto dell&#8217;opportunità di salvaguardare giuridicamente la legittima difesa, ma ciò non significa celebrare come &#8220;sacro&#8221; e &#8220;giusto&#8221; l&#8217;esercizio di tale diritto allorché esso provoca, ad esempio, la morte di un rapinatore (che è pur sempre un essere umano).<br />
Tutto ciò per dire che, una volta fissate regole equilibrate e rispettose della sfera individuale, le forze della cosiddetta &#8220;società civile&#8221; dovrebbero mettersi in modo, affinché il singolo, la persona, possa interrogarsi ed accrescere la propria consapevolezza al momento di decidere. Gli uomini non sono monadi, e non è un caso che il pensiero liberale &#8211; da Locke a Tocqueville, passando per Montesquieu &#8211; abbia da sempre riconosciuto il valore dei &#8220;corpi intermedi&#8221; (giornali, associazioni, chiese&#8230;) nella vita di un libero Stato.</p>
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		<title>Di: Bruno Gualerzi</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147798</link>
		<dc:creator>Bruno Gualerzi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 17:46:33 +0000</pubDate>
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		<description>Non dico certo che Tmmaso M. rappresenta quella attualità culturale che avrebbe replicato indignata alle parole di Calvino se pronunciate oggi, perchè non è vero, perché i suoi toni sono più che corretti e rispettabilissime le argomentazioni... però come non notare, con quanto dice, una sostanziale convergenza con le argomentazioni di Ferrara? Il che a sua volta - personaggio Ferrara a parte - è più che legittimo, ci mancherebbe, ma credo sia pure legittimo, nel clima che si sta vivendo, sentire in quelle argomentazioni di Calvino una boccata di aria fresca che oggi è sempre più difficile respirare. Come qui è già stato rilevato - per es. da Anteo - la ragione del contendere oggi non si avvicina nemmeno a quanto Calvino sosteneva, d&#039;accordo o meno che si fosse con lui, e tutti si è costretti a spendersi in una difesa della 194 che nessuno dice di voler mettere in discussione e che invece molti, moltissimi (non Tommaso M., non vorrei essere frainteso), riescono a fatica a nascondere quanto la vorrebbero abrogare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non dico certo che Tmmaso M. rappresenta quella attualità culturale che avrebbe replicato indignata alle parole di Calvino se pronunciate oggi, perchè non è vero, perché i suoi toni sono più che corretti e rispettabilissime le argomentazioni&#8230; però come non notare, con quanto dice, una sostanziale convergenza con le argomentazioni di Ferrara? Il che a sua volta &#8211; personaggio Ferrara a parte &#8211; è più che legittimo, ci mancherebbe, ma credo sia pure legittimo, nel clima che si sta vivendo, sentire in quelle argomentazioni di Calvino una boccata di aria fresca che oggi è sempre più difficile respirare. Come qui è già stato rilevato &#8211; per es. da Anteo &#8211; la ragione del contendere oggi non si avvicina nemmeno a quanto Calvino sosteneva, d&#8217;accordo o meno che si fosse con lui, e tutti si è costretti a spendersi in una difesa della 194 che nessuno dice di voler mettere in discussione e che invece molti, moltissimi (non Tommaso M., non vorrei essere frainteso), riescono a fatica a nascondere quanto la vorrebbero abrogare.</p>
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		<title>Di: Magar</title>
		<link>http://www.uaar.it/news/2008/02/21/quando-calvino-rispose-magris-sul-tema-aborto/#comment-147797</link>
		<dc:creator>Magar</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 17:44:50 +0000</pubDate>
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		<description>Splendida, stupenda, meravigliosa lettera di Calvino. 
Chapeau!
(E complimenti anche alla redazione di Liberazione per essersene ricordati, ed averla ripubblicata.)

@Tommaso M.
Appunto, l&#039;embrione non è una persona &quot;in atto&quot;, è, al più, una persona &quot;in potenza&quot; (ma in potenza allora è pure un embrione abortito!). La differenza è fondamentale, un essere vivente che al momento non ha mai sviluppato le caratteristiche che ci rendono persone ha uno status morale estremamente differente da chi invece le abbia già sviluppate. Ha molti diritti in meno. Non può soffrire nè provare piacere, non ha volontà o desideri, non sa di esistere: non può essere assolutamente messo sullo stesso piano della madre.
Il paternalismo qui non c&#039;entra: qui i genitori non stanno disponendo della vita di una persona.

Peraltro, seguendo il tuo ragionamento, per assurdo, dovremmo dire pure che fare l&#039;amore con il preservativo è &lt;i&gt;un atto autoritativo, tecnicamente arbitrario, destinato ad incidere su chi non può ancora scegliere&lt;/i&gt;, perché impedisce ad una coppia ovulo-spermatozoo di diventare embrione, e poi persona...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Splendida, stupenda, meravigliosa lettera di Calvino.<br />
Chapeau!<br />
(E complimenti anche alla redazione di Liberazione per essersene ricordati, ed averla ripubblicata.)</p>
<p>@Tommaso M.<br />
Appunto, l&#8217;embrione non è una persona &#8220;in atto&#8221;, è, al più, una persona &#8220;in potenza&#8221; (ma in potenza allora è pure un embrione abortito!). La differenza è fondamentale, un essere vivente che al momento non ha mai sviluppato le caratteristiche che ci rendono persone ha uno status morale estremamente differente da chi invece le abbia già sviluppate. Ha molti diritti in meno. Non può soffrire nè provare piacere, non ha volontà o desideri, non sa di esistere: non può essere assolutamente messo sullo stesso piano della madre.<br />
Il paternalismo qui non c&#8217;entra: qui i genitori non stanno disponendo della vita di una persona.</p>
<p>Peraltro, seguendo il tuo ragionamento, per assurdo, dovremmo dire pure che fare l&#8217;amore con il preservativo è <i>un atto autoritativo, tecnicamente arbitrario, destinato ad incidere su chi non può ancora scegliere</i>, perché impedisce ad una coppia ovulo-spermatozoo di diventare embrione, e poi persona&#8230;</p>
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