Discorso del papa: il commento di Gad Lerner

E’ un papa tragico quello che dalla sua Baviera ci sorprende con un’omelia acuminata. Un intellettuale europeo pessimista che rivolge il suo sguardo all’islam, all’Asia e all’Africa: quasi prefigurando un nuovo “asse globale del sacro” nel nome del timore di Dio, contrapposto alla globalizzazione cinica, materialista e utilitarista di matrice occidentale. A leggere tra le righe la meditazione sconsolata di Benedetto XVI, pare addirittura che il fanatismo religioso vada riconosciuto come reazione speculare alla caduta dei nostri codici morali, alla corruzione dei nostri costumi [...] La descrizione apocalittica di un occidente laico che calpesta la vita nascente e sprofonda nelle sabbie mobili del libertinaggio appare ingenerosa nei confronti della nostra società, e non aiuta certo a frenare il cinismo che effettivamente la corrode. Bisognerebbe semmai denunciare, non certo assecondare, la falsa rappresentazione del nostro modo di vivere e della nostra libertà su cui insiste la predicazione dei capi integralisti. [...] Descrivendo i nostri nemici come uomini di fede spaventati da un occidente che “oscura Dio”, Benedetto XVI si cimenta in un’analisi suggestiva. Ma rischia di dare ai fanatici un regalo che non si meritano. Il dialogo tra le fedi può dare un contributo decisivo alla pace nel mondo, ma non sarà la sacra alleanza delle comunità religiose a preservare le nostre libertà.

Il testo integrale dell’articolo di Gad Lerner è stato pubblicato oggi su Repubblica

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Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 11 settembre 2006 alle 16:55 e classificato in Generale. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.Non puoi né inviare commenti, né inviare trackback.

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7 commenti a “Discorso del papa: il commento di Gad Lerner”

  1. Germano scrive:

    I più sconcertati di quanto sta accadendo sembrano essere atei come Oriana Fallaci o cattolici rivoluzionari come Ida Magli, che chiamano alla guerra con tutte le forze contro i musulmani. Parecchi perché si aspettavano che il razionalismo rivoluzionasse la cultura islamica….i sociologi delle religioni prevedevano chissà che mutamenti. Ciò non è avvenuto, e il terrore della storia sovrasta chi si è adagiato su presunte certezze.

  2. Marco G. scrive:

    Nulla spaventa tanto i mestieranti del sacro quanto condividere la sorte comune a tutti quelli che hanno deciso di vivere “come se Dio non esistesse”, e quindi… lavorare per guadagnarsi il pane!

  3. Gio scrive:

    Condivido al 100% le parole di gad Lerner.
    Questo “asse” fra Cristianesimo e Islam non prospetta nulla di buono…..

  4. tadeo scrive:

    Questo “asse” fra Cristianesimo e Islam non prospetta nulla de bueno….
    La sutil red esclesiastica ya habia programado la necesaria influencia del dogmatismo religioso islamico y las divisiones invisibles sea en Africa en especial a traves de sus misioneros estimularon la llegada a Europa en especial Italia de estos inmigrantes en detrimento de los descendientes de los italolatinoamericanos que se obstaculizo por todos los medios posibles a traves de las redes de la democracia italiana impidiendo y demorando los tramites necesarios de la doble nacionalidad (la indiferencia a la religion de sus padres)
    a ello se beneficio España que hoy cuenta con casi cienmil inmigrantes de origen italiana en su mayoria profesionales o altamente calificados y se debe quizas a ello el notable desarrollo de este pais,el libro “El mito Europa” de mi autoria especifica con claridad estos hechos que observe ya hace dien años con clarividente percepcion. gracias Taddeo

  5. Ampsicora66 scrive:

    tra le righe traspare il vero problema: ad una maggiore laicità delle società occidentali e islamiche corrisponderà una esautorazione del potere attribuito ed esercitato dalle istituzioni religiose. Altro che relativismo…

  6. gabriele.m scrive:

    Trovo utile, e a dire il vero confortante, una progressiva laicizzazione dell’occidente; laicità è bello; il laicismo invece paga e pagherà lo scotto al pari degli altri fondamentalismi, non è necessario il Papa per ricordarcelo. Trovo banali i commenti che strumentalizzano la questione per un rinnovato, infruttuoso attacco alle istituzioni religiose: sono un frate carmelitano che lavora, anche nel campo del sociale, giorno e notte e senza sabati e domeniche, nè riposi o feste “comandate”. Tuttavia non prendo stipendio, non sono parroco, non accumulo: non spero un contributo (magari nemmeno ci arriverò a percepire la pensione sociale), attendo un vitalizio di altro genere… Dunque Marco G., eccoti spiegata, in poche parole, la motivazione per cui ci sono sempre meno vocazioni alla vita religiosa, che appare a molti – come a te – inutile: se non ci fosse la fede, anch’io preferirei lavorare come te, percependo almeno un giusto stipendio…
    ciao, Gabriele

  7. Mirella scrive:

    E’ singolare come le parole del papa, tese a dare della società islamica un’immagine ben più concentrata sul sacro della nostra, abbiano prodotto la reazione indignata dei destinatari . Essi, concentrati esclusivamente sulla riflessione papale negativa a proposito della jiad, hanno bollato un discorso che anche molti commentatori anti-islamici hanno criticato, sebbane per ragioni opposte!
    Un segno inequivocabile che il linguaggio che l’Occidente può permettersi oggi nel confronto con l’Islam si è di gran lunga “contratto” e che non giova muoversi in quwsto ambito da teologi più che da pastori.