Milano, le pressioni del Movimento per la Vita alla clinica Mangiagalli

Ci sono «non notizie» mistificatorie che sembrano confezionate apposta per attaccare la legge 194. Come l’accordo millantato dal Centro aiuto alla vita (Cav) secondo cui tutti i medici della clinica Mangiagalli di Milano, la più importante d’Italia, prima di ogni interruzione di gravidanza indirizzeranno le donne verso i loro operatori. Non è vero, anche se il professor Giorgio Pardi, il professore della Mangiagalli intervenuto al convegno del Cav che si è tenuto a Bari, si è dimostrato molto disponibile con gli operatori cattolici del Cav. La ginecologa Alessandra Kustermann è piuttosto seccata: «Dal 1980 il Cav ha qualche stanza alla Mangiagalli e, in quei rari casi in cui le donne ce lo chiedono, le abbiamo sempre indirizzate verso quel servizio: ma non esiste proprio che mandiamo tutte le donne al Cav! Semmai vorremmo che fosse il consultorio pubblico, e non confessionale, ad occuparsi delle donne che vogliono riflettere sull’interruzione di gravidanza». Basilio Tiso, direttore sanitario, non intende certo privilegiare gli operatori del Cav. «L’aborto – spiega – è una sconfitta per le donne e dunque ben vengano tutte le strutture in grado di offrire quanti più strumenti possibili, il Cav esiste già e la nostra idea è che ci sia un consultorio pubblico. L’obiettivo è dare spazio alla prevenzione, non scatenare guerre tra ciellini e non ciellini».

Fonte: sito del Manifesto

11 commenti

Kaworu

io proverei ad andare in quella clinica fingendo di voler abortire giusto per sputare in faccia a quei coglioni…

Marja

Basilio Tiso, direttore sanitario, non intende certo privilegiare gli operatori del Cav. «L’aborto – spiega – è una sconfitta per le donne…
se lo dice lui, io penso che la possibilità di decidere in maniera libera e cosciente se procreare o meno non sia mai una sconfitta. Una sconfitta è mettere al mondo un figlio che non si desidera e magarli doverlo dare in adozione o viverlo per tutto il resto della propria esistenza come un peso e una limitazione!

Emi

Kaworu,

anch’io ho accarezzato l’idea, magari recandovisi con una telecamera nascosta.
Con le giuste competenze mediche penso che si riuscirebbe a smascherare pubblicamente i reali pericoli per la salute delle donne di tali iniziative.

davide

ma non è forse dovere del medico rispettare e servire il paziente?

Kaworu

basterebbe anche il buonsenso probabilmente, emi…

ho avuto modo di vedere un dibattito con presente anche un’ameba di questi “volontari per la vita”, e onestamente lasciarli a blaterare quasi autisticamente le loro tesi, è più facile che sostenere che la binetti è una serva del vaticano.

il che la dice lunga…

oltretutto sarebbe anche ora che degli uomini la smettessero di dire cosa è meglio per le donne…

se gli uomini potessero restare incinti, l’aborto sarebbe considerato come togliersi un bruscolino dall’occhio.

(ovviamente parlo di quegli uomini così arroganti da dover sindacare su cose come la gravidanza, che non hanno idea di cosa praticamente sia e che non proveranno mai)

Emilio Gargiulo

Cosa ne dite di organizzare una protesta seria contro ciò?

br

le donne dovrebbero rifiutarsi di farsi visitare da medici obiettori, che obiettano negli ospedali pubblici e praticano qualunque cosa nelle cliniche private..e così chiuderebbero baracca e burattini..
a chi cercava sul vocabolario: la parola giusta è CONNIVENZA!
La prima domanda da fare al ginecolo (ma anche al panettiere, a tutti!) è:sei cattolico? e cominciare a fare un sano ostracismo per questa ghentaglia..

Emi

Non dimentichiamoci di seguire l’interrogazione parlamentare di Porretti in merito alla vicenda.

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