L’ultima di D’Agostino: ‘La vera laicità nel crocifisso si rafforza’

Non è il D’Agostino di Dagospia, ma è trash comunque. Francesco D’Agostino, per quanto possa sembrare incredibile, è stato presidente del Comitato Nazionale di Bioetica fino a qualche giorno fa, e ne fa peraltro ancora parte. Questo un estratto delle su elucubrazioni sulla laicità.

 

Per i giuristi cattolici [di cui lui è presidente: possibile che non abbiano proprio nulla di meglio? NDR], che il 9 dicembre, in occasione del 56° convegno nazionale della loro associazione, dedicato a “la” laicità e “le” laicità, sono stati accolti in udienza dal Papa ed hanno gremito fino all’inverosimile l’Aula delle Benedizioni, il discorso che il Santo Padre ha pronunciato, prima di impartire loro la benedizione apostolica, ha avuto essenzialmente il valore di un riconoscimento limpido ed autorevole del loro impegno nella vita sociale e professionale del Paese. [...] Due sono i punti sui quali ha insistito. In primo luogo ha ricordato che il principio di laicità concerne l’effettiva autonomia delle realtà terrene. In un implicito elogio della democrazia, il Papa ha ribadito che non spetta alla Chiesa indicare quale ordinamento politico e sociale sia da preferirsi: «È il popolo che deve decidere liberamente i modi migliori e più adatti di organizzare la vita politica» [Esattamente come avveniva nello Stato pontificio, NDR]. Ed ha aggiunto un’espressione molto forte: ogni intervento diretto della Chiesa in tale campo sarebbe un’indebita ingerenza [quindi gli interventi della Chiesa cattolica sarebbero da considerarsi 'indiretti': è la stessa strategia difensiva dei mandanti delle stragi mafiose]. [..] L’autonomia va intesa con riferimento alla sfera ecclesiastica, non dall’ordine morale [stabilito dal papa, NDR]. [...] Effetto di un profondo fraintendimento del principio di laicità, che merita la qualifica di laicismo, è – nell’opinione del Papa – l’esclusione della religione dai vari ambiti della società, la pretesa di giungere ad una totale separazione tra lo Stato e la Chiesa e, più in particolare, l’ostilità alla presenza di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche. Quest’ultimo accenno del Papa ha contribuito a riattivare il dibattito sulla presenza del crocifisso, in particolare nelle scuole. Conosciamo le motivazioni che stanno alla base della pretesa di rimuovere i crocifissi dalla aule e le argomentazioni di diritto amministrativo che, sia pure non senza contraddizioni, hanno impedito che queste pretese potessero realizzarsi [notare come la parola 'pretesa' compaia ben due volte: non della rivendicazione di un diritto si tratta, dunque, NDR]. Ma il cuore del problema, chiaramente, non è né giuridico né amministrativo. Se i simboli religiosi e in particolare quelli cattolici, dovessero avere una mera valenza politica e sociale, o una funzione di estrinseco proselitismo confessionale, essi certamente potrebbero essere accusati di violare la “sana laicità” dello Stato. Ma in casi del genere dovrebbero essere i cattolici per primi a rimuoverli, pur di non vederli ridotti a una funzione (o peggio, ad una esibizione) che non solo loro non si addice, ma che addirittura potrebbe umiliarli. Se invece ai simboli religiosi si dà il significato che loro propriamente compete, quello di ricordare agli esseri umani che nemmeno il dolore più grande è privo di significato e che a tutti gli uomini è stato promesso un bene trascendente, che nessuno Stato, neanche volendolo, potrà mai garantire ai propri cittadini, la loro presenza nelle aule scolastiche, in quelle dei tribunali, negli ospedali, nelle carceri potrà veicolare un messaggio, profondamente umano, di conforto e di solidarietà, anche per chi non fosse credente. Rinunciare ad esporre il crocifisso denota, più che il desiderio di rendere omaggio alla laicità dello Stato, quello – ci auguriamo inconsapevole – di togliere agli uomini quella dimensione di coraggio e di speranza che solo la fede può dare. Non è per ottenere un esito del genere che è giusto battersi per la laicità delle istituzioni. [E quindi gli atei dovrebbero rinunciare a battersi per la laicità dello Stato per non togliere ai credenti la loro illusione in una realtà ultraterrena di cui non sono mai riusciti a dimostrare l'esistenza, NDR].

Il testo integrale dell’articolo (?) di Francesco D’Agostino è stato pubblicato sul sito di Avvenire

Notizia inserita da Raffaele Carcano

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 15 dicembre 2006 alle 15:06 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.