Cnr a secco, la ricerca è perduta

Poeti, santi e navigatori. Di scienziati, invece, sempre meno. Non si può piangere sulla ricerca perduta e allo stesso tempo assetarla: il denaro disponibile è sempre meno, i criteri per spenderlo più misteriosi e intanto gli istituti più prestigiosi faticano a pagare il riscaldamento e la bolletta della luce. Al Consiglio nazionale delle ricerche, forse il nome che ha dato più lustro alla ricerca italiana, tira aria di sbaraccamento dal 2002. Prima la riforma di Letizia Moratti e l’introduzione del criterio «manageriale» nella gestione, poi le leggi Finanziarie lo stanno disgregando. E così la ricerca è sempre più legata ai privati che, in cambio di qualche soldo, ottengono di poter indirizzare la ricerca, usano le strutture del Cnr, la conoscenza dei ricercatori e alla fine si prendono il brevetto.
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Notizia inserita da Nicola Iacovone

Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 16 aprile 2007 alle 21:29 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.