L’India aspetta Hu Jintao, bloccati gli attivisti tibetani

Pechino e Delhi fanno affari comuni a spese dei tibetani. Dopo l’accordo fra i 2 governi sui confini contesi sin dai tempi della guerra del ’62 – che prevede la “cessione” del Sikkim all’India in cambio del silenzio di quest’ultima sulle violazioni dei diritti umani in Tibet – si apre di nuovo la questione del Dalai Lama e del suo governo in esilio in territorio indiano. In previsione della visita del presidente cinese Hu Jintao – in India dal 20 al 23 novembre – New Delhi ha “avvertito” i tibetani di non uscire da Dharamsala, la città sede della comunità in esilio, situata nello Stato settentrionale di Himachal Pradesh. L’attivista tibetano Tenzin Tsundue riferisce di aver ricevuto il 13 novembre una lettera dal locale Ufficio di registrazione per gli stranieri con “l’ordine esplicito” di rimanere a Dharamsala fino al 25 novembre. La missiva, che intima procedimenti giudiziari, non contiene però le motivazioni di tali direttive. Secondo l’attivista, è chiaro che con questa iniziativa si vuole evitare la sua partecipazioni a possibili “agitazioni” durante la permanenza di Hu. Tsunde è nato e cresciuto in India e ricopre la carica di Segretario generale della Friends of Tibet India; in passato ha partecipato ad iniziative di protesta in occasione di alcune visite di delegazioni cinesi. [...]  

L’articolo completo è reperibile sul sito cattolico AsiaNews

Notizia inserita da Barbara

Tag:, , , , , ,

Questo articolo è stato pubblicato mercoledì, 15 novembre 2006 alle 13:46 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.