Pechino proibisce le reincarnazioni del Dalai Lama

Dei difficili rapporti fra il buddismo tibetano e la Cina che dal 1959 occupa il Paese si sa. In Tibet i monasteri sono in gran parte stati distrutti e basta possedere un’immagine del Dalai Lama per essere arrestati. Una volontà di annientamento che si spinge fino a interferire nella scelta dei Lama, i monaci che guidano spiritualmente i tibetani, tradizionalmente scelti fra ragazzini che si crede siano reincarnazioni dei loro predecessori. Accade così che alcune tra le figure di riferimento dei buddisti tibetani siano ormai in duplice copia perché a quello prescelto dai sistemi di divinazione se ne affianca uno «governativo» imposto dagli occupanti e scelto in base a criteri di controllo politico. Famoso è il caso del ragazzino considerato reincarnazione del Panchen Lama, il secondo monaco buddista tibetano per importanza, rapito dai cinesi e fatto sparire, quindi rimpiazzato dal regime comunista di Pechino con un monaco di propria scelta.
Finora, tuttavia, mai Pechino si era spinta fino al punto di «proibire» la reincarnazione della massima autorità spirituale, il Dalai Lama. Ma ora, con l’avanzare dell’età di Tenzin Gyatso, ormai 72 enne, Pechino ha emanato un decreto che condizionare il riconoscimento del futuro Buddha vivente alla sua approvazione ufficiale. Una signolare iniziativa per uno stato che si definisce ateo. Il provvedimento riguarda in realtà tutti i lama reincarnati, chiamati tulku, e ha come evidente obiettivo quello di mettere sotto controllo cinese anche il clero tibetano, ultimo baluardo della resistenza all’occupazione cinese. [...]

Fonte: laStampa 

Notizia inserita da Barbara

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 1 settembre 2007 alle 19:22 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.