I credenti sono incapaci di intendere e di volere?

Su trasfusioni e testimoni di Geova (cfr. Ultimissima del 6 gennaio con commenti e nuove segnalazioni in calce).

[...] L’unico elemento che renderebbe giustificabile l’imposta trasfusione sarebbe una incapacità di intendere e di volere da parte del paziente, magari dovuta all’incidente stradale che quella trasfusione aveva reso necessaria. Ma non c’è alcun riferimento (nelle notizie riguardanti l’accaduto) di una carente o assente capacità di giudizio. (Il fatto di essere Testimone di Geova sarebbe secondo me sufficiente per giudicare qualcuno incapace, ma questo non è senza dubbio un pensiero diffuso e condiviso e soprattutto accogliere tale premessa significherebbe considerare incapace di intendere e di volere un po’ troppa gente, considerando le sterminate versioni dei pensieri religiosi…). E allora? Per rispettare la volontà liberamente espressa da un cittadino non è pertinente la motivazione che ha diretto quella volontà. Ne esistono di condivisibili e di assurde, ma se la persona è cosciente e in grado di esprimere i propri desideri, e se questa persona rifiuta un trattamento medico, non ci si può sostituire al suo raziocinio (che giudichiamo difettoso o compromesso) e imporre un trattamento foss’anche salvavita, come in questo caso.

Il testo integrale dell’articolo di Chiara Lalli è stato pubblicato sul blog Bioetica

Notizia inserita da Raffaele Carcano

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Questo articolo è stato pubblicato sabato, 6 gennaio 2007 alle 15:38 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.