Perché il matrimonio (quello tradizionale) è superiore ai Pacs

Dopo mesi che me la prendo con quelli che condannano i Pacs ho avuto una illuminazione. Ho capito all’improvviso le ragioni per cui i Pacs non vanno bene. Provate a immaginarvi in una cena con persone che in parte non conoscete.

Prima scena (interno, notte): ci si avvicina scrutandosi. Seconda scena (interno, notte): ci si scambiano sguardi sempre più ravvicinati timidi o curiosi. Terza scena (interno, notte): (gli invitati si tendono le mani) “Ti presento mia moglie Caterina”. “Molto piacere, Federica. Lui è mio marito Mario”. “Molto lieto. E loro sono i coniugi Arnone”.

Provate a ripetere le medesime scene in assenza del sacro vincolo del matrimonio. Prima scena (interno, notte): ci si avvicina scrutandosi. Seconda scena (interno, notte): ci si scambiano sguardi sempre più ravvicinati timidi o curiosi. Terza scena (interno, notte): (gli invitati si tendono le mani) “Ti presento la mia donna, cioè convivente – con tanto di Pacs, eh! – insomma questa è Caterina”. “Molto piacere, Federica. Lui è il mio … compagno, il mio equivalente di marito, Mario”. “Molto lieto. E loro sono i pacsati Arnone”.

Non va bene. È peggio di quando bisogna definire il proprio fidanzato perché non puoi o non vuoi limitarti a usare il suo nome proprio e devi scegliere tra alternative insoddisfacenti: moroso, partner, ragazzo, uomo, promesso sposo (ci risiamo), amante (è ambiguo), amico (strizzando l’occhio), ganzo, innamorato. Il matrimonio dissolve questo imbarazzo. Marito e moglie. Semplice. Efficace. Esteticamente appagante. Aggraziato.

L’ironico intervento di Chiara Lalli è stato pubblicato sul blog Bioetica

Notizia inserita da Raffaele Carcano

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 29 gennaio 2007 alle 19:09 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.