L’ateo potenziale nascosto nel cardinal Martini

Il Corriere della Sera ha pubblicato un intervento del cardinal Carlo Maria Martini sull’ateismo. Interessante, anche se è parecchio deludente l’equiparazione ateismo = ignoranza su Dio: a mio avviso, i non credenti sanno di religione anche più del cattolico medio. Può darsi che il cardinale volesse solo indicare, con espressione infelice, che l’ateo non ha avuto modo di conoscere Dio: al che l’ateo gli risponderebbe che è Dio a non essersi fatto vivo con lui.

Laddove però scrive che “c’è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere”, Martini dimostra un’onestà molto rara nelle gerarchie ecclesiastiche. Pare, stando ad alcuni studi di psicologia sociale, che i dubbi sulle proprie convinzioni siano più frequenti tra i credenti che tra gli atei: proprio per questo, ascoltare cos’hanno da dire rappresenta una bella sfida per i cristiani. Va detto che il cardinale l’ha affrontata per tanti anni, a Milano, attraverso la sua Cattedra dei non credenti: va anche detto che, negli stessi anni, Giovanni Paolo II ha prima ridimensionato e poi soppresso il Segretariato per i non credenti, creato in precedenza da Paolo VI. E Martini, nella Chiesa contemporanea, è sostanzialmente un isolato.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 16 novembre 2007 alle 14:41 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.