Ora di religione: discriminazione di fatto

Messaggio inviato alla nostra associazione   

Gentile UAAR,

nel momento in cui abbiamo preso la decisione di lasciare il nord Europa e di tornare a vivere in Italia con la nostra bambina avevamo presenti le problematiche che avremo avuto per il nostro essere due genitori agnostici con una figlia non battezzata. Abitiamo in una piccolissima comunità, fortemente cattolica e rigidamente legata alle sue tradizioni ed ai suoi rituali. Nostra figlia ha iniziato nel settembre del 2005 a frequentare la scuola materna comunale, al momento dell’iscrizione abbiamo espresso la nostra volontà di non avvalerci dell’insegnamento della religione cattolica. In assenza di un’attività alternativa ed essendo gli unici genitori dell’intero istituto (scuole elementari comprese) ad avere espresso tale volontà ci è stato comunicato  che 2 volte la settimana nel bel mezzo della mattinata avremo dovuto prendere nostra figlia da scuola per riportarla al termine della lezione di religione. Questa possibilità si è rilevata incompatibile con i nostri impegni lavorativi e così nostra figlia ha frequentato l’ora di religione per l’intero anno. L’insegnamento della religione cattolica si protrae anche al di fuori dell’ora di religione, ad. es. i bambini devono fare il segno della croce e la preghiera prima di pranzo, essendo mia figlia l’unica a non saperlo fare le maestre si sono prontamente impegnate affinchè imparasse a farlo correttamente, considerando il suo non sapere pregare come si deve  come un elemento potenzialmente discriminante. Avrebbero potuto cogliere l’occasione per spiegare ai bambini che esistono diverse visioni del mondo e della divinità, tutte degne dello stesso rispetto. Io non credo che le insegnanti siano tutte cattoliche, è come se avessero paura di cambiare o di affrontare queste situazioni nuove, diverse e minoritarie. Mi sento profondamente turbata, la comunità esterna rappresenta un forte elemento di disturbo su questo campo tra me e mia figlia. Ho paura che una volta alle scuole elementari voglia fare la prima comunione e il battesimo, perchè lo fanno tutti. Ho paura di non essere abbastanza convincente o per lo meno non quanto lo sono le maestre o le catechiste che con le loro canzoncine e i loro disegni riescono e forse riusciranno a catturare la sua curiosità. Vorrei essere più informata su come un genitore agnostico possa comunicare,  spiegare a un bambino che vive in una comunità cattolica la validità della propria scelta.

Come convincerla ad essere l’unica a non andare al catechismo, a non volere l’abito elegante e l ‘assurda festa della prima comunione? Vorrei evitare posizioni impositive e intransigenti, perchè potrebbero scatenare la reazione contraria.

Grazie per il vostro tempo e cordiali saluti,

Lettera firmata

 

Gentile Signora,
ho letto la sua bellissima e accorata lettera con molta attenzione e con relativo turbamento, tale da non poter procrastinare la mia risposta. Come insegnante di scuola Elementare ( prima anche della Materna) e come madre non posso che indignarmi di fronte a questi soprusiche minano alle fondamenta della dignità di una persona. Le rispondo io in quanto responsabile del Progetto ora alternativa
www.oraalternativa.it, iniziativa nata proprio per aiutare tutte le persone come lei, tutti i bambini e ragazzi discriminati perché non cattolici, oppure, non conformi ad una “consuetudine” di maggioranza. L’UAAR, aspettando di diventare Associazione di Promozione Sociale e quindi in attesa di poter difendere legalmente i diritti degli atei e degli agnostici, seguendo direttamente i casi, senza mettere a repentaglio i singoli, sta cercando di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica attraverso varie campagne e questa sulla scuola è una di quelle, e a mio avviso, la più importante.
Di fronte  all’illegalità sfacciata, all’ottusità e al conformismo di queste persone, da lei ben descritte, il singolo che si ribella diventa subito lo zimbello del paese, il capro espiatorio e il diverso da ammansire, da zittire. Capisco quindi il
suo intento di agire sulla capacità critica di sua figlia e sul modo in cui la bambina possa imparare ad accettare di non uniformarsi pedissequamente alle richieste e abitudini della comunità. Il compito assegnato a genitori come voi, in quel contesto assurdo, ma purtroppo non raro nel nostro Paese, è molto arduo, ma occorre impegnarsi.
Potrebbe iniziare da subito a parlare semplicemente di come ogni persona sia diversa dall’altra, a partire dalle caratteristiche fisiche; potrebbe inventarsi dei giochini, guardarsi allo specchio  e scoprire tutte le differenze del volto. Poi iniziare a farle notare che, al di là delle apparenze e differenze ci sono dei tratti e comportamenti comuni a tutti: es, il pianto, la risata, il mangiare, il camminare ecc…
Far capire alla bambina che ogni persona, anche se piange come un’altra, magari lo fa per motivi diversi, come ogni persona mangia, preferisce un cibo anzicché un altro e così via. Anche per ciò che riguarda altro tipo di scelte non tutti la pensano alla stessa maniera e dover per forza fare sempre e comunque ciò che fanno gli altri non è giusto in assoluto.
Il cammino è molto lungo, ma occorre iniziare da subito a discutere di queste cose. 
Quando arriverà alla terza elementare, quando si dovrà affrontare il nocciolo duro del catechismo, spieghi alla bambina, semplicemente, le ragioni delle sue perplessità, le ponga la prospettiva, di cosa comporta frequentare due anni di catechismo, andare ogni domenica a messa,  senza suscitare terrore ovviamente, ma con spirito critico. Magari può proporle un’alternativa , magari un corso di danza o ciò che preferisce, e quando gli altri arriveranno al “fatidico giorno”, può proporle un viaggio di due giorni a Gardaland o in un posto di suo gradimento.
Nel frattempo discuta pure dell’esistenza di altre religioni o concezioni del mondo e non si preoccupi di non essere all’altezza. La sua lettera mi ha dimostrato una grande sensibilità e questo è un punto a suo favore.
Io vivo a Roma e le cose sono molto diverse e con le mie figlie il discorso ha funzionato, ma ancora  in certi frangenti e ambienti  ho constatato una ristrettezza mentale che porta alla discriminazione e anche nella mia classe ho lavorato su questi temi.
 
Un cordiale saluto e non esiti a ricontattarci.
Rosalba Sgroia

Responsabile Progetto Ora alternativa
info@oraalternativa.it 
                      

     

Notizia inserita da Rosalba Sgroia

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Questo articolo è stato pubblicato domenica, 22 ottobre 2006 alle 17:29 e classificato in Ora Alternativa. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.