Se i laici porgono l’altra guancia

[...] Certo la Chiesa è maestra nel sostenere che la fede sia sempre d’accordo con la ragione e che la fede e la ragione insieme siano due facce della stessa medaglia purché, come ha notato Severino, sia la ragione a seguire i passi della fede. Ove mai li precedesse arrivando a conclusioni difformi, l’anatema non tarderebbe come non ha mai tardato. [...]

Durante il declino dei partiti della prima repubblica e la corruttela diffusa che aveva inquinato le fibre stesse del sistema e principalmente quelle del partito cattolico, non abbiamo ascoltato una sola reprimenda da parte dell’episcopato italiano sullo scempio di moralità pubblica che era sciaguratamente in atto. [...]

Un’accusa fastidiosamente ritornante imputa ai laici di voler togliere la parola e lo spazio pubblico ai cattolici in genere e alla gerarchia ecclesiastica in particolare.

Anche De Rita indulge a questa leggenda metropolitana, il che mi stupisce assai. Personalmente, in numerosa e prestigiosa compagnia, ho sempre affermato che il Papa e i suoi vescovi hanno piena disponibilità dello spazio pubblico e possono dire ciò che vogliono e come vogliono. Salvo un punto: le pattuizioni dei Trattati lateranensi che come tutti i trattati contengono diritti e doveri per le parti contraenti.

Io sarei felice per la Chiesa se quei Trattati fossero aboliti: ne guadagnerebbe in libertà ed estensione del suo spazio pubblico. Ma non sembra che la Chiesa abbia questa intenzione: non ha più obblighi da osservare e conserva tutti i diritti e i privilegi pattuiti.

Va dunque bene così. Ma pongo ora a De Rita una domanda che ho già formulato tempo fa senza avere alcuna risposta. La domanda è questa: esiste un atto, un comportamento, un documento che possa configurare un’ingerenza da parte della Chiesa nella sovranità dello Stato? Di ingerenze vietate allo Stato dai Trattati del Laterano ce n’è a bizzeffe e lo Stato si è ben guardato dal cadere in fallo. Ma il viceversa qual è? Che cosa non può fare la Chiesa in forza dei Trattati? Stando a quel che vediamo la Chiesa può far tutto. Dunque il Concordato non prevede limiti, è un colabrodo. È possibile configurare un’ingerenza, tanto per sapere? De Rita ci può aiutare? L’arcivescovo Bagnasco può indicare un limite del quale abbiamo del tutto smarrito l’esistenza? O debbono intervenire i pretori e adire la Corte quando un prete in pulpito prescrive ai fedeli come votare? E non temete per lo spazio pubblico: quello ve lo concesse lo Stato italiano fin dal 1871 con la legge delle Guarentigie senza bisogno di alcun Concordato.

Ma, incalza De Rita, le dotte (bontà sua) elucubrazioni filosofiche dei laici sono lontane le mille miglia dalle tradizioni religiose degli italiani. Perciò non hanno presa. Tutt’al più possono riempire qualche piazza di omosessuali, ma di lì non nasce alcuna classe dirigente e alcun pensiero forte. Perciò non incoraggiate le piazze se volete un disinteressato consiglio.

D’accordo. Le piazze sono comunque minoranze. Recarsi in piazza è un diritto costituzionalmente garantito ma, per il pochissimo che mi riguarda, non ne sento alcuna nostalgia.

Sempre che questa “lontananza” sia reciproca. Pare che milioni di cattolici si preparino a scendere in piazza. Per loro è ammesso e consigliato e per i froci (ma sì, chiamiamoli così) è sconsigliabile? Curioso modo di intendere la democrazia.

Sì, lo trovo molto grossolano e aggiungo: se siete, voi cattolici, così sicuri del vostro seguito, di che cosa vi preoccupate? Forse avete capito che sotto a molte di quelle tradizioni c’è solo il potere e nient’altro?

Mi era molto presente una recente dichiarazione della Rosy Bindi in favore d’una Chiesa che pensi di più a Dio e al prossimo e ne ho dato conto in una recente segnalazione giornalistica. Ma poi la Bindi ha fatto retromarcia. Ha detto “meglio un bambino che resti in Africa piuttosto che sia adottato da una coppia omosessuale“. [...]
Poiché la Bindi è donna coerente, qui la coerenza manca del tutto. Tuttavia quella sua dichiarazione è agli atti e non c’è stata alcuna smentita. Poiché la stimo e spesso la lodo pubblicamente mi permetto di reclamare una sua spiegazione.

Mi vengono in mente i “bravi” di Don Rodrigo quando imposero a Don Abbondio che quel matrimonio tra Renzo e Lucia non si doveva fare. Siamo a questo, onorevole Bindi?

Il testo completo dell’editoriale di Eugenio Scalfari è stato pubblicato sul sito de La Repubblica

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Questo articolo è stato pubblicato domenica, 18 marzo 2007 alle 10:50 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.