DL, invisibili ancora prima di sciogliersi

Ma c’è stato, il congresso della Margherita? C’è stato davvero? Non si offenda Rutelli, che di questo strano conglomerato post-democristiano è l’architetto e il leader, e che può dire a buon diritto di aver compiuto la missione, conducendo il suo pezzo di centrosinistra dal «pane e cicoria» del 2001 ai «cannelloni» – così un delegato allo Studio 5 di Cinecittà – del governo e del Pd. Non si offenda Rutelli e non si offendano i tanti protagonisti e le tante anime del «partito-frullatore» (così Filippo Ceccarelli), ma sembra proprio che il congresso della Margherita non ci sia stato. In termini di comunicazione, è stato completamente oscurato da quello Ds.

La preoccupazione maggiore del gruppo dirigente della Margherita – non essere «annessi» dalla Quercia, non diventare i «numeri 2», come teme Enrico Letta – sembra trovare una prima, paradossale smentita proprio nell’allestimento congressuale. L’idea di cominciare le assise un giorno dopo i Ds si è rivelata quantomeno infelice, e ha consegnato al partito-fratello l’agenda degli eventi. Così, giovedì i riflettori si sono accesi sulla relazione di Fassino, venerdì sull’addio di Mussi e sui discorsi di Prodi, sabato sullo scioglimento dei Ds, e ieri sulla nascita del Pd. Al cospetto di questo vorticoso tourbillon di politica, sentimento, lacrime, storia e cronaca, le beghe congressuali di Bordon o l’amarcord ulivista di Parisi sono sembrate poca cosa, e forse anche agli interessati. [...]

Il testo integrale dell’articolo di Fabrizio Rondolino è stato pubblicato sul sito de La Stampa

Notizia inserita da Fausto Sanna | servizio moderazione

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 23 aprile 2007 alle 16:11 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.