I miracoli, fra teologia e scienza - FAQ

A cura di Francesco D’Alpa

Cos’è il miracolo?

Una breve e classica definizione teologica del miracolo lo descrive come «fatto sensibile, straordinario, divino».

Il termine deriva dal latino mirari; dunque sarebbe miracoloso innanzitutto ciò che desta straordinaria meraviglia in chi crede di assistervi e in chi lo sente raccontato. Quando la causa di ciò che accade in modo così straordinario non può essere conosciuta da tutti indistintamente, e sorpassa l’ordine della natura, si parla di miracolo in senso stretto.

Teologicamente, il miracolo (a) deve poter essere percepito direttamente (ad es. una guarigione) o indirettamente (ad esempio una conversione o la “scienza infusa”) dai sensi; (b) deve trascendere l’ordine (ritenuto assolutamente costante) della natura (ad esempio: ridare la vita a un morto), e ciò indipendentemente dalla sua rarità; (c) non può essere operato da alcun uomo, e perfino neanche dai cosiddetti angeli.

Gli angeli e gli uomini, tuttavia, possono essere, secondo la Chiesa, «mediatori» del miracolo.

Gli articoli 547-550 del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), pubblicato nel 1997, sebbene parlino di “miracoli”, tuttavia non spiegano in alcun modo questo termine. Per averne una precisa definizione dobbiamo ricorrere ai trattati di teologia, in particolare quelli meno recenti, che invece hanno dato sempre ampio spazio ai miracoli, ritenuti il vero suggello (assieme alle profezie) della “rivelazione”, tramite Gesù. Il criterio stesso di riconoscimento della “rivelazione” sarebbe il suo carattere miracoloso.

In quali testi ufficiali la chiesa parla di “miracoli”?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1997, accenna ai soli miracoli di Gesù, negli articoli 547-550.

[547] «Gesù accompagna le sue parole con numerosi “miracoli, prodigi e segni”, i quali manifestano che in lui il Regno è presente. Attestano che Gesù è il Messia annunziato»
[548] «I segni compiuti da Gesù testimoniano che il Padre lo ha mandato. Essi sollecitano a credere in lui. A coloro che gli si rivolgono con fede, egli concede ciò che domandano. Allora i miracoli rendono più salda la fede in colui che compie le opere del Padre suo: testimoniano che egli è il Figlio di Dio. Ma possono anche essere motivo di scandalo. Non mirano a soddisfare la curiosità e i desideri di qualcosa di magico. Nonostante i suoi miracoli tanto evidenti, Gesù è rifiutato da alcuni; lo si accusa perfino di agire per mezzo dei demoni».
[549] «Liberando alcuni uomini dai mali terreni della fame, dell’ingiustizia, della malattia e della morte, Gesù ha posto dei segni messianici; egli non è venuto tuttavia per eliminare tutti i mali di quaggiù, ma per liberare gli uomini dalla più grave delle schiavitù: quella del peccato, che li ostacola nella loro vocazione di figli di Dio e causa tutti i loro asservimenti umani».
[550] «La venuta del Regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana: “Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio”. Gli esorcismi di Gesù liberano alcuni uomini dal tormento dei demoni. Anticipano la grande vittoria di Gesù sul “principe di questo mondo”. Il Regno di Dio sarà definitiva mente stabilito per mezzo della croce di Cristo: “Regnavit a ligno Deus - Dio regnò dalla croce”».

Cosa dice sui miracoli il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 2005?

In questo testo il termine miracolo/i compare solo due volte:

[89]: «nell’umanità di Gesù, tutto - miracoli, sofferenza, morte - dev’essere attribuito alla sua Persona divina che agisce attraverso la natura umana assunta»;
[108] «Gesù accompagna la sua parola con segni e miracoli per attestare che il Regno è presente in lui, il Messia».

Dunque il miracolo servirebbe essenzialmente ad attestare la potenza divina; solo Dio (o chi per lui) può compiere miracoli.

Qual è il significato dei miracoli secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica?

Il miracolo servirebbe innanzitutto a testimoniare, con un intervento assolutamente straordinario, la presenza attiva di Dio nel mondo.

Il CCC ribadisce un concetto tradizionale: il miracolo ha soprattutto valore attestatario, in quanto rivela la natura, l’autorità e la potenza di chi lo compie.

Ma il CCC non discute i miracoli raccontati nei testi di altre religioni e analoghi prodigi occorsi a non credenti. Se solo il “vero” Dio cristiano fosse capace di autentici miracoli, questi dovrebbero essere assolutamente peculiari. In realtà il concetto stesso di miracolo è quanto mai impreciso, e non è possibile individuare alcun fenomeno reale che sfugga totalmente alle regole del mondo in cui viviamo.

La definizione tradizionale di miracolo sottolinea anche il fatto che l’uomo non deve attendersi miracoli a carattere “retributivo”; Dio infatti non elargirebbe i miracoli secondo i meriti individuali, ma quasi a proprio capriccio.

Chi è che può compiere miracoli?

Possono compiere miracoli Cristo e i Santi (CCC, n. 156), i discepoli di Gesù (CCC, n. 434).

La profezia è un fatto di natura miracolosa che può appartenere a chiunque a misura della grazia ricevuta (CCC, n. 2004).

Quali furono i miracoli di Gesù?

Il CCC (n. 1335) ricorda semplicemente la moltiplicazione dei pani e la trasformazione dell’acqua in vino a Cana, come segnali di “annuncio”. Ma nei Vangeli ne sono raccontati molti.

Perché Gesù avrebbe prodotto dei miracoli?

Secondo l’interpretazione teologica tradizionale, Gesù doveva accreditarsi presso gli uomini come figlio di Dio. Così, per dimostrare la sua natura, oltre a proporre la sua dottrina, dovette esibire pubblicamente alcuni di quei poteri che si ritenevano peculiari della divinità.

Producendo “miracoli, prodigi e segni”, Gesù avrebbe dimostrato la sua potenza, e dunque la sua natura divina, confermando inoltre certe visioni profetiche, che avrebbero preannunciato la sua venuta.

Quale sarebbe stato il frutto dei miracoli di Gesù?

Per coloro che avevano fede, i miracoli servivano a rafforzarla. Gran parte di quelli che non avevano fede, non arrivavano comunque a convertirsi. Tale atteggiamento si può facilmente spiegare, se si crede alla testimonianza dei Vangeli, tenendo presente che a molti altri predicatori e profeti venivano attribuiti prodigi del tutto simili, comprese alcune resurrezioni.

Che relazione esisterebbe fra il miracolo e la “natura”?

Secondo i teologi, il miracolo avviene in tre modi: (a) sopra-natura, quando sorpassa in modo assoluto le forze della natura (es., la “glorificazione” di un corpo); (b) contro-natura, quando l’effetto prodotto è contrario a quello che si osserva ordinariamente (es., il refrigerarsi fra le fiamme); (c) oltre-natura, quando non sorpassa le forze della natura se non in maniera relativa o per il modo in cui si verifica (es., la formazione istantanea di una cicatrice).

Quali sono le obiezioni “teoriche” al miracolo?

Secondo la scienza determinista, il mondo fisico è governato da leggi inderogabili, per cui il miracolo, per come abitualmente definito, è semplicemente impossibile. Ciò che non capiamo è semplicemente ciò che ancora non conosciamo, e che probabilmente sapremo spiegarci in futuro.

Secondo gli indeterministi (o contigentisti) l’impressione che sia accaduto un miracolo dipende solo dall’avere impropriamente collegato fra di loro due fenomeni indipendenti.

Si verificano davvero dei miracoli?

Per quanto riguarda quelli attribuiti a Gesù, si possono avanzare parecchie congetture. Preso atto che i racconti dei Vangeli non sono testimonianze storiche attendibili pressoché in alcun elemento chiave, è lecito pensare che alla figura (di dubbia storicità) del Gesù dei Vangeli siano stati attribuiti dei miracoli immaginari, oltretutto abbastanza simili a quelli rivendicati da altri predicatori della sua epoca.

Sono stati realmente dimostrati dei miracoli?

Per dimostrare (teologicamente) il miracolo occorre: (a) che il presunto fatto miracoloso sia realmente accaduto; (b) che abbia natura “miracolosa”. Secondo i teologi, la constatazione del miracolo non necessita del “laboratorio”, e la semplice testimonianza di persone intellettualmente sane, sincere e attendibili può attestarlo.

Secondo la scienza, è esperienza quotidiana il constatare come nessuna testimonianza sia per principio attendibile. Altrettanto illusorio è il basarsi sull’apparenza “miracolosa” dell’evento, visto che (soprattutto all’interno dell’organismo vivente) agiscono forze che non conosciamo a sufficienza e di cui ancor meno possiamo prevedere gli effetti (ad esempio nel caso delle guarigioni impreviste da un tumore).

I miracoli testimoniano forse l’azione di forze “spirituali”?

Se si crede all’esistenza di sostanze (ad es. l’anima) e di forze (ad es. il pensiero e la volontà) immateriali, è logico credere all’esistenza di eventi immateriali che sfuggono alle leggi fisiche. Ma nessuno ha mai dimostrato l’esistenza dell’anima, né l’immaterialità del pensiero, né si sono potute dimostrare interazioni fra questi presunti elementi immateriali e i corpi materiali; dunque non è possibile postulare la realtà di qualunque genere di intervento immateriale.

Esiste un rapporto fra miracolo e suggestione?

Questa relazione è stata sempre sostenuta per i miracoli di tipo “medico”, che peraltro sono la stragrande maggioranza. Soprattutto a partire dalla metà dell’Ottocento, si sono potuti spiegare con la suggestione molti fenomeni fino ad allora ritenuti per lo meno sconcertanti: guarigioni impreviste, paralisi, la stessa ipnosi. La medicina del Novecento ha poi sottolineato ampiamente i rapporti fra il piano mentale e quello dei processi biologici, giungendo infine a ridurre quasi del tutto il primo ai secondi. Ma in molti casi tale spiegazione appare semplicistica, e occorre risalire a ragioni biologiche più complesse.

Perché i presunti miracoli vengono attribuiti a Dio?

Secondo i teologi, esistono fatti che eccedono in modo assoluto il potere di tutti gli esseri creati, inclusi quelli invisibili, dunque anche degli spiriti e dei demoni. Così, ad esempio, la resurrezione di un uomo sarebbe certamente un miracolo attribuibile a Dio. Alcuni eventi prodigiosi, tuttavia, sarebbero opera del demonio. In questo caso, non si parla di miracoli.

Dunque, in questi casi, non si giudicano i fatti in sé, ma si guarda all’intenzione che si crede di scorgere dietro ai fatti. Si tratta chiaramente di un criterio di comodo, di un artificio teologico volto a sgombrare il campo da tutto ciò che non si può fare rientrare nella dottrina.

Tutti i teologi sono d’accordo sui miracoli?

La teologia dei miracoli è contestata da molti gruppi cristiani. In ambito cattolico si sono pronunciati contro i miracoli soprattutto i modernisti, che non li consideravano fatti realmente accaduti, ma semplici simboli, creati dalla coscienza religiosa, come sublimazione degli oggetti di culto. Per quanto riguarda in particolare i miracoli attribuiti a Gesù, per costoro si tratterebbe di semplici narrazioni allegoriche, tese a dimostrare verità spirituali più complesse.

I miracoli sono una caratteristica del cattolicesimo?

Ogni tradizione religiosa racconta propri fatti miracolosi. La stessa Bibbia attesta che, così come Aronne sarebbe riuscito a trasformare il proprio bastone in serpente, l’acqua in sangue e a procurare un’invasione di rane, lo stesso avrebbero fatto i sacerdoti egizi (Genesi 7, 10-12; 7, 20-22; 8, 1-3).

Prima, durante e dopo il tempo di Gesù, in una società in cui le scienze erano rudimentali e le masse facilmente abbindolabili, i miracoli erano cosa comune. Esistono decine e decine di personaggi a cui sono stati attribuiti miracoli, guarigioni incredibili e resurrezioni (compresa la propria): per citare solo i più noti, Apollonio di Tiana, Osiride, Dioniso, Adone.

La cosa era talmente normale che gli stessi evangelisti attribuiscono la capacità di compiere miracoli anche ai rivali di Gesù (Matteo 12, 27; Marco 9, 38; Atti 8, 9ss).

Al giorno d’oggi il fenomeno è ovviamente in declino: ma a Dharamsala, dove si è rifugiato il Dalai Lama, centinaia di turisti affermano di essere guariti da malattie incurabili grazie agli oroscopi dei monaci buddhisti. E non più di qualche anno fa le statue del dio-elefante induista Ganesh bevevano latte. L’indiano Sai Baba ha acquisito larga fama per le sue presunte capacità miracolistiche (chiaroveggenza, telepatia, materializzazione di oggetti, bilocazioni…), ovviamente mai sottoposte ad alcuna indagine scientifica.

I miracoli sarebbero eventi frequenti?

Quelli rivendicati dai supposti beneficiari sono un numero incalcolabile. La Chiesa ne ha riconosciuti ufficialmente almeno duemila durante il solo pontificato di Giovanni Paolo II: due per ognuna delle oltre mille santificazioni e beatificazioni.

I miracoli odierni sarebbero meno numerosi che in passato?

Un tempo i miracoli erano considerati eventi abbastanza usuali. Da quando si è affermata una cultura scettica nei confronti di questi presunti fenomeni il loro numero si è ridotto drasticamente.

Solo i credenti divengono testimoni di miracoli?

Chiunque può essere testimone di eventi apparentemente (solo per lui o più in generale) inspiegabili o comunque difficilmente spiegabili, e certamente la scienza non è ancora oggi in grado di spiegare tutto (come un tempo non spiegava il magnetismo, l’elettricità o la gravità). Ma il fatto che ad esempio la Madonna non appaia a chi non crede in lei è un dato di per sé altamente significativo, che rivela l’importanza del fattore soggettivo, ovvero delle precognizioni e delle aspettative personali.

I miracoli prediligono certe comunità?

La Madonna, che si ritiene apparsa migliaia e migliaia di volte, sembra disdegnare alcuni Paesi luterano-razionalisti (Scandinavia) nonché quelli islamico-integralisti (Arabia Saudita), e prediligere invece nettamente Paesi a tradizionale influenza cattolica (Italia, Francia, Spagna).

I miracoli reggono alle prove sperimentali?

Ai miracoli si può estendere l’assunto valido per i supposti fenomeni paranormali: il loro numero si riduce e, anzi, tende a zero quanto più crescono i controlli.

A chi sostiene la realtà di miracoli e fatti paranormali conviene comunque sottrarsi ai controlli. Per questo motivo le commissioni incaricate ufficialmente di studiare i supposti miracoli medici non comprendono mai esperti scettici e non credenti, o comunque il loro parere non è vincolante.

Che conseguenze pratiche hanno i miracoli?

Sui luoghi miracolosi si avvia in genere una redditizia industria legata all’evento, la cui commercializzazione ne precede quasi sempre il riconoscimento; il ritorno economico “spinge” poi a perorare la causa del “miracolo”, e ciò indubbiamente non può favorire un giudizio obiettivo.

TESTI DI APPROFONDIMENTO

Testi critici

  • Alete Dal Canto. Le imposture del prete. Ragusa, La Fiaccola 1988 (ristampa 1998).
    Un vecchio classico dell’anticlericalismo, zeppo di notizie e arguzie su miracoli e reliquie.
  • Francesco D’Alpa. Miracoli sotto inchiesta. Catania, Laiko.it, 2008.
    Minuziosa confutazione scientifica di alcuni presunti miracoli, due dei quali ufficialmente approvati dalla chiesa.
  • Armando De Vincentiis. Estasi. Stimmate e altri fenomeni mistici. Roma, Avverbi 1999. ISBN 8887328129.
    Uno psicologo documenta e spiega scientificamente i fenomeni mistici descritti da padre Pio, santa Teresa d’Avila, santa Caterina da Siena e altri celebri personaggi del cattolicesimo.
  • Luigi Garlaschelli (a cura di). Lourdes. I dossier sconosciuti, Italian University Press, 2011. ISBN 9788882581350
  • Walter Houston Clark. The Psychology of Religion: An Introduction to Religious Experience and Behaviour. New York, The Macmillian Company 1958.
    Un testo scientifico di ampio respiro sulla fenomenologia religiosa.
  • Hans Küng. Cristianesimo. Essenza e storia (tit. or. Das Christentum, 1994), Milano, Rizzoli 1999.
    Oramai un classico, dello scomodo teologo svizzero, in prima linea nella contestazione della linea ufficiale della teologia vaticana.
  • Maurizio Magnani. Spiegare i miracoli. Interpretazione critica di prodigi e guarigioni miracolose. Bari, Dedalo 2005. ISBN 8822062795.
    Una brillante rassegna di presunti prodigi e miracoli, soprattutto di natura medica, spiegabili con le leggi delle biologia e le regole della statistica.
  • Joe Nickell. Looking for a Miracle: Weeping Icons, Relics, Stigmata, Visions & Healing Cures. Buffalo  Prometheus Book 1973 (ristampa 1993). ISBN 0879758406
    Erudita analisi e confutazione di alcuni fra i più celebri miracoli (fra cui quelli ricollegati a Lourdes e Fatima).
  • Robert J. Stewart. Le profezie (tit. or. The elements of prophecy. London  Element Books Limited, 1990). Milano, Mondadori 2000. ISBN  8804481390
  • Renzo Vianello. Ricerche psicologiche sulla religiosità infantile. Firenze, Giunti Barbera 1976 (ristampa 1991). ISBN 8809603958
    Un’eplorazione della mente infantile, fra fantasie, suggestionabilità ed atteggiamento magico.
  • Voltaire. Voce «Miracoli» nel Dizionario filosofico. 1764.
    Un classico del razionalismo; una serie di considerazioni tuttora valide.

Testi favorevoli

  • Brunilde e Piero Cassoli. La parapsicologia. Milano, Xenia 2000. ISBN 8872734150
    Un improponibile ponte fra il paranormale e la fenomenologia religiosa.
  • Umberto Cordier. Guida ai luoghi miracolosi d’Italia. Milano, Piemme 1999. ISBN 8838444854
    Un incredibile tour tra cadaveri incorrotti, statue che si muovono, madonne che piangono, fioriture premature, pesci mummificati, chiese volanti. Scritto da un credente; didascalico; privo di qualunque atteggiamento critico.

Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2008