Addio XX Settembre laico, Scocca l’ora dei teo-lib

Che i laici fossero da qualche tempo ridotti male già si sapeva. Ma ieri, 20 settembre, data talmente laica da apparire laicista, breccia di Porta Pia, bersaglieri a Roma, l’incontro sui «Laici in ginocchio» previsto da «Torino Spiritualità» è stato cancellato per indisposizione di Carlo Augusto Viano, storico della filosofia che si rifà alla tradizione neopositivista.[…] la manifestazione torinese, iniziata martedì pomeriggio con uno straripante assalto al laico James Hillman, e che da oggi entra nel vivo, moltiplicando incontri e appuntamenti. «Torino Spiritualità» non esibisce profili teocratici, e neanche teo-con: il buon successo che si annuncia in termini di presenze e di interesse induce anzi a evocare una nuova figura ormai neanche più emergente, semmai dilagante. I pantheon si moltiplicano e diventano sempre più inclusivi, è l’ora del teo-lib: educato, colto, di buone letture, curioso di tutto, dal buddismo all’animalismo, dal cosiddetto «dialogo interreligioso» ai problemi di sempre della politica, affascinato dalle religioni e poco confessionale, il teo-lib sa benissimo come la «spiritualità» possa confinare con lo spiritismo, ma si tiene alla larga dalla pericolosa frontiera che lo separa dagli esoterismi New Age. Al massimo si concede un po’ di astrologia, ma senza esagerare. Nella libreria allestita dalla «Torre di Abele» sul piazzale della Cavallerizza, cuore della manifestazione, non ci sono templari o Dan Brown, Maddalene coniugate o pensierini di Paulo Coelho; finora, all’opposto, i testi più venduti risultano quelli di Hillman, dell’economista indiana Vandana Shiva e persino la Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea di Demetrio Duccio, che è presidente del corso di laurea in Scienze dell’educazione alla Bicocca di Milano e ha, di suo, due insegnamenti: Filosofia dell’educazione e Teorie e pratiche autobiografiche. Nessun mago Othelma si aggira nel centro di Torino, non si vedono tipi con strane tuniche addosso e anche la cerimonia della «spetalamento» (da intendere come lancio di petali nell’acqua, beninteso) tenuta in apertura sulla Dora da italianissimi fedeli hindu, è stata vissuta con molto interesse ma forse in modo non troppo difforme da una performance artistica. Quando poi, come ieri nel cortile di palazzo Carignano, ci sono gli indiani veri (vedi Vandana Shiva che parla della «banalizzazione dell’Oriente da parte dell’Occidente») la risposta è di massa, e in questo caso davvero quasi religiosa, nel senso dell’attenzione. Come dice Antonella Parigi, anima della manifestazione, l’idea è appunto quella di «smontare le ideologie attaccate alle religioni». Attenzione critica, insomma, non fredda. Attenzione partecipe: così, se il rabbino Haim Baharier commenta la Torah insieme alla figlia, che è una ragazza down, è chiaro come il sentimento giochi la sua parte. Ma è anche una lezione vera, se pure inusuale. Così, ancora, quando l’israeliano Dan Bar-On e il palestinese Sami Adwan spiegano come hanno realizzato il loro libro di storia sul Medio Oriente destinato alle scuole, coinvolgendo docenti dell’una e dell’altra parte, siamo nel campo di una razionalità di netta filiazione illuminista. E infine, sempre restare a quanto si è visto ieri, quando si parla di «pluralismo religioso e modelli di convivenza» (un ciclo al teatro Vittoria organizzato dal Centro interculture) il tono e l’ambiente saranno inevitabilmente accademici, per un ridotto numero di volenterosi, ma anche in questo caso siamo lontani dagli effetti facili. C’è posto per tutti, anche per i laici duri e puri, che del resto sono cambiati parecchio in questi anni di vacche magre. Il motivo è evidente: non da ieri le istanze religiose magari confluite nel frullatore della New Age hanno terremotato dal basso la tradizionale cultura di sinistra, mentre dall’alto penetrava il marchio seduttivo dell’Adelphi. Ora nessuno ricorda che Hillman, per dire un autore lanciato dall’editrice milanese, era vent’anni fa guardato con una punta di sospetto perché «irrazionalista». O, per restare a cose italiane, sarebbe divertente spolverare gli atti di un convegno organizzato negli anni Settanta dal Verri, la rivista di Luciano Anceschi, a Mantova: quando Giuseppe Conte, in veste di giovane poeta, disse che lo scrittore deve comportarsi «come un dio danzante» quasi venne giù, per le bacchettate contro il suo «irrazionalismo», il teatro Bibiena. Proprio oggi, a «Torino Spiritualità» è previsto un incontro con Anita Nair, autrice bengalese che in Padrona e amante (Neri Pozza) ha per protagonista una danzatrice sacra. Il titolo del dialogo con Anna Nadotti, manco a farlo apposta, è «Danzando con gli Dei».

Fonte: LaStampa.it

3 commenti

Germano

Sembrerebbe più un ritorno del panteismo (come scrive Levine nel suo studio unico al mondo edito da ECIG, “Una concezione non teistica della divinità”). Siamo tornati indietro, molto indietro, ed il cerchio si sta chiudendo…in barba alla fine del mito dell’eterno ritorno postulata da Nietzsche.

Germano

come al solito devo precisare… Levine non parla di un ritono al panteismo, che è una mia ipotesi. Peò ne descrive le caratteristiche praticamente fino ad oggi.

tiziana

per precisare haim baharier, che è un allievo di levinas, non è un rabbino anche se esperto di torah.

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