Pena di morte e doppi binari

La dichiarazione ufficiale rilasciata dalla sala stampa del Vaticano in occasione dell’esecuzione di Saddam Hussein è stata la seguente:”Una esecuzione capitale è sempre una notizia tragica, motivo di tristezza, anche quando si tratta di una persona che si è resa colpevole di gravi delitti. La posizione della Chiesa cattolica – contraria alla pena di morte – è stata più volte ribadita”. Viene spontaneo chiedersi come concilia la Chiesa cattolica, o per essere più precisi, come conciliano il Papa e le gerarchie ecclesiastiche, una condanna così netta della pena di morte con la canonizzazione di criminali patentati come Escrivà de Balaguer e Stepinac, responsabili della morte di decine di migliaia di persone, o con la celebrazione di fastose esequie religiose per il dittatore sanguinario Pinochet, esequie – è d’obbligo qui ricordarlo – negate al mite Piergiorgio Welby. La risposta sta nei doppi binari sui quali sono solite muoversi le gerarchie cattoliche. Condannano la pena di morte ma la mantengono nel loro catechismo (articolo 2267), raccomandano il rispetto dei diritti umani ma appoggiano le peggiori dittature europee e sudamericane. Lodano la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ma la Santa Sede non la sottoscrive. E ancora meno sottoscrive la Convenzione europea per i diritti dell’uomo che prevede sanzioni per gli stati che non ne rispettano i principi. Ratzinger condanna la pedofilia ma continua a coprire i preti pedofili e a dare piena attuazione al documento “Crimen sollicitationis” della Congregazione per la dottrina della fede secondo il quale la pedofilia è peccato ma non reato quindi bisogna evitare che i preti colpevoli finiscano nelle mani della giustizia. Grazie alla discrezione di cui sanno dare prova i nostri mass media quando in ballo sono i misfatti vaticani, pochi sanno che lo stesso Ratzinger è stato accusato davanti a un tribunale del Texas di “cospirazione in pedofilia” poco prima delle sua elezione a Papa e che se l’è cavata per il rotto della cuffia in considerazione dell’immunità concessa ai capi di stato. Se le gerarchie cattoliche si possono muovere con disinvoltura su doppi binari è perché sanno che comunque la fanno franca. Il prestigio morale della Chiesa è fuori discussione. La Chiesa è l’unica fonte di valori. La storia del Cristianesimo è immacolata e le radici cristiane sono il riferimento identitario dell’Europa. Allora, avanti. Chiamiamo la prima Stazione ferroviaria della capitale d’Italia Stazione Papa Wojtyla, esponiamo il crocefisso in tutti gli edifici pubblici, finanziamo gli oratori e la scuola cattolica in barba alla Costituzione e che l’Europa unita nasca cristiana. Queste picconate alla laicità fanno quasi rimpiangere gli strappi fatti dal Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro il quale nel suo discorso di Capodanno del 1998 successivo alla visita del Papa al Parlamento disse: “Santità! Grazie per questa visita, che è venuta in un momento politico di grande rilievo ed è stata di enorme importanza. Grazie. Grazie per i colloqui, grazie per l’amabilità. Grazie, soprattutto, per una cosa che tutti hanno sentito: che non era soltanto un grande atto di attenzione – ed era già gran cosa! – ma che era, soprattutto, un atto di amore per l’Italia e per il popolo italiano. Ed è il popolo italiano che, attraverso la mia voce, Santità, Le dice grazie anche per questa Sua infrenabile, grazie a Dio, testimonianza di Verità, di Pace, di Giustizia che vince ogni resistenza che la natura, a volte, Le pone. Coraggio e avanti, Santità!” La gratitudine da lui attribuita al “popolo italiano” per la “testimonianza di Verità” data da Papa Wojtyla non suscitò allora particolari proteste, né gli atei e gli agnostici gli rimproverarono di essere poco rappresentativo di tutta la popolazione. Forse perché Scalfaro si era sempre comportato da laico consapevole e determinato, ma forse anche perché le gerarchie cattoliche si intromettevano meno platealmente nella vita politica del paese di quanto non facciano oggi. Ma ormai la misura è colma. Per fortuna il rifiuto delle doppiezze e delle ingerenze vaticane si allarga e si aggrega. È auspicabile che i nostri politici ne tengano conto.

L’articolo di Vera Pegna è stato pubblicato oggi sul Manifesto

Notizia inserita da Raffaele Carcano

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Questo articolo è stato pubblicato sabato, 6 gennaio 2007 alle 15:34 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.