Dei e Demiurghi

Esiste un Dio? Intendo dire un Dio qualunque, anche molto diverso da quello Cristiano/Ebraico. Siamo costretti a lasciarci alle spalle l’immagine di un Dio barbuto e possente seduto su di un trono di nuvole? Se è così, possiamo almeno riscaldarci al calore di un Dio-Natura come lo concepiva Spinoza? Vediamo.

NOTA: Spero che mi perdonerete per questo ennesimo post in pochi giorni ma da domani devo lavorare su un progetto impegnativo e non avrò più il tempo di intervenire, per cui cerco di approfittare di queste ore libere.

Un Dio barbuto

Nel corso di circa 100.000 anni di storia dell’Homo Sapiens Sapiens, abbiamo raccolto prove evidenti e molto solide CONTRO l’ipotesi che esista un Dio come quello proposto dalle principali religioni monoteiste. Una per tutte il fatto che nessuno, ma proprio nessuno, mai, ma proprio mai, sia riuscito a dimostrarne l’esistenza, nemmeno per via indiretta. L’idea che esista un Dio barbuto e possente, seduto su di un trono di nuvole, che si interessa alle nostre azioni, è semplicemente ridicola. Si tratta chiaramente di una proiezione del nostro (infantile) inconscio. Più esattamente, si tratta di una mitizzazione della figura del Padre. Più in generale, le varie Divinità della (monoteistica!!) Religione Cristiana sono una mitizzazione della Famiglia (Dio-Padre, Messia-Figlio, Madonna-Madre. Si: lo so che la Madonna non è una Dea. Io lo so. Non sono altrettanto sicuro che lo sappiano i Cristiani).

Un Essere Umano, privo di evidenti problemi neurologici, non dovrebbe perdere ulteriormente il proprio tempo su questa “ipotesi”.

Digressione: Einstein Credente?!

I nostri amici Credenti si gloriano spesso con questa, famosissima citazione di Albert Einstein:

“Dio non gioca a dadi.”

In realtà, Albert Einstein (che era Ebreo) NON credeva in Dio e non perdeva occasione per dichiarare il suo ateismo, come risulta chiaramente da queste altre sue citazioni:

“L’idea di un Dio personale è un concetto antropologico che non sono capace di prendere seriamente.” (da una lettera del 1946, citato in Helen Dukas and Banesh Hoffman, Albert Einstein – The Human Side)

“Io credo nel Dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria armonia di ciò che esiste, non in un Dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli esseri umani.”

“Io non credo in un Dio personale e non l’ho mai negato, anzi, ho sempre espresso le mie convinzioni chiaramente. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare.”

Ne potete trovare altre qui: http://it.wikiquote.org/wiki/Einstein .

Soltanto una persona mossa dalla malafede, o afflitto da una incurabile ignoranza, può sostenere che Einstein fosse “Credente”.

Il Dio di Spinoza e la Forza di Star Wars

Spazzato il tavolo dalle ipotesi più ridicole, passiamo a cose (appena) più serie. Possiamo ipotizzare che la “Natura”, intesa come “il nostro universo”, “le sue leggi” o “ciò che di profondo si nasconde dietro ad esso” possa essere considerato, in qualche modo, un Dio? In altri termini, esiste il Dio di Baruch Spinoza?

No.

Il “Dio di Spinoza” implica che la Natura sia in grado di esprimere o una “volontà” o, almeno una “coscienza”. Da circa 30 anni sappiamo che né l’una né l’altra di queste condizioni si verifica. La natura NON esprime una sua volontà. Questo è un fatto evidente a tutti. Sono gli organismi (e nemmeno tutti) ad esprimere una volontà (sopravvivere, mangiare, riprodursi, etc.).

Sappiamo da circa 150 anni, grazie a Charles Darwin, che la biologia NON persegue uno scopo preciso con la produzione di specie e di organismi. Molto più semplicemente, si limita a produrre ciecamente, a getto continuo, tutte le possibili varianti di specie e di organismi, anche quelle che non hanno nessuna possibilità di sopravvivere. Francamente, è difficile immaginare un meccanismo più cieco e involontario dell’Evoluzione biologica.

Fatto ancora più grave, la stessa situazione si verifica per il mondo fisico. Sappiamo da circa 30 anni che anche l’Universo, inteso come quark, atomi, pianeti, stelle, etc., non fa altro che produrre ciecamente, a getto continuo, tutti ciò che è possibile, anche ciò che non ha nessuna possibilità di sopravvivere. Potete farvi una vostra idea di quale sia lo stato delle conoscenze umane su questo punto leggendo questo libro:

Un solo mondo o infiniti?

di Alex Vilenkin

Sia il mondo biologico (la Vita) che il mondo fisico (L’Universo) sono solo “sistemi dinamici a ricerca esaustiva”. Non fanno altro che esplorare ininterrottamente, ciecamente, alla massima velocità possibile, il loro infinito “spazio degli stati”. Non è possibile immaginare niente di meno volontario e di meno “cosciente”.

In buona sostanza, il Dio di Spinoza non è più plausibile di quanto lo sia la “Forza” di Star Wars (con buona pace dei Buddisti). Si tratta soltanto di un ennesimo tentativo di salvare in extremis la figura di Dio da un Universo che grida a gran voce la sua inutilità.

La scena finale di Men in Black

L’Universo che noi siamo in grado di ipotizzare in questo momento somiglia moltissimo ad una “matrioska”: il nostro universo locale è parte di un multiverso multidimensionale. Questo multiverso nasce da un megaverso originario ancora più strano ed antico, quello descritto dalla Teoria delle Stringhe.

Al vertice di questa “dinastia” di Universi è certamente possibile immaginare una figura ancora più “grande” e, magari, creatrice della Matrioska. La situazione sarebbe quindi quella della scena finale di Men in Black: allontanandoci dal nostro pianeta vedremmo scorrerere galassie, poi interi universi, poi interi multiversi ed infine interi megaversi, tutti “incapsulati” in bilie di vetro colorato nelle mani di un “bambino” cosmico.

Purtroppo, però, questa immagine è clamorosamente e irrimediabilmente sbagliata.

L’oggetto che dà origine al megaverso, al multiverso ed al nostro universo è un “coso” chiamato “campo” o “vuoto carico”. Questo “coso” pervade ogni cosa. Non c’è nulla fuori di esso. Questo “coso” è precedente al concetto di tempo. Non c’è nulla prima di esso. E questo non è un limite della nostra immaginazione. Il “coso” è proprio ciò da cui prende origine tutto il resto. Non “tutto il resto dell’universo che conosciamo” ma “tutto il resto di ciò che è anche lontanamente ipotizzabile, facendo uso della nostra logica o di quella che vi pare.”

Potete lenire il vostro chock culturale leggendo il già citato libro di Alex Vilenkin (leggibilissimo. Non c’è nemmeno una formula…) o quest’altro, altrettando godibile, di David Deutsch:

La trama della Realtà

di David Deutsch

Siamo soli?

Spazzate via le varie, possibili immagini di Dio, sorge spontanea la domanda: siamo soli? Siamo in gradi di rispondere, in modo abbastanza sicuro, a varie versioni di questa domanda.

Siamo soli, nel volume di universo che possiamo vedere, in questo momento? Probabilmente no. La quantità di stelle e di pianeti è talmente elevata che la possibilità che esistano altre forme di vita è piuttosto concreta. Sarà comunque quasi impossibile trovarsi gli uni con gli altri ed entrare in contatto.

Siamo soli nell’intero universo? Quasi certamente no. La statistica gioca a favore di una presenza aliena, magari non contemporanea a noi e magari fuori dalla nostra portata.

Siamo soli nel multiverso? No. Il multiverso contiene infiniti universi come il nostro e, soprattutto, infinite copie del nostro pianeta, delle nostre città e di noi stessi (rileggetevi il Vilenkin ed il Deutsch prima di sparare commenti…).

Siamo soli nel megaverso? No. Il megaverso contiene infiniti multiversi. C’è veramente di tutto là dentro.

Dove, da qui?

Se non c’è un Dio a guidarci, dove dovremmo andare, da qui?

Dove ci pare. In ogni caso, tutto ciò che conosciamo sparirà senza lasciare traccia nel corso di qualche miliardo di anni. Detto in maniera più “diplomatica”: non c’è una Morale di provenienza divina, che ci dica quale sia lo scopo ultimo della nostra vita e come dovremmo viverla. Sta a noi, se lo riteniamo necessario, darci un’Etica di origine umana che svolga queste funzioni (La differenza tra Morale ed Etica consiste nel fatto che la Morale cerca di servire Dio mentre l’Etica cerca di servire l’Uomo)

La necessità di un’Etica non è scontata. Un’Etica è necessaria solo perchè, come animali sociali, viviamo in società. Un viaggiatore spaziale, completamente solo, ne potrebbe tranquillamente fare a meno semplicemente perchè non avrebbe nessuno a cui rispondere delle sue azioni.

OCCHIO! Quanto ho appena detto implica che non esiste il peccato. Tuttavia, il crimine esiste eccome! Provate a rubare il portafogli a qualche passeggero di un autobus e saranno gli altri passeggeri a spiegarvi il concetto di “reato” nei minimi dettagli. La differenza tra peccato e crimine è che il peccato si compie contro Dio e le sue leggi mentre un reato si compie contro L’Uomo e le sue leggi. Potete scrivere questa frase su una cartolina e spedirla al Cardinale Ruini se volete. Sembra che si confonda spesso con questi termini.

In modo simile a quanto appena detto per l’Etica, non è detto che sia necessario darsi uno “scopo nella vita” al di fuori di quello che ci impone la nostra natura biologica (mangiare/riprodursi). Siamo animali, molto complessi ma comunque animali. Abbiamo avuto origine come “strumenti” di riproduzione dei nostri geni. Non c’è da vergognarsi del nostro ruolo naturale.

D’altro canto, l’evoluzione ci ha fornito una coscienza e possiamo decidere di darci uno scopo ed un etica diversi da quelli “di default”. Non c’è nulla di sbagliato in questo. Ma è una scelta. Una libera scelta.

Io, personalmente, mi annoierei moltissimo a vivere solo per mangiare e riprodurmi. E voi?

Alessandro Bottoni

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

 

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Questo articolo è stato pubblicato domenica, 27 gennaio 2008 alle 12:53 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.