I ministri al Gay Pride sposano la protesta contro il loro premier

Sì, fa un certo effetto. Vedere sfilare in corteo i ministri della Repubblica del governo Prodi, mentre uno degli slogan più gettonati dello stesso corteo era proprio «Prodi Babbeo/ Beccati sto’ corteo!». E mentre uno dei messaggi che attraversa Roma insieme al Gay pride è un interminabile rimprovero della comunità omosessuale al governo, «per noi non avete fatto nulla» (ripetuto in ogni angolo e in ogni striscione). E fa ancora più impressione, dunque, scoprire che i tre «ribelli» che hanno deciso di partecipare comunque malgrado la calorosa direttiva «antipiazza» emanata dal governo dell’Ulivo e dal suo premier, siano rimasti gli unici a mantenere un minimo legame di contatto con un blocco di elettorato che da sempre si è sentito più vicino al centrosinistra e che ora si considera tradito e offeso da atteggiamenti ondivaghi e ambigui. Eppure a Prodi, nel suo periodo più nero, è riuscito anche questo paradossale boomerang comunicativo: ieri la presenza di Alfonso Pecoraro Scanio, di Paolo Ferrero di Barbara Pollastrini, e di alcuni sottosegretari dell’Unione (ad esempio Luigi Manconi) non è sembrata una serena prova di testimonianza civile, ma un gesto di trasgressione politica. [...]

Il testo integrale dell’articolo di Luca Telese è stato pubblicato sul sito de Il Giornale

Notizia inserita da Fausto Sanna | servizio moderazione

Questo articolo è stato pubblicato domenica, 17 giugno 2007 alle 14:20 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.