Velo parte II: Allam attacca Amato (a metà)

Amato ha ragione, ma solo a metà, nel fare un collegamen­to tra il velo islamico e «un’ ideologia imperialista». Perché men­tre è del tutto opinabile sostenere che «vietare il velo vuoi dire impor­re un’ideologia imperialista occiden­tale», è invece assolutamente vero che l’imposizione del velo è lo stru­mento principale di un’ideologia im­perialista islamica, nella certezza che sottomettendo la donna si avrà mano libera nella conquista del po­tere religioso, culturale, sociale e po­litico. [...] L’invito che rivolgo ad Amato è di considerare la realtà del velo islamico all’interno del contesto origina­rio in cui si colloca e di valutarla con i parametri propri di una religione che è fisiologicamente plurale e sto­ricamente conflittuale. Diversamen­te si diventa auto-referenziali, collo­cando la questione del velo nel con­testo occidentale e valutandola con i parametri esclusivi dei diritti fon­damentali della persona che non hanno riscontro nella sharia islami­ca. Ciò che ad Amato sfugge è che per gli integralisti e gli estremisti isla­mici il velo non è un diritto indivi­duale ma un obbligo divino, alla donna non si da la facoltà di indos­sarlo o meno, bensì la si obbliga a farlo. E non si tratta ahimè più soltanto di un fatto che concerne gli «altri», dal momento che anche l’Europa è diventata terra di conquista islami­ca e vede diffondersi il velo. Con una strategia ufficializzata il 12 lu­glio 2004 dalla «Assemblea per la protezione del hijab», promossa da Youssef Qaradawi e Tariq Rama­dan, i referenti religiosi e ideologici dei Fratelli Musulmani in Europa. Con loro c’erano 300 delegati prove­nienti da 15 Paesi, tra cui l’Italia. Eb­bene la posizione di Qaradawi sul ve­lo è netta: «La donna deve indossa­re il velo perché glielo ordina Dio. Ma se la moglie rifiutasse di portare il velo, il marito la deve ripudiare». Questa è la realtà dell’ideologia imperialista islamica che trova pur­troppo terreno fertile in un Occi­dente affetto da un’altra ideologia, il relativismo che nel caso specifico si traduce nell’«islamicamente cor­retto», trasformando le leggi e le li­bertà della civiltà occidentale nel cavallo di Troia della conquista isla­mica.

Il testo integrale dell’articolo di Magdi Allam è stato pubblicato sul sito della Camera

Le sconclusionate parole del ministro Amato hanno inevitabilmente generato una reazione uguale e contrario. A parer mio Allam sbaglia, e di grosso, quando sostiene che il relativismo affligge l’Occidente. Sembra di sentire Ratzinger. E’ evidente che le nostre libertà possono diventare “un passe-partout per gli integralisti: ma di *tutti* gli integralisti, non solo quelli impegnati in una (fantomatica?) conquista islamica. La questione del velo è estremamente complessa, e banalizzandola in questo modo non si aiuta certo a risolverla. Da una parte abbiamo il diritto individuale a professare liberamente la propria fede. Dall’altra abbiamo il diritto individuale a non subire prevaricazioni dalla propria famiglia. L’aggettivo ‘individuale’, che ricorre in entrambe le frasi, è la chiave che ho inserito per far comprendere come entrambi questi diritti abbiano una radice occidentale: ma una radice recente, frutto della prassi democratica e di un confronto laico tra tutte le componenti della società. E allora, su questioni così complesse vediamo di ragionarci sopra con attenzione, anziché usare frasi ad effetto. Faceva notare Norberto Bobbio come ogni diritto concesso ha, come rovescio della medaglia, un diritto precluso. Sappiamo che sul problema del velo nessuno ha ancora trovato la soluzione ideale. Che forse non si troverà mai. Rendiamocene conto ed evitiamo che a pagarne lo scotto sia la convivenza civile: quando i conflitti deflagrano, gli Amato e gli Allam sono al sicuro nei loro salotti.

Notizia inserita da Raffaele Carcano

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 24 settembre 2007 alle 16:17 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.