Scuola e lavoro: crocevia pastorale

Pastorale sociale e pastorale educativa insieme per invitare le comunità cristiane a mettere al centro dell’attenzione la condizione concreta dei giovani nel passaggio tra scuola e lavoro. Sono le coordinate fondamentali del nuovo sussidio «Per un sistema educativo di istruzione e formazione in risposta alle domande dei giovani, delle famiglie e della società», preparato dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. Un documento che rappresenta un utile punto di riferimento in vista dell’ormai imminente ripresa delle attività scolastiche e pastorali. È una riflessione articolata sul ruolo che nella nostra società vanno assumendo i processi di apprendimento come strumento di crescita personale e collettiva. Vuole portare, in particolare, le comunità cristiane a confrontarsi con i due punti chiave dei cambiamenti in atto: da una parte l’autonomia sempre più presente nel nostro sistema d’istruzione, dall’altra la constatazione che la scuola è solo uno degli ambiti di un sistema formativo molto più allargato. Da qui l’estrema importanza oggi di ribadire l’idea di un approccio unitario alla persona, al di là delle tentazione di ridurre la formazione a puro tecnicismo. [...] Si mette l’accento sulla rilevanza dell’istruzione tecnica e della formazione professionale, auspicando che i centri di ispirazione cristiana «sempre meglio possano operare secondo un progetto educativo valido e chiaramente ispirato all’annuncio evangelico sull’uomo, sul lavoro, sull’economia». A livello politico si auspica «un’intesa che vada oltre gli schieramenti ideologici» su questi grandi obiettivi.
È un invito a tutto campo a declinare anche su questo crinale la testimonianza cristiana: il sussidio cita gli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani laddove indicano l’urgenza di «dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso mutamenti nella pastorale, una chiara connotazione missionaria e favorire, in definitiva, una più adeguata ed efficace comunicazione agli uomini, in mezzo ai quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza per l’umanità intera». [...] «Una missionarietà alimentata dalla speranza – si legge ancora – non può non condividere e farsi carico con responsabilità delle prospettive della formazione delle giovani generazioni essenziali per lo sviluppo del Paese».

Fonte: Avvenire.it