Troppe famiglie da benedire? Da Forlì la “moda” dell’etichetta

Forlì – Da che mondo e mondo, il bisogno aguzza l’ingegno. E’ un motto che si fa strada un po’ ovunque, persino in ambito ecclesiale. Basta vedere quello che ha escogitato un arguto parroco forlivese.

Anche la diocesi di Forlì-Bertinoro, che da poco più di un anno ha rinnovato il vescovo nella persona di monsignor Lino Pizzi, sconta una crisi di vocazioni allarmante. Questo porta la sempre più esigua pattuglia di parroci impegnata su troppi fronti, ad escogitare continue forme di alleggerimento. L’ultima trovata è del parroco dell’unità pastorale San Mercuriale-Santa Lucia monsignor Franco Zaghini. Duemilacinquecento famiglie da benedire prima di Pasqua, in un ambito che da solo copre metà del centro storico forlivese, sono veramente troppe.

Oltretutto, il territorio affidato alla sua cura – don Franco è abate di San Mercuriale da appena quattro mesi in sostituzione di monsignor Quinto Fabbri, assegnato ad altro incarico – è abitato dai tipici cristiani d’oggi: ci sono i ferventi che lo accolgono a braccia aperte, ma non mancano gli agnostici, e peggio ancora gli atei. Attenti, poi, a non trascurare le centinaia di extracomunitari residenti da quelle parti, solo in minima parte cattolici; per non parlare dei numerosi studenti universitari, quasi mai a casa e con la testa rivolta a ben altri lidi.

“No – precisa il sacerdote – non me la sentivo proprio di bussare a vuoto a troppe porte. Almeno ai cristiani, ho chiesto l’esplicita accettazione di quel gesto minimale che la tradizione ha portato sino a noi”.

L’idea, una sorta di “benedetta etichetta”, è tanto semplice quanto ingegnosa: agli inizi di febbraio, don Zaghini spedisce una missiva a tutti i parrocchiani. La busta, intestata San Mercuriale-Santa Lucia, contiene una lettera generica di presentazione dell’iniziativa, il calendario delle benedizioni pasquali su tutto il territorio, e, dulcis in fundo, il singolare adesivo con la frase:

“Sì! desidero la Benedizione pasquale”. Poco prima della data prefissata per il passaggio del prete, i ben disposti applicano l’etichetta sulla porta di casa.

“Se vedo l’adesivo, busso ed entro – spiega l’abate – altrimenti tiro avanti per la mia strada”.

Non pago della pensata, che pare proprio stia funzionando, da circa 15 giorni don Franco ha accolto in canonica un sacerdote nero della Costa d’Avorio: non è propriamente un conoscitore del teatro d’operazioni, ma studia teologia e parla molto bene l’italiano. I due uomini di chiesa stanno battendo il territorio parrocchiale da fronti opposti: la naturale convergenza a San Mercuriale dovrebbe avvenire giusto la vigilia di Pasqua. Viene spontaneo a questo punto chiedere a don Zaghini se questo “modus operandi” non vada a discapito dell’incontro con la gente: “Può essere – ammette il sacerdote – ma è impensabile pretendere di conoscere tutti i parrocchiani in due mesi”. Il messaggio è chiaro: in primis, che si facciano avanti i cristiani veri.

Fonte: romagnaoggi.it

Notizia inserita da Nicola Iacovone

Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 9 marzo 2007 alle 16:42 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.