Lettera a Liberazione: Unioni civili, non vogliamo più aspettare

Cara “Liberazione”, Bruno Santino, assassinato nell’incendio della Thyssenkrupp, era colpevole del reato di lesa famiglia. Era un convivente. Alla donna con cui divideva la vita non verrà riconosciuto alcun risarcimento, né le cronache, pure copiose, di questi giorni l’hanno degnata di una citazione. La sua compagna, parola che ha un significato ben più pregnante di altre, non potrà avere giustizia. Ma Bruno, quella mattina, era andato a lavorare anche per lei, per il figlio che aspettavano, per il loro futuro. Questo è l’ennesimo atto di discriminazione verso le coppie di fatto. Ci chiediamo: la compagna di Bruno esiste, o esistono solo le spose, i figli, i genitori e tutti coloro che sono incorniciati nella foto della sacra famiglia? E allora la sinistra che stiamo costruendo deve farsi carico ora, subito, anche prima della finanziaria, della questione delle unioni civili. Possiamo sopravvivere ad un anno di esercizio provvisorio, ma non possiamo vivere un minuto di più senza diritti. Per questo non vogliamo i Pacs, non vogliamo i Dico, non vogliamo i Cus, vogliamo la legge sulle unioni civili “Bruno Santino”.

Pina Casella e Paolo Costagliola, conviventi, Salerno

Notizia inserita da Valentino Salvatore

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 17 dicembre 2007 alle 9:40 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.