Caso Nuvoli, i carabinieri fermano il medico

I carabinieri a presidiare la casa, il medico invitato ad allontanarsi. In questo modo, martedì pomeriggio, le autorità hanno impedito che il respiratore che permette a Giovanni Nuvoli di respirare fosse staccato, e che lui potesse andare incontro alla morte senza soffrire grazie a una sedazione, come avvenne a dicembre per Piergiorgio Welby. Ieri, però, almeno una buona notizia per Giovanni: il tribunale civile di Sassari nominerà presto un tutore, come lui chiede da mesi. In mattinata, infatti, il magistrato Maura Nardin si è recato a casa Nuvoli e si è intrattenuto a lungo con lui. Come segno di fiducia, Giovanni ha deciso di interrompere lo sciopero della fame e della sete.
Nuvoli è l’uomo di Alghero malato di sclerosi laterale amiotrofica che da mesi chiede di poter rinunciare ai trattamenti terapeutici. Ora c’è un dottore che è disposto ad aiutarlo: si chiama Tommaso Ciacca, è un medico chirurgo specialista in anestesia e rianimazione di Perugia, che fa parte dell’associazione Luca Coscioni. E’ stata proprio l’associazione, in una conferenza stampa alla Camera dei deputati ieri mattina, a rendere noto quello che è accaduto negli ultimi giorni a Giovanni.
Ciacca segue da febbraio la situazione dell’uomo. In questi mesi un collegio di medici ha certificato che Giovanni è in grado di intendere e volere, ed è determinato a chiedere il distacco del ventilatore. I controlli sono durati mesi, tanto che a un certo punto Giovanni decide di rifiutare il cibo. A luglio l’iter termina e Giovanni smette lo sciopero. C’è stato però il «caso Welby» e l’accusa contro il medico che lo ha aiutato a morire, Mario Riccio, indagato per «omicidio del consenziente». Per questo, stavolta, si decide di agire con prudenza. Sabato 8 luglio, Tommaso Ciacca si reca dai carabinieri di Alghero e comunica alla Procura la decisione di accogliere la richiesta di Giovanni Nuvoli: il 10 luglio, alle 23, staccherà il respiratore e praticherà la sedazione. Il medico deposita la documentazione con le sue intenzioni, lettere autenticate che attestano la volontà di Giovanni di interrompere quello che considera un accanimento terapeutico e i pareri dei medici che lo hanno visitato. Lunedì viene registrato il consenso informato di Giovanni, trascritto attraverso il sintetizzatore vocale con cui si esprime autonomamente. Martedì mattina, però, il dottor Ciacca riceve una notifica da parte della Procura. C’è scritto che la comunicazione del dottore si riferisce a «una condotta in astratto costituente delitto», che la Procura non deve né può «fornire alcuna indicazione» ma che questo non significa «tacita acquiescienza». Dunque si dispone «il non luogo a provvedere». Il dottore, allora, si reca a casa di Nuvoli per informarlo dell’accaduto, ma lungo la strada, a pochi metri dall’ingresso, viene fermato dal capitano dei carabinieri di Alghero. «Volevano impedirmi di avvicinarmi alla casa, gli ho spiegato che il mio dovere deontologico era di informare il paziente – racconta il dottor Ciacca – allora mi hanno fatto entrare in casa, intimandomi di non toccare il respiratore. Ho spiegato a Giovanni quello che era accaduto. E lui, attraverso la tavoletta trasparente con cui riesce a parlare, dice: “lascerò cibo e acqua”. Lucido, come sempre. Lo ha riconosciuto anche il carabiniere, che appariva scosso». [...]

Fonte: ilManifesto.it

Notizia inserita da Barbara

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 15 luglio 2007 alle 16:46 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.